I ladri non sono tutti uguali, se siete abituati alla figura di spietati criminali intenti a sottrarre favolosi bottini sappiate che esiste chi è capace di pentirsi e restituire il bene rubato. Purtroppo le cronache raccontano soprattutto di persone normali che per motivi di difficoltà economica cadono nella tentazione di commettere il reato. Chi non ha l’animo cattivo, anche se costretto dalla povertà, alla fine cede e si consegna alla giustizia.
Bene rubato: dal furto alla restituzione
Il furto nel nostro codice penale è punito con una pena da sei mesi a tre anni e una multa fino a 516 euro. Le aggravanti come violenza, uccisione, danneggiamento grave e minaccia, aumentano la pena.
In caso di restituzione del bene rubato, il proprietario può comunque sporgere denuncia/querela. Il furto infatti si è perfezionato con l’appropriazione di cosa altrui senza consenso. Se la restituzione avviene dopo la denuncia, il procedimento penale continua con le indagini preliminari e il processo.
Il magistrato del pubblico ministero potrebbe però decidere, considerando il caso e anche sentendo i carabinieri o la polizia coinvolta, di archiviare la denuncia per particolare tenuità del fatto. È la constatazione di un comportamento che non risulta abituale.
Sul furto aggravato, invece, non è possibile concedete lo stesso tipo di archiviazione. Nel procedimento si potrebbe riconoscere la restituzione prima del processo di primo grado come riparazione intera del danno. In caso di condanna grazie alle attenuanti si potrebbe avere una diminuzione della pena pari ad un terzo.
Furti archeologici, quando il malloppo porta jella

Storie particolari sul bene rubato riportiamo quanto avvenuto di recente. Turisti furbetti e ladri professionisti hanno preso spesso di mira i beni archeologici di Pompei e altri scavi antichi. In questi giorni sono stati restituiti dei frammenti con un’insolita motivazione non molto rara, non era la prima volta. I carabinieri hanno ricevuto una lettera in inglese con francobollo canadese. All’interno della busta c’erano cinque piccoli reperti storici, erano stati portati via durante una visita ai resti della città.
Capita spesso che anche il turista possa trasformarsi in un ladro e decidere di raccogliere frammenti o pezzi di mosaico da conservare come souvenir, purtroppo illegale. Il motivo della restituzione è la sfortuna, il furto ha scatenato la malasorte che ha portato malattie, disgrazia e povertà all’autore del furto.
Puoi fregare il guardiano ma non la sfortuna…
Gli autori del furto e delle lettere arrivate prima ad un’agenzia di viaggi e poi ai carabinieri sono: Nicole una donna canadese che ora ha 36 anni, due figli e una malattia grave. Una coppia sempre canadese, Alastair e Kimberly.
Nicole ha ammesso la colpa e ha dichiarato di essere pentita e di aver chiesto perdono agli Dei. Ha promesso di ritornare in Italia per chiedere scusa del furto e del male causato. La coppia invece ha dichiarato di aver preso le pietre nel 2005 quando visitarono prima Pompei e poi il monte Vesuvio. Arrivano le scuse, più spirituali che agli organi di sicurezza e tutela del patrimonio artistico. “Siamo dispiaciuti e per piacere perdonateci per aver fatto questa terribile scelta! Possano le loro anime riposare in pace“.
Anche nel parco archeologico di Paestum sono avvenuti furti e riconsegne particolari, sempre giustificate dalla sfortuna. Su dei reperti sottratti nel 1958 da un visitatore americano è stato scritta questa frase:
“Puoi far fessi i custodi, ma non la sfortuna. Lei ti raggiungerà ovunque”.
Intanto, per i ricercatori e gli archeologi delle aree di conservazione si aggiunge un lavoro di archiviazione e catalogazione specifica. Addirittura esiste un archivio dedicato alla restituzione di frammenti e beni da scavi antichi.










