Cronaca
Polonia, nuova legge sull’aborto: dilagano le proteste

Secondo le ultime decisioni governative nel territorio polacco l’interruzione di gravidanza non sarà più consentita sotto nessuna condizione. Com’era prevedibile sono in centinaia i manifestanti che negli scorsi anni, e oggi come non mai, lottano per la libertà in tale ambito.
La nuova legge
È stata la Corte Costituzionale a prendere la decisione nella giornata di ieri e a dichiarare anti-costituzionale la legge finora vigente in materia aborto.
Quest’ultima, approvata nel 1933, consentiva l’interruzione di gravidanza nel caso di malformazioni del feto, se fossero incorsi problemi di salute per la donna o se la gravidanza fosse frutto di atti di violenza.
La Polonia dunque, già uno dei Paesi europei con le misure più restrittive a riguardo, diventa ora ancora più conservatrice.
La Presidente della Corte, Julia Przylebska, si è espressa a riguardo dichiarando che la scelta venga da motivazioni eugenetiche.
A sostenere la nuova legge vi sono i conservatori dell’ala destra della politica polacca, i quali sostengono l’incostituzionalità della legge pro-aborto. Disposizioni pro-vita interne alla costituzione del Paese impedirebbero infatti l’interruzione di gravidanza.
La nuova legge dunque vieterà l’aborto nel caso di malformazioni fetali, mentre rimarrà possibile nel caso di gravidanze causate da stupri o violenze.
Poca cosa se si guarda ai dati riguardanti gli aborti effettuati negli scorsi anni in Polonia, il 98% dei quali era stato approvato per problemi legati al feto.
Le proteste
La decisione è frutto della riforma messa in piedi da Jarosław Kaczynski, vice premier, il quale sta ora ricevendo pressioni per ritornare sui suoi passi.
I primi ad opporsi sono state le organizzazioni internazionali per i diritti umani tra cui Amnesty e Human Rights Watch, che denunciano una politica da parte del governo polacco che sembra essere sempre più indirizzata a ridurre i diritti delle donne.
La nuova legge è stata inoltre additata come un’invito all’aborto clandestino, già infinitamente più comune rispetto a quello legale.
Le proteste non si sono però limitate alle parole e sono state organizzate manifestazioni sotto la casa di Kaczynski.
Secondo gli ultimi dati la polizia sarebbe intervenuta strappando gli striscioni dei manifestanti e disperdendo la folla con l’uso di lacrimogeni.
15 sarebbero gli arresti tra le persone in protesta e centinaia quelle denunciate per aver violato le norme di distanziamento imposte dal governo.
È prevista nelle prossime ore una nuova protesta e di certo il clima non sembra promettere tranquillità, anche vedendo le ingenti manifestazioni che nel 2016 occuparono le strade a seguito di una proposta simile a quella ora approvata.









