Giuseppe Schiera raccontato da Roberto Ardizzone

L'intensa vita del poeta della strada esplicata in un libro

L’Associazione Culturale ‘I luoghi della Sorgente’ ha deciso di raccontare il ‘poeta della strada’ il prossimo 22 marzo alle 17:00 presso Sala Mediolanum di Palermo.

Alcuni palermitani lo definivano uno sbandato, un vagabondo, uno stravagante che visse nel capoluogo siciliano della prima metà del secolo scorso. Giuseppe Schiera era un uomo quasi incolto, un illetterato figlio del popolo, che di fame visse e con essa convisse, “senza arte né parte”.

Coltivò capacità istrioniche di “abballavirticchiu” e di improvvisatore di rime. Amava esibirsi nei pressi dei mercati popolari della città, vicino al Teatro Biondo o Finocchiaro, a Piazza Sett’Angeli o all’angolo di Porta Carini.

La sua arte era conosciuta in tutti i commissariati di polizia di Palermo. Le sue esibizioni iniziavano sempre con le parole “Aiutàti a Peppi Schiera ch’è ‘a fabbrica du pitittu”. Morì tragicamente, sotto un bombardamento alleato, il 9 maggio del ’43 sotto un bombardamento, nascondendosi dentro un portone in via dei Biscottari a Santa Chiara.

L‘Associazione Culturale ‘I luoghi della Sorgente’ ha deciso di raccontare Giuseppe Schiera grazie alla voce del attore Roberto Ardizzone il prossimo 22 marzo alle 17:00 presso Sala Mediolanum di Palermo. 

Peppe e Margherita, la raccolta che celebra Schiera

La raccolta di poesie intitolata “Peppe e Margherita” è stata scritta da Ardizzone con l’obiettivo di raccontare la vera storia di Giuseppe Schiera. Lo scrittore ha voluto evidenziare il vivere al di fuori da ogni schema, l’affrontare la vita coraggiosamente giorno per giorno patendo spesso anche la fame. Schiera si caratterizzava per il suo il temperamento ribelle, l’atteggiamento un po’ guascone e il totale rifiuto verso il regime fascista. Tutto ciò fece sì che egli diventasse un personaggio unico “Anarchico e Antifascista senza neanche saperlo”.

Qui di seguito riportiamo l’intervista realizzata ad Ardizzone.

Roberto come mai hai voluto scrivere un libro su Schiera?

Amo la poesia dialettale siciliana, più volte mi sono ripromesso di fare una ricerca sulle poesie di Giuseppe Schiera, un giorno mi capita sul web di trovarne una che ironizzava sulla tv e chi l’ha messo sostiene che sia sua. Peppe morì nel 43′ la tv in Italia arrivò nel 54′ chiaramente è un falso! Dopo poche ore mi ritrovo per caso tra le mani un ritaglio del giornale L’Ora di Palermo del 21 marzo del 65′ in cui il grande giornalista e commediografo Salvo Licata fa una riflessione: È sperabile, che qualcuno degli studiosi delle nostre tradizioni popolari, si prenda cura di Giuseppe Schiera, prima che il tempo lo cancelli dalla memoria di quelli che lo conobbero“.

In che modo hai cominciato a documentarti su Peppe Schiera?

Decido di provare e comincio la mia ricerca, raccogliendo le sue poesie sparse qua e là. Non è semplicissimo, riesco a racimolarne un ottantina, ma durante la ricerca mi accorgo che la leggenda popolare ha distorto gran parte della storia della sua vita; devo cercare la verità, mi dico, vado nei vicoli dove ha vissuto, trovo alcuni parenti rimasti, consulto documenti negli archivi storici e mi rendo conto, man mano che vado avanti, di trovarmi di fronte un uomo molto diverso da quello descritto in alcuni opuscoletti in giro dagli anni scorsi a Palermo, mi trovo davanti dei falsi storici, trovo pure la storia di Margherita Vaccaro, la moglie che lui amò tantissimo, la donna che la leggenda popolare ha in qualche modo nascosto, oscurato, trascurato; donna che fu capace di sorreggerlo fieramente fino all’ultimo giorno, nella grande avventura della vita“.

Quanto tempo è durato il tuo lavoro? Su cosa hai deciso di concentrarti?

“Alla fine della mia ricerca, durata tre anni, mi trovo davanti, la storia di un grande poeta e del suo grande amore. Non potevo più limitarmi a scrivere una fredda biografia per raccontarne la vita. Allora scelgo di scrivere la storia romanzata di Peppe e Margherita, come fossero due diari incrociati cronologicamente e che raccontano nel modo più vicino possibile alla realtà, della “fuitina”, del loro matrimonio, dei guai passati con la giustizia, dell’incontro e alla conseguente grande amicizia di Peppe con il poeta bagherese suo collega contemporaneo Ignazio Buttitta, del suo grande desiderio mai realizzato di essere padre, fino alla sfortunata morte! In tutto questo, non ho voluto rendere troppo triste la sua storia, l’ho raccontata con un po’ di ironia, come credo, sarebbe piaciuto a lui, a Peppe Schiera!”.

 

Maria Carola Leone
Maria Carola Leone, classe 1990. Laureata in Lingue e Letterature Moderne dell'Occidente e dell'Oriente - Curriculum orientale (Arabo, Ebraico e Francese) con votazione 110/110 e lode. Parlo correttamente 5 lingue: inglese, francese, spagnolo, arabo ed ebraico.Da sempre sostenitrice dell'arte e della cultura intraprende il suo percorso da culture-teller a 11 anni quando pubblica il suo primo articolo giornalistico sul quotidiano 'La Sicilia'. Continua a scrivere fino a quando nel 2012 entra a far parte della condotta Slow Food 570 diventando Responsabile dei Progetti educativi, editoriali e culturali collaborando attivamente e con serietà al progetto.Attualmente è Docente di Lingue Straniere presso una scuola superiore di Palermo e si occupa di Digital Marketing e Traduzioni.
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