App. “IMMUNI”: un fallimento prevedibile

Solo quattro milioni d'italiani hanno scaricato il software sullo smartphone

PhotoCredit: Pixabay - Controllo informatico sulla presenza del Covid-19

Forse non era necessario possedere una laurea al “MIT” per prevedere il fallimento completo dall’applicazione “IMMUNI“. Per offrire un minimo di efficacia, questo strumento avrebbe dovuto essere installato sullo smartphone di almeno il 60 per cento degli italiani; si sottolinea: un minimo di efficacia, poiché il restante 40 per cento poteva contenere dei soggetti contagiati e del tutto sconosciuti.

Ora, se si calcola che la popolazione conta circa 60 milioni di abitanti, il 60 per cento corrisponde a 36 milioni, neonati e ottuagenari compresi, in possesso di un iPhone con sistema operativo iOS 13.5 o altro smartphone con Android 6 e capaci di usarli. Forse, il Commissario Straordinario Domenico Arcuri, uomo di fiducia del Presidente Conte ed ora assegnato alla scuola, non ci ha pensato. E ciò certamente non tranquillizza per il nuovo incarico… Si tralascia l’indagine della Corte dei Conti sugli stipendi di fuori norma e che vedono quale soggetto principale proprio il Commissario Arcuri.

Quanti hanno installato “IMMUNI”?

In un Paese, dove circolano ancora telefonini capaci solo d’inviare SMS e in un momento in cui sborsare almeno 700 euro per acquistare uno smartphone non è consigliabile, si poteva prevedere che l’applicazione “IMMUNI” non avrebbe avuto successo.

Ad oggi, sono circa 4 milioni gli italiani che l’hanno installata e, considerato che la pandemia non presenta più un numero di contagi e morti da spaventare, è poco probabile un aumento di utenti. Bastava porsi una semplice domanda: in Italia esistono almeno 36 milioni di smartphone idonei a supportare l’applicazione? La risposta è altrettanto semplice: no. E poi, uno strumento di questo genere è utile con il 100 per 100 della popolazione, altrimenti è solo indicativo e in modo alquanto generico.

Probabili sanzioni?

Gli strenui difensori di questa tecnologia, i 4 milioni d’italiani che accusano gli altri di non aver seguito le indicazioni del governo, paventano un prossimo giro di vite con la sanzione che, chi non ha attivo “IMMUNI”, non potrà avere accesso ai centri commerciali, alle manifestazioni in genere, a cinema e concerti ecc…

Risponde il Garante della Privacy

Il Garante della Privacy risponde: «La sua installazione è su base volontaria e dalla mancata installazione non può derivare alcuna conseguenza pregiudizievole, come, ad esempio, limitazioni nella fruizione di beni o servizi». Questa indicazione è chiaramente segnalata nelle FAQ sul sito istituzionale www.garanteprivacy.it.
L’Autorità ha anche specificato che: «Le App. devono trattare solamente i dati strettamente necessari a perseguire le finalità del trattamento, evitando di raccogliere dati eccedenti (ad esempio, quelli relativi all’ubicazione del dispositivo mobile dell’utente) e limitandosi a richiedere permessi per l’accesso a funzionalità o informazioni presenti nel dispositivo solo se indispensabili. Amministrazioni pubbliche, Regioni, strutture sanitarie dovranno, infine sempre valutare i rischi che potrebbero derivare dall’eventuale trasferimento di dati a terze parti (ad esempio, mediante social login, notifiche push, ecc.), soprattutto se stabilite al di fuori dell’Unione Europea». Quindi, almeno su questo fronte, si dorme tranquilli; su quello dell’evolversi o del riproporsi della pandemia, staremo a vedere.

Massimo Carpegna