L’arresto – E’ stato fermato con le accuse di concorso e istigazione all’omicidio e per rischio d’inquinamento delle prove il padre di Daniel Calvo, il diciassettenne di Torpignattara che nella notte del 18 settembre ha ucciso a calci (anche alla testa) e a pugni un giovane senzatetto pakistano, Muhammad Shahzad Khan, 28 anni, accolto presso un centro dell’Ufficio Immigrazione della Capitale e padre di un bimbo di quattro mesi rimasto in patria con la madre.
L’uomo, con precedenti penali, era già iscritto nel registro degli indagati. Dei testimoni, dopo aver vinto le reticenze che per alcuni giorni hanno impedito loro di parlare, hanno raccontato che, dalla finestra di casa, avrebbe incitato al figlio, che arrivava in bicicletta con un amico: “Prendilo!”, “Picchialo!”, “Ammazzalo!”. Prima ancora avrebbe gettato una bottiglia di plastica piena d’acqua al pakistano, perché sarebbe stato infastidito dalla sua recitazione ad alta voce di una sura, un capitolo, del Corano.
Inoltre avrebbe inveito contro i testimoni stessi chiamandoli “spie”, “infami” e avrebbe sfondato la porta di casa di uno di loro, che in quel momento si trovava con la compagna.
Il figlio già in carcere – Daniel intanto si trova ancora nel carcere di Casal del Marmo, non più accusato di omicidio preterintenzionale com’era avvenuto all’inizio, bensì di omicidio volontario. Infatti sarebbero false le accuse che erano state mosse al giovane pakistano di avergli sputato in faccia e di essere stato ubriaco. Gli operatori del centro presso cui Muhammad Shahzad aveva trovato accoglienza, hanno detto che non aveva mai dato problemi né tanto meno legati all’alcol.
Difficilissima la convivenza tra extracomunitari e romani a Torpignattara, talmente difficile che, all’indomani dell’arresto di Daniel, che è un ragazzo conosciuto nel quartiere, si è svolta un’imponente manifestazione di solidarietà nei suoi confronti, i cui partecipanti hanno preparato uno striscione con scritto: “Non sei solo, siamo tutti con te, Daniel” (nella foto, ndr).












