L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco e dai pm Bianca Maria Baj Macario e Maura Ripamonti, e ha permesso di individuare i canali Telegram attraverso strumenti tecnologici.
I greenpass venivano venduti nel dark web. Ai clienti venivano offerti anche dei pacchetti all-inclusive con garanzia di anonimato, tracking della spedizione e persino imballaggio a temperatura refrigerata.
I green pass in vendita riportavano i falsi dati identificativi del vaccinato, ed anche il Qr Code. Inoltre era presente anche il numero del lotto di origine della prima e della seconda dose di vaccino. Certificati che, secondo quanto sostenevano gli stessi venditori, venivano consegnati anche fuori dall’Ue e in particolare negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Svizzera.











