Referendum trivelle in Italia

Trivelle Si, trivelle No... Governo confuso?

trivelle

Da anni la questione delle “trivelle” è al centro di accesi dibattiti e disaccordi politici ed ambientali. Quale sarà il futuro degli impianti di trivellazione in Italia?

Già dalla seconda metà del XIX secolo, la ricerca e la produzione di idrocarburi iniziava in Italia con macchinose tecniche industriali. Ma il “boom” delle trivelle ci fu solamente dal secondo dopoguerra, a seguito del ritrovamento di significativi quantitativi di gas naturale, soprattutto in Basilicata e Calabria. Oggi, disseminati lungo tutto lo stivale, ci sono più di 1000 pozzi produttivi di idrocarburi, di cui 615 onshore e 395 offshore. Di questi, circa 92 piattaforme marine sono situate a 22.2 chilometri dalla costa, sfiorando il limite massimo delle acque territoriali (quella porzione di mare nel quale gli stati esercitano la piena sovranità). Le piattaforme in mare attualmente funzionanti sono 79, con 463 pozzi. Eccetto le piattaforme site presso i porti di Gela e Crotone, gli altri pozzi si trovano nel Mare Adriatico, in particolare al largo di Romagna, Marche e Abruzzo.
L’attività estrattiva, nel nostro territorio, riguarda principalmente il gas. Solo 4 piattaforme attive si occupano dell’estrazione di greggio, e si trovano nel canale di Sicilia e nell’Adriatico centrale.

I MOLTEPLICI RISCHI PER L’AMBIENTE MARINO…


La ricerca di idrocarburi, gas e petrolio, può avvenire in due modi: con trivelle sulla terra ferma, on-shore, o in mare, off-shore. In entrambi i casi i danni all’ambiente e di conseguenza all’uomo, sono innumerevoli. Innanzitutto, quando parliamo di trivellazione offshore, si deve mettere in conto che qualche incidente può accadere. Questi sono la causa di danni irreversibili e gravissimi. Danni non solo per l’ecosistema marino ed i suoi abitanti, ma anche per l’uomo. Ma mettiamo caso che durante le trivellazioni nei nostri mari, non succeda nessun incidente particolarmente rilevante, siamo sicuri che non causino comunque pesanti danni all’ambiente e quindi a noi tutti?

Ci sono stati molti studi per dare una risposta certa a questa domanda. Il verdetto è stato questo: No. Nei sedimenti prossimi alle piattaforme con trivelle, infatti, sono stati trovati metalli pesanti quali cromo, nichel, piombo e talvolta anche mercurio, cadmio e arsenico. Le quantità rilevate sono decisamente elevate rispetto agli Standard di Qualità Ambientale.

Tutte queste sostanze sono altamente tossiche in quantità elevata, difficili da smaltire e cancerogene per l’uomo. Queste infatti, possono risalire la catena alimentare attraverso la bio-magnificazione, raggiungendo così l’uomo, attraverso prodotti ittici, e causare danni all’organismo, tra cui tumori.

 

…E TERRITORIALE

Ma di certo non sono più “sicure” quelle onshore, cioè quelle trivelle sulla terra ferma. Infatti le sostanze chimiche (tossiche) utilizzate per creare i pozzi d’estrazione, restano nel terreno. ma non solo, si infiltrano nelle falde acquifere, inquinandole e rendendo l’acqua decisamente non potabile. Chi non è esperto (come me) non lo sa, ma per la trivellazione è necessaria molta acqua ad alta pressione, che molto spesso contiene anche altri composti organici, come metalli, sali e altre sostanze chimiche di lavorazione. La sua elevata salinità può’, inoltre, addirittura cambiare la composizione chimica del terreno, riducendone così la qualità e la fertilità.

Aggiungiamoci pure i fanghi e fluidi perforanti, sia per le trivellazioni in mare che sulla terra, che possono riversarsi attorno ai pozzi, a causa di perdite, incidenti, o mal funzionamenti. Non mancano di certo esempi di contaminazione di corsi d’acqua e terreni, con il conseguente tragico aumento di tumori, malattie alla pelle, aborti spontanei, ma anche morie di pesci ed infertilità dei terreni.

 

IL GOVERNO HA PRESO UNA DECISIONE IN MERITO ALLE TRIVELLAZIONI?

accordo trivelle

All’inizio del nuovo anno il M5S ha presentato un emendamento al ‘Decreto Semplificazioni’ che blocca 36 autorizzazioni sul nostro territorio, infondo “E’ nel contratto di governo”! Ma nonostante Matteo Salvini partecipò favorevole alla campagna per il Sì al referendum del 2016, oggi sembra aver cambiato, almeno in parte, il suo punto di vista. Salvini infatti ha dichiarato: “Trivellare vicino alla costa no, ma dire NO per partito preso a ricerche di energia in mezzo al mare non va bene. Non possiamo far finta che il mondo si sia fermato”. Possiamo dire quindi che anche la ‘questione trivelle’ sia una delle discrepanze di questo Governo del Cambiamento?

I 5 stelle su questo argomento restano irremovibili, e ribadiscono quanto è stato deciso nel contratto di governo. Al punto 4 si legge infatti che “il nostro compito è quello di sostenere la green economy la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo ecologico e la rinascita della competitività del nostro sistema industriale. Con l’obiettivo di decarbonizzare e defossilizzare produzione e finanza”.

Contratto che La Lega dovrebbe conoscere bene, non vi ha partecipato? Allora perchè alcuni sottosegretari del Carroccio sembrano aver scordato questo punto? A parlare per prima è stata la sottosegretaria leghista all’Ambiente Vannia Gava: “E’ un errore bloccare le autorizzazioni per le trivelle. Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire ‘No’. Come quella che sta alla base dell’emendamento dei 5 Stelle. Non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo”. Anche il senatore salviniano Paolo Arrigoni si è espresso così: “Lo stop è profondamente sbagliato, si bloccano le attività e si mette in difficoltà l’Italia”. Alla fine però, indiscrezioni all’interno del M5S parlano semplicemente di malintesi, singole voci di poco conto, e che infondo la Lega è d’accordo sul da farsi.

ATTACCHI A DI MAIO

Intanto Angelo Bonelli, dei Verdi, attacca Di Maio. Il vicepremier ha dato il via libera alle trivelle per la ricerca del petrolio nello Ionio, sul finire dello scorso anno. Queste sono le ‘5 domande’ pungenti che Bonelli fa al pentastellato:

  • “Perché se avevate l’intenzione di presentare una norma che possa bloccare le autorizzazioni e le trivelle, il 7 dicembre 2018 sono state firmate tre autorizzazioni a trivellare sul mar Ionio?”
  • E poi “Perché non avete sospeso il rilascio dell’autorizzazione in attesa dell’approvazione della nuova norma da voi annunciata?”
  • “Per quale motivo la norma da voi annunciata non è stata presentata in finanziaria, evitando in questo modo l’avvio delle ricerche petrolifere di fronte le spiagge più belle d’Italia?”
  • “È vero che ci sono stati disguidi che non hanno consentito la presentazione della norma in finanziaria per problemi di comunicazione? O i motivi sono altri?”
  • “Perché l’autorizzazione del 7 dicembre 2018 non ha tenuto conto del parere negativo della regione Puglia?”.

Domande a cui difficilmente si sentirà una reale risposta.

CONCLUSIONI, OVVIE!

Ma se davvero si bloccassero tutte le autorizzazioni così all’improvviso? L’Italia si troverebbe costretta ad importare dall’estero più energia e soprattutto ad aumentare ulteriormente i costi per il fabbisogno energetico nazionale. Inoltre migliaia di persone, attualmete impiegate in quegli impianti, perderebbero il lavoro. Quindi, sarà pure scontato e già affermato, ma abbiamo davvero bisogno al più presto di fonti di energia alternative rinnovabili. Fonti energetiche che ci permettano di rispettare l’ambiente, di tutelare la nostra salute e quella del nostro pianeta. Creando nuovi posti di lavoro e senza gravare sulle nostre finanze, sopratutto!

 

Potrebbero interessarti anche