Quota legittima nella successione: cosa dice la legge

La quota di legittima e gli strumenti di tutela

Nel nostro ordinamento giuridico la legge è estremamente garantista nei confronti dei congiunti più stretti del de cuius, limitando la sfera di libertà di disporre del proprio patrimonio attraverso il testamento. Il testamento è un negozio unilaterale disciplinato dal codice civile ai sensi dell’articolo 587. Più precisamente il codice lo definisce come: “un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse”.

Con il testamento è possibile anche decidere in merito alle questioni non patrimoniali intendendosi per esse a titolo di esempio quelle concernenti gli interessi di tipo familiare, la designazione di un tutore per il figlio minore piuttosto che il riconoscimento di un figlio naturale. A tal proposito il comma 2 dell’art. 587 sancisce che: “Le disposizioni di carattere non patrimoniale, che la legge consente siano contenute in un testamento, hanno efficacia, se contenute in un atto che ha la forma del testamento anche se manchino disposizioni di carattere patrimoniale“. Una volta inquadrato l’istituto da un punto di vista generale (Testamento) è fondamentale sottolineare le tutele che la legge ha previsto ne confronti dei soggetti prossimi al testatore. 

- Advertisement -

Successione testamentaria

Una volta aperta la successione testamentaria ex lege parte dell’asse patrimoniale viene riservata a specifici soggetti definiti tecnicamente come “legittimari”. L’aspetto importante è che tutto ciò avviene anche nell’ipotesi in cui il testatore non voglia che ciò avvenga. 

Quella parte dell’intero asse patrimoniale che può essere disposta dal testatore può essere definita come “quota disponibile” essa ovviamente non può incidere per nessuna ragione sulla cosiddetta “quota indisponibile” quel quantum del patrimonio destinato appunto ai legittimari. 

- Advertisement -

Il codice civile del 1942 è estremamente preciso nel disciplinare e distinguere le quote disponibili rispetto a quelle indisponibili. Quindi, per essere più chiari, di quali parti del proprio patrimonio un testatore possa liberamente disporre con il testamento ex art 587 cc e quali parti invece sono riservate ex lege ai legittimari. 

Le quote in questione variano a seconda del tipo di legittimari e del numero degli stessi presi in considerazione. Prendiamo in considerazione alcuni esempi. Se il de cuius dovesse lasciare come legittimario unicamente il figlio (o figlia) questi avrà diritto alla metà del patrimonio del genitore. 

- Advertisement -

Se invece alla morte del testatore dovessero esser presenti il coniuge e due figli, il coniuge avrà diritto ad un quarto del patrimonio del de cuius e ai figli invece spetterà un quarto ciascuno del patrimonio dello stesso. In questo caso quale sarà la quota dell’asse patrimoniale disponibile? Ovviamente il restante un quarto. 

Chi sono i soggetti a cui spetta di diritto la quota di riserva?

I soggetti a cui spetta, secondo la legge, la cosiddetta quota di riserva sono:

  • Coniuge 
  • Figli (discendenti se questi dovessero essere morti)
  • Genitori (solo in assenza di prole).

A tali soggetti spettano di diritto le quote di riserva o di legittima che dir si voglia, sulle quali non è possibile far gravare nessun peso né oneri di qualsivoglia genere o tipo, anche nell’ipotesi in cui l’eventuale termine modus o onere sia imposto dal de cuius stesso.

Le singole quote riservate per le singole categorie di legittimari

Per quanto concerne le quote che spettano ai singoli legittimari è necessario effettuare un’importante distinzione. Ai figli è riservata la metà del patrimonio del de cuius, se quindi questo dovesse lasciare al mondo un solo figlio a quest’ultimo, il cosiddetto erede, cioè colui che succede in qualsiasi rapporto giuridico patrimoniale facente capo al de cuius, riceverà la metà del patrimonio.

Se i figli dovessero essere più di uno, quindi due o più, a costoro toccheranno i due terzi del patrimonio. Per quanto concerne gli ascendenti invece, a costoro toccherà un terzo del patrimonio del de cuius così come è sancito nell’articolo 538 del codice civile. 

Per quanto riguarda il coniuge, a questi è riservata una parte cospicua del patrimonio del testatore, stiamo parlando del 50%. Inoltre a questi sono sempre riservati tutti i diritti di abitazione sulla casa familiare e di uso dei mobili presenti nell’immobile.

Quote di riserva nei casi di concorso

Se nella successione dovessero concorrere più legittimari, come ad esempio il coniuge e un figlio (legittimo o naturale) la quota di riserva per quest’ultimo è pari ad un terzo. Al coniuge invece spetterà un terzo del patrimonio oltre al diritto di abitazione. 

Se i figli in concorso con il coniuge dovessero essere più di uno, la quota complessiva di questi è di tre quarti, al coniuge invece spetterà il restante un quarto del patrimonio. Al coniuge spetterà anche in questa ipotesi il diritto di abitazione. 

Se il concorso dovesse avere come protagonisti il coniuge e gli ascendenti legittimi, a questi spetterà un quarto del patrimonio mentre al coniuge spetterà la metà del patrimonio. Se gli ascendenti dovessero essere più di uno, la quota ad essi riservata è ripartita con le stesse modalità previste per la successione legittima.

In fine, qualora le disposizioni testamentarie dovessero ledere i diritti dei legittimari, il testamento stesso produrrà effetti solo parziali ex art 554 cc. Il suddetto articolo infatti stabilisce che le disposizioni eccedenti la quota legittima sono soggette a riduzione nei limiti della quota di riserva. 

Strumenti di tutela in caso di lesione della quota legittima

Innanzitutto è necessario compiere un’azione preliminare consistente nel calcolare l’esatto ammontare del patrimonio ereditario. Ciò avviene attraverso la c.d. riunione fittizia che altro non è che il calcolo della massa ereditaria pervenuta agli eredi, sottraendo i debiti del defunto ed aggiungendo il valore delle donazioni, effettuate dal defunto quando era in vita (si ricorda a tal proposito che le donazioni non possono ledere la quota legittima)

Dall’esito del calcolo della massa ereditario è possibile determinare la quota disponibile, di cui il defunto può disporre liberamente, e le quote di legittima, riservate ai legittimari (congiunti più stretti)

L’azione di riduzione

Non di rado capita che il defunto disponga del suo patrimonio senza prendere in considerazione i limiti imposti dalla legge. Ebbene qualora il defunto viola la quota di legittima ovvero dispone del suo patrimonio oltre la quota disponibile, l’erede legittimario leso (nonché i suoi eredi o aventi causa ed infine anche il legittimario totalmente escluso dal testatore dalla successione) potrà impugnare il testamento per lesione della quota di legittima.

Lo strumento messo a disposizione dalla legge al fine di ottenere la reintegra della quota di legittima lesa, è l’azione di riduzione consistente in una domanda giudiziaria mediante la quale, previa indicazione delle disposizioni compiute dal de cuius che hanno ecceduto la quota disponibile, si chiede al Tribunale la reintegra della quota legittima lesa. L’azione deve essere esercitata entro dieci anni dall’accettazione dell’eredità, pena la prescrizione dell’azione medesima.

L’accoglimento della domanda avrà come conseguenza la dichiarazione di inefficacia degli atti compiuti dal defunto e quindi la reintegra nella massa ereditaria della quota di riserva su cui il testatore non poteva disporre.

1) Il testamento è un negozio giuridico:

  • tipico, in quanto espressamente previsto dall’ordinamento;
  • unilaterale e non recettizio: si accetta l’eredità e non il testamento;
  • formale: va stipulato nelle forme previste dalla legge, a pena di nullità (v. art. 601 ss. del c.c.);
  • unipersonale, cioè deve essere posto in essere da un’unica persona;
  • personalissimo: non è ammessa nè la rappresentanza nè la determinazione per opera di un terzo;
  • revocabile, con le forme previste dalla legge (v. art. 679 ss. del c.c.).