Palazzo Marchesi, il Mikveh di Palermo

una delle residenze storiche più nascoste della Sicilia

una delle residenze storiche più nascoste della Sicilia custodisce una memoria ebraica ancora viva

In pieno centro storico di Palermo si trovano gioielli artistici e storici di unica bellezza. In ogni angolo della città è facile ammirare strutture civili e religiose tempio di una memoria storica ancora viva e vibrante.

Grazie a questo patrimonio culturale il capoluogo siciliano è riuscito a conquistare 3 stelle Michelin, ricevendo così il massimo riconoscimento dalla collana di Guide Verdi Michelin, che a essa dedica una brochure in francese, che sarà tradotta in italiano presumibilmente entro il mese di aprile.

Non sarà rimasto inosservato Palazzo Marchesi dalla commissione che ha valutato i monumenti di Palermo. Facilmente raggiungibile da Via Maqueda, salendo per via dei SS. Quaranta Martiri, si giunge all’omonima piazza dov’è situato il tardo quattrocentesco edificio. Della costruzione originale rimane soltanto il patio e la torre che nel 1731 si è trasformato in campanile della Chiesa del Gesù (meglio conosciuta come Casa Professa).

Oggigiorno è possibile ammirare sullo spigolo della torre, sulla destra della costruzione, lo stemma della Famiglia Marchesi che è sorretto da un angelo. All’interno del patio catalano sono presenti molteplici parti dell’edificio tardo quattrocentesco: una scala esterna ad arco rampante tipica dei palazzi spagnoli, una parte del porticato ad archi acuti su pilastri ottagonali.

Palazzo Marchesi, intorno al XVI secolo, fu acquistato da Carlo V ed ebbe la funzione di ospitare il Tribunale dell’Inquisizione. Per diciotto anni, dal 1550 al 1568, le famigerate prigioni ubicate nelle grandi caverne sottostanti la torre sono state alloggio per diversi malavitosi.

Nel 1568 Palazzo Marchesi divenne proprietà dei Gesuiti di Casa Professa.

Una delle attrazioni più interessanti è sicuramente la camera dello scirocco, scoperta da non molto tempo, all’interno del cortile interno del Palazzo a 8 metri di profondità. In questa pianta quadrata i nobili si rifugiavano per cercare refrigerio nelle torride e afose giornate estive palermitane.

L’antico Mikveh ebraico

Grazie ad alcune associazioni culturali del territorio, è possibile visitare e ammirare i luoghi più nascosti tra cui il Mikveh. Quest’ultimo è un antichissimo bagno rituale situato ove un tempo ricadeva l’antico quartiere ebraico di Palermo fino al 1492, anno dell’espulsione degli ebrei delle terre di Spagna.

Il bagno di rito era praticato sia dagli uomini che dalle donne ma per quest’ultime era obbligatorio dopo il ciclo mestruale, o dopo il parto prima di riavere i rapporti coniugali. L’acqua presente nel Mikveh proviene, come prescritto dall’ebraismo, da fonte acquifera naturale.

Maria Carola Leone
Maria Carola Leone, classe 1990. Laureata in Lingue e Letterature Moderne dell'Occidente e dell'Oriente - Curriculum orientale (Arabo, Ebraico e Francese) con votazione 110/110 e lode. Parlo correttamente 5 lingue: inglese, francese, spagnolo, arabo ed ebraico. Da sempre sostenitrice dell'arte e della cultura intraprende il suo percorso da culture-teller a 11 anni quando pubblica il suo primo articolo giornalistico sul quotidiano 'La Sicilia'. Continua a scrivere fino a quando nel 2012 entra a far parte della condotta Slow Food 570 diventando Responsabile dei Progetti educativi, editoriali e culturali collaborando attivamente e con serietà al progetto. Attualmente è Docente di Lingue Straniere presso una scuola superiore di Palermo e si occupa di Digital Marketing e Traduzioni.