“Quello che abbiamo in testa” secondo Sumaya Qader

Un romanzo che racconta l'Italia contemporanea edito da Mondadori

Sumaya Abdel Qader nasce a Perugia nel 1978 da una famiglia di immigrati giordano-palestinesi. Laureata in biologia e lingue e culture straniere, attualmente è laureanda in sociologia.

Collabora con diverse università e scuole italiane tenendo conferenze, lezioni e corsi su tematiche sensibili quali: l’Islam, il mondo arabo-islamico, l’immigrazione, l’intercultura e la presenza dei musulmani in Europa. La Qader è una delle fondatrici della GMI (Giovani Musulmani d’Italia) e ha assunto la carica di Segretario Generale e Vice-Presidente. Oggi invece scrive per vari settimanali, riviste e testate online.

Era il settembre 2008 quando pubblica per Sonzogno Editore “Porto il velo, adoro i Queen“, la sua prima fatica editoriale. Dal 2011 collabora con il Comune di Milano al Tavolo relativo alle nuove cittadinanze (Assessorato alle politiche sociali).

La storia di Horra

La protagonista scelta da Sumaya per il suo secondo libro è Horra (libera) una donna quasi quarantenne, figlia di giordani musulmani, che vive a Milano con la famiglia. Ha due figlie adolescenti di 14 e 16 anni molto diverse tra loro, anche se bellissime e molto intelligenti.

La vita di Horra non è noiosa, nonostante sia perfettamente equilibrata, e si divide tra la famiglia, un lavoro come segretaria, l’università che sta quasi per terminare, il volontariato, le preghiere e le discussioni in masjid (moschea). Spesso Horra sente un po’ di malinconia data dalla lontananza dalla famiglia, indipendentemente da ciò è felice.

All’improvviso accadde un avvenimento spiacevole che stravolge completamente quotidianità. Horra non ama ”classificarsi in un’identità” in quanto vive al confine tra due culture completamente differenti: quella occidentale e quella mediorientale. Per questo motivo riconoscersi completamente ad una o all’altra diventa un processo difficile e confuso da gestire. Da questo momento Horra non si sentirà più completamente ‘libera’, nei mesi successivi ella vivrà tra gioie e piccole sconfitte giornaliere. Spesso la protagonista sentirà il bisogno di trovare una spiegazione ai suoi mille dubbi.

Un romanzo che racconta l’Italia contemporanea

Questo romanzo esplica egregiamente uno spaccato sociale di un’Italia del nuovo millennio che è impossibile ignorare. Le donne musulmane oltre ad avere in testa l’hijab (il velo) spesso meno velate mentalmente rispetto alle ”sorelle” occidentali che quotidianamente si mortificate oppure sono vessate da uomini che le obbligano a nascondersi in alcuni paesi occidentali del mondo.

Quello che abbiamo in testaè sicuramente un titolo volutamente provocatorio che lascia intendere ad altro, una finestra che si affaccia verso una nuova Italia.

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Maria Carola Leone
Maria Carola Leone, classe 1990. Laureata in Lingue e Letterature Moderne dell’Occidente e dell’Oriente – Curriculum orientale (Arabo, Ebraico e Francese) con votazione 110/110 e lode. Parla correttamente 5 lingue: inglese, francese, spagnolo, arabo ed ebraico. Da sempre sostenitrice dell’arte e della cultura intraprende il suo percorso da culture-teller a 11 anni quando pubblica il suo primo articolo giornalistico sul quotidiano ‘La Sicilia’. Continua a scrivere fino a quando nel 2012 entra a far parte della condotta Slow Food 570 diventando Responsabile dei Progetti educativi, editoriali e culturali collaborando attivamente e con serietà al progetto. Attualmente è Docente di Lingue Straniere presso una scuola superiore di Palermo, si occupa di Digital Marketing, Traduzioni e sottotitolaggio e collabora per la Condotta Slow Food di Palermo.