Tribunali: si riparte l’1 luglio dopo lo stop Covid

Le udienze dal vivo potrebbero cominciare già a partire da Luglio, in questo modo si dovrebbero ridurre le ferie estive

Dopo lo stop Covid per la giustizia è arrivato il tempo di tornare alle aule e ai tribunali. Niente ferie e stop parziale per avvocati e magistrati. Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede insieme al sottosegretario Andrea Giorgis stanno lavorando per poter far ripartire le udienze già da Luglio con presenza fissa e ridurre le vacanze estive.

Avvocati “far ripartire le udienze”

Stanno arrivando proteste da parte degli avvocati ormai ridotti allo stremo con le insistenze dei clienti, hanno chiesto di far ripartire subito i processi. Si è riuscito a ottenere una partenza anticipata ovvero dal 30 luglio si è passati ad anticipare al 1 luglio per tutte le udienze civili e penali.

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Ma questo non potrebbe bastare per questo si è deciso il blocco delle ferie. C’è tanta preoccupazione potrebbe saltare tutta la programmazione. Cosi conferma Claudio Castelli presidente della corte di Appello “Attenzione però, non buttiamo a mare la programmazione già fatta, perché sortiremmo il risultato di perdere e dover rinviare anche tutte le udienze in calendario“.

La commissione giustizia sta lavorando anche per chiudere un decreto che riguarda le misure anti-scarcerazione cosi come il via libera alle intercettazioni. Se si riparte il 1 luglio si possono gestire meglio tutte le udienze e fino alle fine di giugno si può continuare a  utilizzare tutte le disposizioni telematiche e da remoto.

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Legge sulle intercettazioni

La legge Orlando sulle intercettazioni che non contengono “prove significative” per la colpevolezza o l’innocenza dell’imputato entrerà definitivamente in vigore già dal 1 settembre. Oltre a ciò le telefonate per i detenuti aumenteranno fino a una al giorno qualora la famiglia abbia figli minori o figli maggiori con handicap o nei casi in cui il coniuge sia stabilmente legato da una relazione stabile.

E’ prevista una pena da uno a 4 anni per chiunque introduce un telefono cellulare all’interno delle carceri. La pena aumenta da due a cinque anni se il reato viene commesso da un pubblico ufficiale o un incaricato da un pubblico servizio.

Ambra Leanza
Ambra Leanza
Articolista freelance, appassionata di viaggi, lettura e scrittura

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