Pal.Morando: I Promessi Sposi 2.0

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Una sfilata di costumi di epoca seicenteca, di origine brianzola, diventano l’occasione per entrare nel grande romanzo, quasi come se ne facessimo parte. “I Promessi Sposi”di A.Manzoni, rimangono sempre attuali peri i sentimenti che ripropongono, unici, grazie anche alla meravigliosa scrittura del loro autore. Alla vista di quegli abiti, (la moda delle giovani contadine da festa e da lavoro-Lucia– , dei contadini-Renzo-, degli arroganti signorotti spagnoli dal lusso sfrenato,-don Rodrigo-, di una giovane fanciulla di nobile famiglia destinata a diventare suora e badessa,-la monaca di Monza-, sono solo alcuni esempi dei personaggi principali…), si uniscono voci e descrizioni presentate, lette e recitate per oltre un secolo in teatro e televisione, ma anche sulle strade e nelle piazze, specialmente nella zona dove ebbe origine il romanzo, i dintorni di Lecco.

“Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno,…”Così comincia, una delle più famose descrizioni della nostra letteratura…A renderlo grande è stato anche il riuscire a rappresentare, con una capacità espressiva unica, i sentimenti della gente comune, semplice, la storia vera tragicamente avvenuta in cui si innesta il destino, il cosiddetto “file rouge” dei personaggi inventati eppure tanto veri, reali, così simili a quelli esistiti. I loro profili appaiono secondo le parole stesse dell’autore uno dietro l’altro evocandone la storia: Lucia, contadina semplice seppur bella, a cui viene impedito di sposarsi col suo Renzo dal prepotente signorotto spagnolo, don Rodrigo, che se n’è incapricciato,…: “I neri giovanili capelli, spartiti sopra la fronte con una bianca e sottile drizzatura , si ravvolgevano dietro il capo in cerchi molteplici di trecce, trapassate da lunghi spilli d’argento…Oltre a questo, che era l’ornamento particolare del giorno delle nozze, Lucia aveva quello quotidiano di una modesta bellezza….rivelata dalle varie affezioni che le si dipingevano sul viso…” Renzo, baldo e giovane innamorato dal sangue caldo, ma dal temperamento buono e ingenuo, seppur intelligente e astuto :”Lorenzo, o come dicon tutti Renzo,…esercitava la professione del filatore di seta…da quando aveva messo gli occhi addosso a Lucia… si trovava provvisto bastantemente.” Fra’ Cristoforo, frate del convento dei Cappuccini, che aveva fatto i voti per riscattarsi dall’aver ucciso un signore suo pari in duello, uomo retto che aiutò i ragazzi a scappare e a mettersi in salvo, ” era più vicino ai sessanta che ai cinquanta….I l suo capo … si alzava di tempo in tempo…e subito si abbassava per riflessione d’umiltà.Due occhi incavati erano per lo più chinati a terra, ma talvolta sfolgoravano….”

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Don Rodrigo; il signorotto spagnolo circondato da gente della stessa specie, che dominava sulla zona, secondo l’uso del tempo, grazie alla prepotenza dei suoi “bravi”, malandrini che servivano ben pagati…”Il palazzotto di don Rodrigo sorgeva isolato a somiglianza d’una bicocca sulla cima d’uno dei poggi…Appiè del poggio…giaceva un mucchietto di casupole…ed era la capitale del suo piccolo regno…La gente che vi si incontrava erano omacci tarchiati e arcigni…” L’Innominato, così veniva chiamato, perchè tante ne aveva fatte che non si poteva neppure nominarlo…, proprio lui, dopo aver combattuto con se stesso in una terribile notte, complice di aver fatto rapire Lucia per conto di don Rodrigo, riusci a fare il grande passo: la conversione,(rappresentata dall’abbraccio col cardinal Federigo Borromeo), a dimostrazione che nulla è impossibile: “Di costui- scriveva inizialmente il Manzoni- non possiamo dire nè il nome, nè il cognome, nè un titolo. E ogni volta che si vedessero comparire figure di bravi e sconosciuti più brutti dell’ordinario o ogni fallo di cui non si sapesse alla prima indicare e nominare l’autore…si nominava il nome di colui…” Eppure grazie a lui, dopo tante disavventure , Lucia potè dirsi salva, e pian piano la storia cominciò così a sciogliere i suoi nodi, persino i terribili fatti storici, l’invasione dei Lanzichenecchi e la peste o la carestia, lasciarono pian piano il posto alla salvezza (di Renzo,scampato ai tumulti di Milano fuggendo nella terra di Bergamo,oltre l’Adda), alla guarigione, al perdono ( di Renzo a don Rodrigo malato di peste e moribondo), alla riunione dei due fili della vita che erano stati divisi, i due futuri sposi, davanti alla benedizione di Fra’Cristoforo.

Il più grande romanzo della nostra letteratura, rivela inoltre l’anima, lo spirito profondamente religioso e tormentato del suo autore, in particolare la sua grande fede, secondo cui Dio non abbandona mai l’uomo.
E’ quasi incredibile pensare a quanto sia attuale il suo pensiero: mai come nel’900 e nei tempi attuali si è rivelato così profondo e disperato il bisogno di questo “credo”.
La mostra presso Pal.Morando, è aperta fino al 7 dicembre 2014.
Grazia Paganuzzi