Proroga stato di emergenza: il Mistero del Ministero

Il report del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità al 10 luglio è che non c’è alcun allarme!

Senatore Enrico Aimi photocredit

Potrebbe essere il titolo di un romanzo poliziesco: “Mistero al Ministero”. Dopo 75 anni, pare che l’Italia si ritrovi ad affrontare un Governo affascinato dai “pieni poteri”. Questa volta, e per alcuni, la ragione non è la sperata Rivoluzione popolare, ma un virus e le scelte del Presidente del Consiglio.

In un primo momento, il Governo prospettava l’ipotesi di un prolungamento dello stato d’emergenza fino al 31 dicembre 2020, ed ora starebbe pensando di prorogarlo solo fino al 31 ottobre, «per procedere per gradi, un passo alla volta».

Conte e i mille DPCM

Forse al comune cittadino può sfuggire il motivo di tanta perplessità su questa azione ed è bene ricordare che, in seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza, il Governo può decidere degli interventi immediati scavalcando la discussione e l’approvazione del Parlamento. Senza rendercene conto fino in fondo, ci siamo trasformati in una Repubblica presidenziale “sui generis” con l’avvocato Conte che detta legge tramite i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri: i DPCM.

Se fossimo in guerra contro gli alieni o durante una peste bubbonica incurabile, la scelta sarebbe giustificata per l’esigenza di decisioni rapide; ma è questa la situazione che stiamo vivendo? Anche a sinistra ci sono non poche perplessità e Stefano Ceccanti, capogruppo PD in Commissione Affari Costituzionali, ha dichiarato: «Restano comunque da spiegare, anche preventivamente, in Parlamento le ragioni che conducono a tale scelta e le modalità rispettose del potere legislativo con cui si pensi di gestirla durante tale periodo, con la disponibilità a tenere conto degli orientamenti del Parlamento. A partire da quelli che emergeranno domani sull’intervento del ministro Speranza, in attesa del Presidente Conte».

Si aggiunge il Senatore Enrico Aimi, Capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Esteri

«Per il Presidente Conte, l’emergenza potrebbe durare fino al 31 dicembre; ma il report del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità al 10 luglio è che non c’è alcun allarme! Si mettano d’accordo: questo la sintesi del rapporto: “Il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia rimane a bassa criticità; il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto; per le caratteristiche della malattia COVID-19, solo una piccola proporzione del totale delle persone che contraggono il virus SARS-CoV-2 sviluppano quadri clinici più gravi. Persiste l’assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali; questo risultato permette di gestire la presenza del virus sul territorio, in condizioni di riapertura, senza sovraccaricare i servizi assistenziali”».

La domanda doverosa, secondo il Senatore Aimi, è: «Ci sono dei segnali di una situazione emergenziale attuale e concreta che possano legittimare la decisione del Premier Conte di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2020, oppure stiamo assistendo a qualcosa di molto diverso?»

Matteo Salvini conferma: «Ci sono due terzi dell’Italia senza ricoveri e senza contagi, le terapie intensive sono sotto controllo. Quindi non ci sono ragioni sanitarie per prendere una decisione del genere. Anche i medici e i virologi dicono che sarebbe solo una scelta politica, non scientifica, contro l’Italia e i cittadini». Naturalmente, il Presidente del Consiglio replica piccato con un «Io non ho, né voglio pieni poteri. Le elezioni regionali si terranno nella data stabilita. E il Parlamento non è mai stato né sarà mai scavalcato. Ho già chiarito che, sulla proroga o meno dello stato di emergenza Covid, abbiamo tempo per decidere sino a fine luglio. Sarà una decisione collegiale del Governo, che verrà poi sottoposta al doveroso passaggio parlamentare con un’ampia discussione pubblica».
Non poteva essere detto diversamente.

Ma allora: perché si vuole mantenere questo stato d’emergenza in un Paese al collasso economicamente, che in questo momento ha numeri irrisori di contagiati e decessi?
A pensar male si fa peccato – diceva Andreotti – ma spesso non si sbaglia” e il pensar male è quello di un Governo e una maggioranza che paiono incapaci di gestire la ripresa, di sapere cosa fare per non spedire in default il Paese. Un conto è dire: “state tutti a casa che c’è il Covid” e un conto è sapere come procedere per ridare ossigeno all’economia, con lo spauracchio che dall’Europa non arriveranno i miliardi per consentire un “nuovo Rinascimento”.

Il sospetto Europa

Quindi, si prenda tempo nella speranza che venga in mente qualcosa di meglio del bonus monopattino elettrico o dell’applicazione “Immuni”, che serve a qualcosa solo se ci sono 36 milioni d’italiani con l’ultimo modello di smartphone. E peccato che non ci sono.
L’altro sospetto riguarda l’Europa. Un dato di fatto è che senza l’aiuto comunitario, con un tasso d’interesse più o meno palese, non si va da nessuna parte e i nostri partner hanno sempre dimostrato quanto ci stimino e quanto siano generosi nei nostri confronti. E allora questo sospetto è che un’Italia ancora bloccata fino al 31 dicembre, sia una carta da spendere per la conferma di soccorso europeo o che questa scelta estremamente prudenziale rappresenti la tassa/ricatto da pagare per ottenere i miliardi dei quali abbiamo bisogno, favorendo ancora per un po’ l’economia di alcuni Paesi. Non sarebbe la prima volta.
In effetti, la decisione pare incomprensibile; «Se c’è emergenza – si chiede ancora Aimi – come si fa a votare il 20 settembre? Inoltre, esiste un problema relativo al blocco dei voli, ad esempio con gli Stati Uniti, ma dalla Libia continuano gli sbarchi dei clandestini, in situazione Covid drammatica!»

Massimo Carpegna