La Rocca di Bergamo Alta: il museo storico e l’epoca Risorgimentale

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Dal parco che la circonda si abbraccia un panorama sconfinato sui tetti della città bassa, il verde e le prealpi. La Rocca fu edificata nel 1331 in occasione della venuta a Bergamo del re Giovanni di Boemia, con cui purtroppo si decise la fine delle liberà comunali e l’inizio della signoria.
Solo a metà del XV° sec. fu costruito il torrione circolare. Oggi vi ospita il museo Storico che narra la storia di Bergamo dal 1791 e di tutta l’epoca risorgimentale.

In occasione dell’istituzione della repubblica Cisalpina fu scritto: ” I cittadini hanno piantato l’albero della Libertà nella Piazza Vecia: …Questo albero fu issato con grande solennità ed esecuzione di sinfonie e cinto di nastri di seta bianchi, verdi e rossi….Durante le giornate verso sera tutti i cittadini patrioti si trovarono a ballare festosamente intorno all’albero...mostrando la coccarda tricolore...(1797…)E ancora: “Albero rigeneratore, speranza e appoggio di tutti i cuori amici dell’Umanità…””Il popolo bergamasco ha spezzato una volta per sempre le sue catene.”(Ottavio Morali) .Uno scherzetto allusivo alla Prima Rivoluzione ,stampato sotto un’ acquaforte che rappresenta piazza Vecchia: “L’onorato Arlecchino per molti aggravi stanco, e da tante ingiustizie oppresso e maltrattato, col valor suo nativo alfin, e da uom franco, libero cittadino s’ è fatto e soldato.”

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Tra i diversi sostenitori di Napoleone si trovano i ritratti di Paolo Dolfin e Lorenzo Mascheroni. Altissimo era allora il livello di povertà  sia in pianura che in montagna, come la mortalità infantile, ma pian piano si faceva avanti lo sviluppo economico, soprattutto grazie alla diffusione dei setifici, dei lanifici e della lavorazione del ferro. Un esempio fu Giuseppe Merien, ingegnere e brillante ufficiale napoleonico, che costruì il ponte della Beresina durante la Campagna di Russia, permettendo a molti la Ritirata.Il Veneto fu ceduto da Napoleone all’Austria con grande delusione di un’intera generazione di giovani idealisti che avevano visto erroneamente in lui il rappresentante delle loro idee di giustizia e libertà. L a stessa sorte seguì la Lombardia che nel 1814 fu annessa all’Impero Asburgico, una miscela di popolazioni ed etnie completamente diverse, grave elemento di instabilità politica, come si rivelò negli anni seguenti.

Magnifici sono i quadri che rivelano, uno, la veduta dallo spalto di S.Agostino , con il profilo delle antiche mura, case e chiese, mentre la piazzuola antistante è attraversata da una pattuglia austriaca e qualche gruppo di dame e signori, l’altro,a fianco,  piazza Vecchia, allora detta piazza Fontana. In questo periodo (1784-1853) pittori e musicisti come Simone Mayr e Pietro Ronzoni insieme a Gaetano Donizetti frequentavano il salotto di Andrea Vestova, un liberale iscritto alla Loggia della Massoneria , di cui divenne il committente.  Il Dipinto di piazza Vecchia da lui realizzato era esposto in piazza Pontida nel Caffè degli amici e letterati, nel cuore di Bergamo. In cima al palazzo della Ragione  trionfava lo stemma imperiale dell’Aquila Austriaca. Gli intellettuali intanto leggevano gli articoli della rivista “La Giovine Italia”, pubblicata da Giuseppe Mazzini a Marsiglia tra il 1832 e il 34: in realtà si rivolgeva agli italiani di ogni stato sociale per esporre  le sue idee di unità repubblicana in cui vedeva l’unica soluzione per la salvezza della penisola.

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Tra le botteghe e l’ospedale di S. Marco fu costruita la Fiera che opitava banchetti e spettacoli ambulanti, oltre a botteghe, mostre e bazar, cui purtroppo misero fine una pestilenza e le insurrezioni del 1848-49.
Proprio il 20 marzo di questo stesso anno fu attaccata la guarnigione di Santa Marta degli insorti bergamaschi,che  in contrada S. Agostino bloccarono un battaglione che si dirigeva a Milano in aiuto a Radetsky. Questo fu il vero segnale per tutta la città che indusse le truppe dell’Arciduca Sigismondo ad abbandonare la città.Purtroppo gli Austriaci vi fecero ritorno nell’agosto 1848, ma dopo la sconfitta di Carlo Alberto a Novara, Francesco Roncalli , fautore di un governo indipendente e centralizzatore tornò per contribuire a relizzarlo,insieme a molti altri intellettuali. Anche le donne ebbero un importante ruolo nel processo risorgimentale, raccogliendo fondi,facendo attività di propaganda, assistendo e curando i feriti e le famiglie dei caduti durante le guerre di Indipendenza. Quelle appartenenti ai ceti culturali più benestanti organizzavano i “salotti culturali”, dove ci si poteva incontrare e discutere . Il più conosciuto era quello della contessa Clara Maffei . Piccoli oggetti quotidiani come un ventaglio con scritte eloquenti ed una circolare firmata dai principali rappresentanti cittadini ne rievocano la memoria.

Si trova esposto anche il Regio Decreto  per i fatti d’arme come quello di Camozzi, che a Bergamo formò un comparto di difesa, mentre gli austriaci la bombardavano, ma venne attaccato alle porte della città….Nel 1859 fu costituito il Corpo Cacciatori delle Alpi dalle autorità Sabaude, affidato a Giuseppe Garibaldi.Così nell’8 giugno entrarono da porta S. Lorenzo  e vi si stabilirono , mentre nella notte Bergamo veniva abbandonata dagli Austriaci.Contemporaneamente  Napoleone III°e Vittorio Emanuele entrarono trionfalmente a Milano.

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Nel 1860 Garibaldi partì per la sua impresa. E’ interessante il particolare che nel teatrino dei Filodrammatici,”in via Barfuro si era stabilito l’ufficio… di arruolamento per la Sicilia... e fu subito un accorrere allla spicciolata di giovani dai 16 anni in su… Ivi era un tavolino sgangherato rischiarato da un lumino a olio  al quale sedevano Francesco Nullo e Francesco Cucchi a notare quanti si presentavano…,che a loro giudizio, offrivano i migliori requisiti di età e robustezza…”(Guido Sylva, VIIIa Compagnia dei Mille). Tra i più giovani 180 bergamaschi che partirono, vi fu  Alessio Maironi, di 19 anni, che si arruolò contro il volere del padre e morì in seguito ad una ferita. Nel ’63 gli fu conferita la medaglia d’argento al valor militare. Parla da solo il ritratto: un ragazzo giovanissimo, dallo sguardo innocente e fiero…Un dipinto rappresenta invece il famoso sbarco dei Garibaldini a Marsala l’11 maggio . Tironi, allievo del musicista Gaetano Donizetti, si arruolò tra i Cacciatori delle Alpi e partì  volontario garibaldino. Piacque tanto a Garibaldi la sua melodia per la “sveglia”che gli donò uno scudo belga e lo nominò trombettiere ufficiale . Egli proseguì partecipando anche alla Terza Guerra d’Indipendenza e alla lotta successiva contro il brigantaggio nel Meridione.
Innumerevoli sarebbero ancora le storie da raccontare, seppur facenti parte di un’unica grande storia, così come le raccontò Camozzi, unendo oggetti e memorie “al fine di documentare la storia patria...quei fatti meravigliosi…”

Grazia Paganuzzi