Afghanistan conquistato, i talebani lo riportano indietro di 20 anni

la riconquista talebana dell'Afghanistan può vanificare 20 anni di progresso nel Paese con conseguenze devastanti su donne e bambini

L’Afghanistan conquistato dalle milizie islamiste è uno smacco gravissimo per l’Occidente mentre i talebani, padroni anche di Kabul, riportano indietro il Paese di 20 anni come se l’attacco alle torri gemelle e al Pentagono dovessero ancora avvenire e decenni di impegno nella ricostruzione fossero svaniti nel nulla.

Fulminea avanzata dei talebani e immediata disgregazione delle istituzioni afghane

Il mondo è ancora sotto choc per la velocità con cui i talebani hanno preso il controllo dell’Afghanistan, in appena 11 giorni. Tutti i calcoli fatti sulla carta si sono liquefatti come un ghiacciolo sotto il sole di ferragosto, dato che 300mila soldati e agenti di sicurezza, pesantemente armati e addestrati per anni, esistevano più in teoria che in pratica. 75mila talebani ne hanno avuto ragione facilmente, senza neppure particolari scontri campali, perché i soldati regolari sono passati dalla loro parte o hanno preferito la fuga, tranne pochi reparti scelti che hanno deciso di combattere a oltranza.

- Advertisement -

In pratica, militari afghani sottopagati e poco motivati non hanno opposto resistenza, anche perché, da parecchi mesi, la pressione sui talebani era diminuita e le autorità locali hanno di fatto lasciato senza governo città e distretti, che spesso sono finiti in mano di poche decine di integralisti inturbantati, con totale libertà di manovra e di conquista.

L’analisi del generale Bertolini

Lorenzo Cremonesi del Corriere della Sera ha raccolto la testimonianza del generale Marco Bertolini, ex capo di stato maggiore Isaf, che offre importanti riflessioni per capire come in soli tre giorni, tra 12 e 15 agosto, ci sia stata la  perdita di una serie di importanti città fino alla caduta di Kabul:

- Advertisement -

Noi miravamo a occidentalizzare l’Afghanistan cercando di imporre i nostri sistemi democratici. Ma loro hanno tradizioni del tutto differenti. Per esempio, non hanno partiti. I pashtun sono un’etnia legata a tradizioni locali, e così gli hazara o i tagiki. Ci siamo illusi che l’accoglienza calorosa riservataci dalle élite cittadine rappresentasse il Paese intero. Ma la maggioranza sta nelle campagne, sulle montagne, tra i villaggi e ci ha sempre guardato con sospetto, se non aperta ostilità“.

Di conseguenza, solo una minima parte dei militari afghani si è opposta ai talebani a Herat, dove peraltro hanno ricevuto la formazione da istruttori militari italiani, e fra le montagne del Panshir, dove sta nascendo il principale centro di resistenza, mentre interi arsenali modernissimi, compresi automezzi, carri armati e velivoli, sono caduti in mano talebana come un frutto maturo, senza neppure la fatica di allungare la mano verso il ramo. Propaganda, minacce e lusinghe degli integralisti hanno predominato negli sperduti villaggi rurali, vanificando gli sforzi e le spese militari dell’Occidente.

- Advertisement -

La strategia d’attacco talebana

I talebani hanno compiuto una serie di veloci mosse di avvicinamento alla capitale Kabul passando dalla conquista di Herat, ex sede del comando italiano, dopo sporadici combattimenti, a Lashkar Gah e infine Mazar-i-Sharif, la storica roccaforte dell’Alleanza del Nord che si era sempre opposta ai talebani, conquistata quasi senza combattere. A quel punto lo sfaldamento è stato completo e Kabul è caduta di conseguenza.

I talebani hanno adottato la tattica dell’assedio, sfruttando la loro capacità di saturare le vie di fuga, muovendosi tra altipiani e villaggi con estrema agilità e costringendo alla resa formazioni avversarie molto più numerose, perché la logistica ha lasciato a desiderare.

Il mancato coordinamento terrestre ed aereo

La mancanza di coordinamento tra forze terrestri e aeree ha infatti impedito di avere l’appoggio necessario dal cielo, che avrebbe potuto spazzare via molte formazioni talebane. Gli Stati Uniti, impegnati da mesi in negoziati per risolvere la questione per via diplomatica, non hanno operato direttamente come nel 2001 e hanno delegato le operazioni militari agli afghani con pessimi risultati.

Esercito e aeronautica non hanno bisogno solo di addestramento e rifornimenti, ma anche di un metodo coordinato e collaudato che si scontra con le tradizionali tattiche di combattimento tribale e di guerriglia.  Carenza di manutenzione, mercato nero e corruzione non hanno inoltre aiutato a trasformare le forze regolari afgane in un esercito efficiente e motivato.

Le conseguenze della vittoria talebana

Con l’Afghanistan conquistato, i talebani riportano le lancette indietro di 20 anni e la preoccupazione della riconquista afgana dei talebani si riassume in alcune parole chiave: ritorno della teocrazia, limiti pesanti alla libertà delle donne e dei bambini di studiare e lavorare, vendette, giustizie sommarie e cancellazione dei diritti umani.

Su quest’ultimo punto, emerge la denuncia del premio Nobel Malala Yousafzai, la giovane pakistana gravemente ferita anni fa in un attentato, che si è sempre battuta in favore della libertà d’istruzione e riconoscimenti sociali per le donne: “Sono profondamente preoccupata per le donne, le minoranze e i difensori dei diritti umani”.

Il drammatico futuro dei cittadini afghani

Al di là dei proclami rassicuranti dei conquistatori, le notizie confermano uccisioni di donne sorprese per strada da sole, perché non accompagnate da un uomo, come dettano le regole rigide della Sharia, e rastrellamenti casa per casa dei collaboratori delle forze occidentali, anche con l’aiuto di dispositivi biometrici per il riconoscimento dei ricercati.

Le promesse generiche di maggiore libertà scolastica si scontrano con il rigido controllo dei dettami coranici, si prevede la ripresa dei matrimoni forzati delle ragazze nubili con combattenti talebani, rapimenti, esecuzioni sommarie e distruzioni iconoclaste. Questa involuzione, come spiega Dario Rivolta su Libero Quotidiano, provocherebbe la distruzione di tutti i progressi realizzati in Afghanistan negli ultimi 20 anni:

  • Dimezzamento della mortalità infantile
  • Istruzione scolastica per tre milioni e mezzo di ragazze
  • Numero dei laureati decuplicato
  • Occupazione dignitosa per molte donne nel settore pubblico e privato
  • Aumento della prospettiva di vita femminile di almeno dieci anni
  • Moltiplicazione di media indipendenti
  • Discreta diffusione di telefonini e computer privati con accesso alle notizie da tutto il mondo per un crescente numero di cittadini.

Non sorprende quindi che migliaia di afghani preferiscano rischiare la morte nella calca all’aeroporto di Kabul, nel tentativo d’imbarcarsi sugli ultimi aerei disponibili, piuttosto che ritornare sotto la dominazione dei discepoli del defunto mullah Mohammed Omar, guida spirituale dei talebani.