Una scuola al plexiglass, forse da riformare

Le soluzioni post Covid-19 della Ministra Azzolina

Una classe senza studenti. Photocredit: pixabay

Quando la cronaca ci offre lo spunto per parlare della scuola, assai raramente ascoltiamo la presentazione di progetti concreti, di soluzioni ai problemi che ormai l’affliggono da decenni. Causa la pandemia, il governo attuale ha chiuso tutte le scuole e ora ci dice come sarà la riapertura a settembre. Altri Stati europei, pur con tutte le precauzioni del caso, hanno già garantito l’accesso alle aule, ma noi siamo un popolo vacanziero. Dicono.

La soluzione della Ministra Azzolina

Ora, la ministra Azzolina, ha trovato la soluzione! La prima proposta fu quella di dividere le classi tra mattina e pomeriggio (con raddoppio degli insegnanti e dei costi) poi quella di distanziare i banchi, ma qualcuno fece notare all’affascinante reggente del dicastero che in tante scuole, con spazi che dovrebbero contenere al massino 15 studenti, se ne pigiano 25/30. Ecco allora la soluzione per cancellare l’errore precedente, e questa soluzione si chiama plexiglass e visiere! Saranno impegnati 4 miliardi, dice la rappresentante del M5S, cifra che sicuramente rappresenta un costo inferiore a quello necessario per ristrutturare e mettere a norma un’infinità di edifici al limite del disastro. Ma davvero è questa l’unica soluzione? Immaginiamo che in qualche modo si riesca a riprendere l’attività educativa e allarghiamo il discorso: ma il nostro sistema prepara adeguatamente i ragazzi ad affrontare la vita e la professione?

Abbiamo un sistema educativo all’altezza?

Sovente la cronaca dei giornali si è occupata di bullismo, assoluta mancanza di rispetto nei confronti dei docenti, preparazione superficiale e magnanimità nelle valutazioni. Parlando di maturità, i licei fanno ormai a gara tra loro per mostrare l’elevato numero di promossi che, secondo un bizzarro ragionamento, testimonierebbe la qualità del servizio prestato. Poi, ogni anno, si pubblica uno “stupidario” che raccoglie gli strafalcioni più divertenti di alcuni di questi “promossi” e così leggiamo di un certo “Gabriele D’Annunzio, detto il water” e non il “Vate” o di Luigi Pirandello, che non scrisse “Il fu Mattia Pascal”, ma bensì “Il fu Matia Bazar”!

La scuola deve anche insegnare ad affrontare la vita reale?

Impreparati, e con l’illusione di un mondo accogliente dove tutto è dovuto, i ragazzi affrontano la vita reale. A questo punto, la domanda è: la scuola deve insegnare anche che nulla è facile e scontato? Deve tornare alla severità di giudizio? Alla disciplina? Al rispetto dei ruoli? L’attuale sistema illude su una società benevola, comprensiva, inclusiva, che premia sempre ed è questa la ragione di tanto scoramento da parte dei giovani: con il pezzo di carta in mano, cercano lavoro (assai rarefatto e oggetto di feroci dispute senza esclusione di colpi) e appare un mondo sconosciuto, esigente, spesso cattivo, ingiusto e non si hanno gli strumenti, soprattutto psicologici, per affrontarlo.

Una scuola da riformare profondamente?

A parte il plexiglass, boccata d’ossigeno per le industrie che lo producono…, e i soffitti delle aule con gli intonaci che cadono sulla testa, in questo tempo si dovrebbe anche comprendere bene quale ruolo debba avere la scuola nella società. E se l’obiettivo è quello di forgiare cittadini rispettosi delle cose e delle persone, delle regole, educati alla critica e alla libertà di pensiero e compiutamente preparati dal punto di vista culturale e professionale, ritengo sia necessaria una profonda riforma o il futuro che ci attende non sarà certo dei più rosei.

Massimo Carpegna