Professor Di Perri, direttore della scuola di specializzazione di malattie infettive di Torino, sulla nuova variante omicron afferma:
“Diciamo che rispetto alle diverse segnalazioni di varianti e subvarianti del passato, con le informazioni che abbiamo a disposizione oggi, questa variante sembra avere un minimo di peso specifico in più. È chiaro che mancano tutti quei dati, soprattutto di natura clinica, per capire che proprietà ha“
E aggiunge: “in poche settimane nell’area di Johannesburg ha preso quasi tutto il panorama delle varianti. Il Sudafrica è reduce da una brusca discesa di casi e vede un inizio di risalita della curva. Casi che sembrano quasi tutti attribuibili alla nuova variante. Si tratta di capire ovviamente, come sempre, cosa succede rispetto al vaccino: infezione, malattia, trasmissione. Il vaccino in Sudafrica è stato somministrato per meno di un quarto della popolazione e appare improbabile che sia stata la vaccinazione a selezionare questa variante che sembra rispondere a una caratteristica, che per adesso è stato il fattore selezionante delle altre, cioè la maggiore trasmissibilità. Ora si tratta di capire in che misura è sensibile all’effetto delle vaccinazioni, l’altra proprietà da conoscere è se si tratta di una variante che procura più malattia cioè se è più virulenta“.
E alla domanda sul se vi sia certezza della pericolosità di questa variante risponde: “Assolutamente no, non abbiamo un solo dato per dirlo. Ho visto però la reazione del governo israeliano dove è stato descritto un caso importato dal Botswana e dove hanno due casi sospetti: dicono di essere sulla soglia di uno stato di emergenza. Evidentemente ne sanno più di noi e gli israeliani si sono comportati in maniera ortodossa rispetto alle attenzioni riservate a questa pandemia. I toni poi usati dalla stampa in generale sono toni che fanno preoccupare più di altre segnalazioni che ci sono state in questi mesi“.









