Quando il “coccodrillo” era vegetariano

I crocodiliformi - gruppo che include i moderni coccodrilli - adottarono differenti alimentazioni durante il Mesozoico, inclusa la dieta erbivora

I coccodrilli, feroci predatori dalle fauci irte di denti aguzzi, sembrano incarnare il concetto stesso di carnivoro. Potrebbe perciò sorprendere il fatto che i crocodiliformi – gruppo cui appartengono – abbiano talvolta adottato diete anche molto diverse.

Alcuni non erano affatto temibili predatori, bensì erbivori. Inoltre, secondo un recente studio – pubblicato su Current Biology – non si sarebbe trattato di casi isolati, in quanto questo tipo di dieta sarebbe apparso più volte fra i crocodiliformi.

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La storia dei crocodiliformi ( coccodrilli)

Gli antenati dei crocodiliformi fecero la loro comparsa nel Triassico, circa 230 milioni di anni fa. Questi, erano piccoli animali terrestri che sfruttavano la propria agilità per ghermire le prede o, quando necessario, sfuggire ad altri carnivori.

Nel corso del Giurassico, i Crododyliformes si diversificarono ampiamente e colonizzarono numerosi habitat – sia acquatici che terrestri. Fra i nuovi gruppi apparsi, i notosuchi si distinsero per la varietà di strategie alimentari. Infatti, oltre ai carnivori, esistevano “coccodrilli” insettivori, onnivori e, perfino, erbivori.

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In seguito all’evento di estinzione di fine Cretaceo – avvenuto 66 milioni di anni fa – molte specie andarono perdute. Ad oggi, i crocodiliformi sono rappresentati dai soli neosuchi: coccodrilli, alligatori e gaviali. Questi predatori abitano i fiumi e le coste di tutto il mondo e alcuni, come il coccodrillo del Nilo, possono raggiungere dimensioni notevoli (anche superiori ai 6 m di lunghezza).

Denti rivelatori

La dieta di un animale può esser ipotizzata a partire dai suoi denti, i quali presenteranno una struttura adatta a processare un particolare alimento – come la carne o le piante. Tuttavia, la mancanza di analoghi moderni ha, fino ad oggi, impedito agli scienziati di definire con precisione l’alimentazione degli antichi crocodiliformi. La soluzione potrebbe esser stata finalmente trovata da due ricercatori della University of Utah.

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I paleontologi Keegan M. Melstrom e Randall B. Irmis hanno esaminato 146 denti appartenuti a 16 specie di crocodiliformi estinti – inclusi membri dei notosuchi – impiegando una particolare tecnica detta “orientation patch count rotated” (OPCR). Questa, permette di calcolare la complessità della forma di un oggetto o, come ci spiega lo stesso Melstrom: “… quante superfici distinte sono presenti su ogni dente” […] “Le consideriamo distinte se sono inclinate diversamente le une rispetto alle altre”.

Tale principio si basa sull’assunto che, generalmente, un’alimentazione onnivora/erbivora richiede denti più complessi rispetto ad una dieta carnivora. Ad esempio, i moderni coccodrilli possiedono semplici denti conici, molto simili fra loro (una condizione definita “omodonzia”). Al contrario, alcuni crocodiliformi mesozoici avevano sviluppato strutture altamente specializzate, paragonabili a quelle presenti nei mammiferi.

La fine dei “coccodrilli vegetariani”

I ricercatori sono così riusciti a identificare specie carnivore quali Notosucus terrestris – dotato di una dentizione simile a quella dei coccodrilli attuali. Altri, come Armadillosuchus arrudai, avevano sviluppato una dieta insettivora o, considerata la taglia dell’animale (lungo circa 2 m), più probabilmente onnivora.

Infine, sono state rinvenute specie erbivore, quali Simosuchus clarki e Pakasuchus kapilimai. Questi animali possedevano una dentizione eterodonte (dove la morfologia dei denti varia in base alla loro funzione) e dalla complessità pari o superiore a quella rilevabile nelle moderne iguane.

Sorprendentemente, i risultati dello studio suggeriscono che la dieta erbivora sia un elemento ricorrente nella storia evolutiva dei crocodiliformi. Infatti, secondo i ricercatori, questo tipo di alimentazione sarebbe comparso indipendentemente da 3 a 6 volte durante il Mesozoico.

Similmente a quanto osservato fra gli uccelli e i mammiferi, è possibile che alcune specie carnivore abbiano progressivamente espanso la loro alimentazione, dapprima acquisendo una dieta onnivora, per poi specializzarsi nel consumo di piante. Effettivamente, perfino forme carnivore come l’alligatore americano possono nutrirsi di materiale vegetale per diverso tempo, dimostrando una notevole elasticità alimentare.

Verso la fine del Cretaceo, i crocodiliformi erbivori si estinsero completamente, per non fare più ritorno. Secondo alcuni scienziati, è possibile che i mammiferi – ormai liberi dalla morsa dei dinosauri – avessero occupato le nicchie ecologiche un tempo appartenute a questi rettili, segnando la fine dei “coccodrilli vegetariani”.

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