In una lettera indirizzata al Ministro della Giustizia Marta Cartabia, un detenuto denuncia gli orrori subìti da lui e da altri detenuti nel carcere di Modena: “Molti detenuti, alcuni in palese stato di alterazione probabilmente dovuto all’assunzione di farmaci, furono violentemente caricati e colpiti al volto con manganellate anche coi `tondini in ferro pieno´ che si usano per effettuare la battitura nelle celle. Alcuni di questi a cui non fu dato nessun supporto medico morirono nel giro di pochi minuti”.
Il detenuto, riferisce in particolare di “una spedizione punitiva cella a cella” effettuata da “una squadretta di una decina di agenti”.
Nella sua lunga lettera di sei pagine, l’uomo afferma di essersi ritrovato coinvolto, “seppure in maniera passiva” nella rivolta scoppiata in carcere e “di avere assistito ai metodi di intervento messi in atto dagli agenti della casa circondariale dopo che i detenuti si erano consegnati spontaneamente. Metodi che consistevano in veri e propri pestaggi effettuati tra le due porte carraie e in una sala adiacente alla caserma agenti. Il pestaggio avvenne in uno stanzone dopo che tutti ci eravamo consegnati, dopo che eravamo stati ammanettati e privati delle scarpe”.
“La morte dei detenuti – prosegue – fu successivamente classificata come morte d’overdose dovuta ad assunzione di farmaci, ma la mia domanda personale è: se non fossero stati picchiati al volto e fossero stati condotti in ospedale sarebbero morti?”.
Fonte: Agi, il testo integrale qui.











