Van Gogh a Palazzo Reale

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Van Gogh era instabile, malato, eppure fu tanto grande nell’ambito della  pittura di fine ‘800 da staccarsi da tutti per la sua originalità unica.

Così Milano gli rende omaggio: 50 suoi capolavori sono visitabili a Pal. Reale fino all’8 marzo 2015, provenienti dai più importanti musei del mondo.
La mostra, “L’uomo e la terra”,curata da Kathleen Adler, evidenzia il rapporto tra la terra e la vita quotidiana dell’uomo, da cui VanGogh è stato particolarmente attratto. Per meglio analizzare la tematica, l’esposizione è stata divisa in sei sezioni, dal suo auotritratto, alla serie di opere sul lavoro nei campi, fino all’immensa luce che ne caratterizza gli ultimi capolavori.

La mostra è stata organizzata da Pal. Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 Ore Cultura-Gruppo 24, oltre ad essere stata patrocinata dall’Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma.

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Il profilo

Figlio di un pastore protestante, divenne egli stesso un predicatore, e si prese a cuore la sorte dei lavoratori andando a vivere nei villaggi dei minatori, dopo aver seguito gli studi teologici. Fu però licenziato dalle auotirità ecclesiastiche. Allora, già molto tormentato, cominciò a dipingere. Aveva 27 anni e morì dieci anni dopo, ma in quegli anni diede tutto se stesso. Andò a Parigi, dove ebbe il suo primo impatto con i pittori Impressionisti, ma vi rimase solo due anni, per trasferirsi ad Arles, in Provenza.

L’Uomo e la terra, e le sue opere

Tra i suoi capolavori l’Autoritratto del 1886 rivela la sofferenza profonda di Van Gogh e una qual certa rudezza che aveva assimilato dalla vita contadina. Imperdibile è “la vista di Les Saintes Marie de la Mer” del 1888, la sua natura selvaggia in cui si sentiva certamente a suo agio, non di meno sono la “Testa di Pescatore” e il “Bruciatore di stoppie “seduto in una carriola con la moglie.

Ciò che nella sua pittura colpisce e affascina è la vivezza dei colori: il famoso giallo oro dei suoi campi di grano, l’azzuro-blu del cielo o delle montagne all’imbrunire, il tenero verde  interrotto dal color blu dell’uva, come si nota nel dipinto “La vigna verde”, che per la loro bellezza contrastano inevitabilmente col grigiore della vita dei contadini,come nei “I contadini che piantano le patate”.

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La sua sensibilità tormentata gli ispirò la meravigliosa arte di saper trasmettere attraverso le pennellate la bellezza della natura e della vita stessa anche nella fatica e nella sofferenza..Affezionatissimo al fratello Teo che lo aiutò molto,tenne con lui una intensa corrispondenza, che durò fino alla morte. Tra le diverse vicissitudini lo fecero soffrire particolarmente i contrasti con l’amico Gaughin, che egli aveva invitato persino a trascorrere con lui un periodo ad Arles, per riscoprire i colori di quella meravigliosa terra che è la Provenza.Tuttavia le loro divergenze sull’espressione artistica erano troppo profonde ed esplosero in un acuto conflitto, che segnò definitivamente la fine dell’amicizia. Questo evento fece sprofondare Van Gogh in una grave depressione, eppure neppure il suo amico Gaughin seppe trasmettere come lui la luce e il colore che rendono viva ogni cosa. Egli giocò tutto se stesso fino in fondo, ma non riuscì a superare le sue angosce tanto da morirne suicida,quando la malattia peggiorò.

Ci rimangono la bellezza dei suoi color arancio, giallo oro e verde brillante dei campi, il blu del mare e del cielo…,bellezza e dolore fusi in un unico essere e nei suoi capolavori….

Grazia Paganuzzi

Sono una giornalista pubblicista dal 1991 laureata in Pedagogia, specializzata in turismo culturale: antichi centri storici e borghi d'arte, residenze d'epoca, castelli, mostre d'arte, storia e musica... Ho viaggiato in Italia, Area Mediterranea, Europa e Centr'America. Ho un mio sito: "voyagedart.com".
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