Salvatore Parolisi e la libertà anticipata: cronaca dell’omicidio di Melania Rea

Omicidio di Melania Rea, il dossier completo sul suo assassino

Salvatore Parolisi, in carcere per l’omicidio della moglie Melania Rea, potrebbe uscire dal carcere di Bollate (in cui è attualmente rinchiuso) nel mese di giugno. L’uomo potrà dunque beneficiare dei primi permessi premio e di altri vantaggi regolarmente concessi ai detenuti che rispondono positivamente al processo di rieducazione. Nel frattempo, come leggiamo dalla testata online Il Capoluogo, l’ex caporal maggiore è stato infine degradato. Melania Rea, ragazza originaria di Somma Vesuviana (Napoli) era un’amorevole moglie e madre di famiglia. Lei e Salvatore sono i genitori di una bambina di nome Vittoria. Il corpo senza vita di Melania venne rinvenuto nel boschetto delle Casermette a Ripe di Civitella il 20 aprile di 9 anni fa.

Melania Rea: la misteriosa scomparsa

Il 18 aprile 2011, Melania Rea e Salvatore Parolisi uscirono per una passeggiata a Ripe di Civitella. Secondo quanto reso noto dall’ex caporal maggiore, l’unico peraltro a poter confermare tale episodio, sua moglie si sarebbe allontanata per entrare nel bagno di uno chalet. In seguito, si apprese che nessuno la vide entrare nell’edificio. Venti minuti dopo, lo stesso Parolisi diede l’allarme poiché non vide rientrare la moglie. Scattarono le ricerche per il ritrovamento della donna. Il corpo venne ritrovato due giorni dopo, tramite una segnalazione anonima ai carabinieri.

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Melania uccisa con 35 coltellate

Melania Rea venne uccisa con 35 coltellate. Morì dopo una lunga agonia. Il corpo martoriato della 28enne presentava numerose ferite da taglio. Nel cadavere era stata conficcata, inoltre, una siringa.

Ad eseguire l’autopsia sul corpo della vittima fu il dottor Adriano Tagliabracci, il quale confermò come Melania fosse stata uccisa con 35 coltellate. Sul corpo non venne ritrovato alcun segno di strangolamento o di violenza sessuale. Accanto al cadavere della Rea venne, inoltre, ritrovato il suo cellulare scarico.

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In seguito fu scoperta un’altra sim card. Il segnale del cellulare sarebbe stato attivo fino alle 19:00 del giorno dell’omicidio. È d’uopo precisare come Salvatore Parolisi non venne immediatamente iscritto nel registro degli indagati. L’avviso di garanzia gli venne formalizzato in data 29 giugno 2011, dopo più di due mesi dal delitto.

Salvatore Parolisi principale sospettato

In realtà, i sospetti degli inquirenti si concentrarono su Salvatore Parolisi fin da subito. Venne, infatti, scoperta una relazione clandestina tra l’uomo ed una sua collega di lavoro, una ragazza di nome Ludovica, alla quale il militare aveva promesso di lasciare sua moglie Melania Rea, per iniziare con lei una storia d’amore alla luce del sole. Sembra che, nonostante il matrimonio con Melania, Salvatore e Ludovica si fossero fidanzati in casa, tanto che l’uomo avrebbe conosciuto anche i genitori della giovane.

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Sembra che Salvatore Parolisi avesse deciso di liberarsi totalmente della consorte. La separazione (con eventuale divorzio) non gli sarebbe dunque bastata. Melania era concepita come una presenza scomoda da Parolisi. La donna, prima di essere uccisa, avrebbe scoperto la tresca del marito con Ludovica promettendo loro di rovinarli, potendo contare sulle sue conoscenze in ambito militare.

Ergastolo, poi pena ridotta a 30 anni infine a 20

In primo grado, Salvatore Parolisi venne condannato all’ergastolo, tramite rito abbreviato. La condanna nei confronti di Salvatore Parolisi venne commutata a 30 anni in Appello dalla Corte d’Assise dell’Aquila in data 30 settembre 2013.

Successivamente, la Suprema Corte rinviò gli atti ai giudici della Corte d’appello di Perugia, i quali ridussero ulteriormente la pena a 20 anni in Cassazione, non riconoscendo l’aggravante della crudeltà. Secondo quanto affermato dai giudici della Suprema Corte, l’omicidio di Melania Rea avvenne “in termini di occasionalità”, ovvero, non fu un omicidio premeditato, ma fu motivato da un dolo d’impeto. L’occasionalità, sempre secondo i magistrati, fu dovuta “ad una esplosione di ira ricollegabile ad un litigio tra i due coniugi, le cui ragioni fondanti si apprezzano nella conclamata infedeltà coniugale del Parolisi”.

Per i giudici non ci fu crudeltà nell’omicidio

Per i giudici, la relazione clandestina tra Salvatore Parolisi e Ludovica non era da considerare “movente in senso tipico” del delitto, bensì un “antecedente logico e storico di un profondo disagio personale che nel determinare una strettoia emotiva ben può aver determinato quelle particolari condizioni di aggressività slatentizzatesi, nel momento del delitto“. Il verdetto in questione fu esteso dall’ex pm anticamorra della Prima sezione penale della Suprema Corte, Raffaello Magi. Quindi, la sentenza lascerebbe intendere che Parolisi non avrebbe mai avuto la reale intenzione di uccidere Melania Rea. E le 35 coltellate inferte? Ebbene, secondo i giudici tale gesto non sarebbe sufficiente da poter motivare l’aggravante di crudeltà e determinare, di seguito, un inasprimento della pena nei confronti dell’imputato.

Cosa fa oggi Salvatore Parolisi?

Oggi, Salvatore Parolisi ha 39 anni e sta scontando la sua pena nel carcere di Bollate. Per lo Stato è un assassino spietato. L’uomo, a causa del gravissimo delitto, non può più esercitare la patria potestà sulla figlioletta Vittoria, una bambina di 10 anni, quasi 11. Così ha deciso la legge. Come leggiamo da un recente articolo pubblicato su La Stampa, dietro le sbarre, Parolisi ha ottenuto un diploma di perito agrario e si è iscritto alla facoltà di Giurisprudenza. In carcere ha mostrato di essere un detenuto modello, senza mai tuttavia ammettere la sua colpevolezza.

A giugno, tra poche settimane quindi, Salvatore Parolisi potrebbe ottenere dei permessi premio legati proprio alla sua buona condotta. Questo periodo di libertà può durare da un’ora a 15 giorni consecutivi, per un totale di non più di 45 giorni. A difendere Salvatore Parolisi sono gli avvocati Antonio Cozza, Nicodemo Gentile e Valter Biscotti. Gentile ha dichiarato riguardo i benefici di cui potrebbe usufruire il suo assistito: “Non è un iter semplice, lo dovrà decidere il giudice di sorveglianza, sentito il parere di educatori, psicologi e il direttore del carcere”. Tuttavia, Gentile ha detto di essere ottimista sull’esito della questione.

Una concessione possibile

La concessione è possibile, in quanto Salvatore Parolisi risulta essere a metà della sua detenzione, grazie anche all’effetto dei suoi sconti di pena. Per ogni 6 mesi di pena, la legge prevede uno sconto di 45 giorni. Di conseguenza, ogni quattro anni se ne sconta uno. Tuttavia, l’eventualità che l’ex caporal maggiore possa tornare ad essere un uomo libero, anche solo per un giorno, è motivo di polemiche per la famiglia di Melania Rea, assistita dall’avvocato Mauro Gionni. Il fratello della vittima, Michele Rea, è indignato per la situazione e per tutto ciò che comporterà a favore dell’ex cognato. L’uomo si è appellato dunque “al giudice di sorveglianza affinché neghi il permesso”.

L’indignazione di Michele Rea

Michele Rea ha spiegato come la morte di sua sorella abbia condannato lui e i suoi genitori ad una sorta di ergastolo. La loro è una situazione paragonabile ad un limbo, una “non vita”. Michele, da buon zio quale è, continua ad andare avanti per il bene della nipotina Vittoria, che è rimasta senza genitori, orfana di madre e con un padre in carcere. Michele Rea considera l’ex cognato Salvatore un “assassino”, un “bugiardo” e “per nulla pentito”. Non può comprendere come la legge gli venga incontro regalandogli una libertà, seppur limitata. Michele Rea non può riconoscersi in una giustizia che premia colui che sbaglia. Il fratello di Melania Rea ha, inoltre, ricordato le “tante, tantissime persone che ci telefonano o ci scrivono per esprimerci solidarietà”. Melania non è stata dimenticata.

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Marco Della Corte
Marco Della Corte
Sono nato a Capua (Caserta) il 4 agosto 1988. Da sempre amante, della letteratura, giornalismo, mistero, musica e cultura pop (anime, manga, serie tv, cinema e videogames). Ho mosso i primi passi su testate locali come Il Giornale del Golfo e la Voce di Fondi, per poi passare a testate più mainstream come Blasting News, Kontrokultura e Scuolainforma. Regolarmente iscritto presso l'ODG Campania come pubblicista, sono laureato in Filologia classica e moderna. Attualmente insegno come docente di materie umanistiche tra liceo classico e scientifico. Ah, dimenticavo: la cronaca nera è il mio pane quotidiano!