Umberto Eco VS Internet: mero sfogo per imbecilli

TORINO – “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli”. A parlare è Umberto Eco e non la manda a dire a nessuno! Queste le parole nel breve incontro con i giornalisti, dopo aver ricevuto la laurea Honoris Causa in ‘Comunicazione e Cultura dei media’ per il suo impegno nella diffusione della letteratura e dell’analisi della società contemporanea.

Nello stesso ateneo Eco aveva ricevuto la sua prima laurea in Filosofia ma in questa occasione le sue parole appaiono molto dure ma anche tremendamente veritiere. Il dramma di Internet risiede nel fatto che chiunque può farsi portatore di verità, anche quando si tratta di emerite castronerie.

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I social media si mostrano nella stragrande maggioranza dei casi come un mero sfogo per imbecilli che passa attraverso la condivisione di bufale cosmiche in cui tutti si pronunciano su tutto ma nessuno conosce obiettivamente l’argomento, senza contare che non esiste un’approfondita analisi critica dei siti. E che dire di ragazzi che si affidano a siti dalle informazioni modificabili (oltre che discutibili)? I professori dovrebbero insegnare a utilizzare queste piattaforme perché lasciando tutto in balìa del pressapochismo non si produce informazione, ma solo ulteriore ignoranza.

Tuttavia Eco appare fiducioso e auspica un ritorno alla carta stampata! “C’è un ritorno al cartaceo. Aziende degli Usa che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c’è un avvenire, il giornale non scomparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere. A maggior ragione nell’era di internet in cui imperversa la sindrome del complotto e proliferano bufale”.

Insomma, è quello in cui tutti speriamo anche se la tesi di Eco è stata mal interpretata da molti. A chi si ritiene in dovere di associarlo all’odierno malgoverno o di soprannominarlo “socialrazzista”, auguriamo semplicemente una maratona di Grande Fratello!

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