Un detto modenese per comprendere la politica italiana

Ponte Morandi, Atlantia, Sea Watch 3 e le mutande troppo strette

Un detto modenese per comprendere la politica italiana

Il ponte Morandi di Genova

Un detto modenese, da trattoria alla buona per gente semplice e buongustaia, dice: “Le balle stanno in poco posto!” (El bali i stan in poch post me l’e a schizerli che el fan mel). Con una sintesi degna di Ungaretti e dell’ermetismo che da lui procedette, il modenese “doc” dichiara la sua solidità intellettuale da civiltà contadina ad esprimere che, al di là di tante parole, il nocciolo delle questioni è sempre estremamente semplice. Tutti i media, per fare un esempio, hanno dato gran risalto all’implosione del ponte Morandi e al commento del vice premier Di Maio sulla società “Atlantia” alla quale non vuole rinnovare le concessioni per la gestione delle autostrade. Se “le balle stanno in poco posto” è da immaginare che un ponte possa crollare perché scosso da un terremoto o investito da un tornado. Oppure, a causa dell’’incuria che, protrattasi negli anni, ha gravemente indebolito la struttura. Siccome non abbiamo avuto notizie di terremoti e tornadi, resta solo la terza spiegazione e mi pare più che logico affermare, in questo caso, che sia stata tradita la fiducia dello Stato. La si vuole concedere un’altra volta? Direi di no. Quindi, rapidi procedimenti giudiziari, poiché gente è morta e tanti altri hanno perso la casa.

La Sea Watch 3

Con la strana goduria di spararsi nelle “balle”, spunta “Forza Italia” con la Senatrice Bernini che apostrofa Di Maio, “il novello Attila contro l’industria italiana”. Proprio il momento opportuno, con i genovesi in lacrime e che invocano giustizia a gran voce, per difendere “Atlantia”. I 5 Stelle ringraziano per il rigore concesso e si riportano in vantaggio.

Nel frattempo, c’è il caso della “Sea Watch”, che se ne frega dell’alt e forza il blocco, dopo essere andata avanti e indietro per due settimane in prossimità delle coste italiane. Se “le balle stanno in poco posto”, perché con le stesse miglia che ha percorso sfiorando i nostri confini marittimi non avendo ricevuto il permesso d’attraccare, non si è diretta verso l’accogliente Francia? Malta? Spagna? Tunisia? Grecia? Addirittura in Olanda, da dove proviene? Su “Il Sole 24 Ore”, il professor Fabio Sabatini spiega la ragione per la quale solo l’Italia deve essere il punto d’approdo di tutta l’Africa: gli altri Stati europei che s’affacciano sul mare sono lontani,  la Libia non è un porto sicuro, come la Tunisia e uscire dal Mediterraneo per dirigersi verso Germania e Olanda significa poter incontrare una tempesta e mettere quindi in pericolo i naufraghi. I vari trattati sottoscritti, e mi riferisco alla Tunisia con i suoi Club Med, parlano di “porti sicuri” e cioè di luoghi dove i naufraghi possano scendere a terra e non incorrere in altri pericoli. Non c’è scritto altro. L’interpretazione del Professor Sabatini (“La Tunisia non è attrezzata per garantire i bisogni dei migranti e non ha una legislazione completa sulla protezione internazionale…”) è appunto una sua interpretazione. Salvare la vita a un naufrago non significa che si deve essere in grado di garantire anche i suoi bisogni futuri e cioè, immagino, offrire casa, un posto di lavoro, cellulare e internet per chiamare casa in videochat ecc… Su Malta che “è poco attrezzata per gli sbarchi dei naufraghi” ma si presenta ottima e accogliente per quelli dei turisti, stendiamo un velo pietoso. Ad ogni modo, la capitana in cerca di riconoscimenti eroici ha voluto solamente l’Italia e nessun altro Paese con una tale passione da schiacciare in porto una motovedetta italiana. Sorge il dubbio che gli altri Stati europei sopra citati avrebbero silurato la nave dell’ONG, costretti dal nostro egoismo, dalla nostra mancanza di sensibilità verso i disperati del mondo.

Angeli e Demoni

Spunta poi Minniti che, privo di capelli, più di altri è soggetto alle insolazioni: “Se ero ancora il Ministro degli Interni, avrei risolto il caso della Sea Watch in 5 minuti”. Se “le balle stanno in poco posto” viene da domandarsi perché, con cinque minuti alla volta, non sia riuscito a chiudere l’intera partita dell’emigrazione clandestina in un paio di mesi. Ma non basta: poi arriva un altro manipolo d’eroi a salire sulla nave e tra questi Del Rio da Reggio Emilia , insieme a Orfini, Faraone, Magi e Fratoianni. “Rappresento l’Italia contro questo atto disumano del Governo” afferma. “Resteremo qui fin quando non scenderanno tutti a terra!”. Il viso di qualche leghista si è piegato al sorriso, immaginando di rifornire la nave di tutto il necessario, ma di lasciarla in mezzo al mare con clandestini e autorevoli rappresentanti della sinistra. Ma “se le balle stanno in poco posto”, perché il politico reggiano ha preferito il mare aperto, invece che affrontare e chiarire la posizione del Pd sull’inchiesta “Angeli e Demoni”? Se confermate le accuse, è stato un bel giochino nella sua terra dei suoi compagni di partito e sostenitori, tra i più infami e redditizi. Un esempio del “sistema Emilia” per quanto riguarda il sociale, gli ultimi, gli indifesi, i bambini? Non credo e, al posto di Del Rio, sarei il più inviperito di tutti e non avrei lasciato Reggio per andare a prendere il Sole in mezzo al mare!

Per finire, se “le balle stanno in poco posto”, prepariamoci a nuove elezioni politiche con un Salvini senza contro altare, senza opposizione: il peggio che possa augurarsi la democrazia e per colpa di personaggi con mutande così strette da spingere le gonadi fino al collo, esattamente sotto la testa…

Massimo Carpegna