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Badante in nero, si fa male e chiede il risarcimento: la Cassazione assolve la datrice di lavoro

Il lavoro in nero non cambia l’esito: ecco perché la datrice non è ritenuta responsabile

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29823 del 12 novembre 2025, ha confermato che la datrice di lavoro non può essere ritenuta responsabile dell’infortunio riportato da una badante durante la movimentazione dell’anziana assistita, se risulta provato che la lavoratrice era stata informata e addestrata in modo adeguato. La vicenda, iniziata anni prima, nasce da un incidente avvenuto mentre la badante sollevava l’anziana dal letto per trasferirla sulla sedia a rotelle: una manovra che le aveva provocato un dolore improvviso alla schiena e che aveva alimentato la richiesta di risarcimento.

La ricostruzione della vicenda

La badante sosteneva di essere stata assunta irregolarmente, in convivenza, per assistere due anziane parenti della datrice. Al momento dell’incidente, avvenuto nel novembre del 2016, la lavoratrice si era fatta male mentre sollevava l’assistita, affetta da gravi difficoltà motorie. Secondo la sua versione, nessuno le avrebbe spiegato come compiere in sicurezza quella manovra, né le sarebbero stati forniti strumenti o ausili per ridurre lo sforzo fisico. Proprio per questo attribuiva alla datrice la responsabilità dell’infortunio e chiedeva un risarcimento.

La datrice di lavoro, invece, aveva raccontato una storia diversa. A suo dire, la lavoratrice era stata informata fin dall’inizio sulle condizioni dell’anziana e sui movimenti necessari per assisterla correttamente. Non solo: le avrebbe anche mostrato, in modo pratico, come effettuare il sollevamento e le altre attività necessarie. La badante, in quell’occasione, avrebbe garantito di saperlo fare, precisando di avere già esperienza come assistente familiare.

L’assunzione in nero: un illecito che non incide sulla responsabilità dell’infortunio

Un punto importante della vicenda riguarda il fatto che la badante lavorasse in nero. Si tratta di un comportamento illecito da parte della datrice, che può avere conseguenze economiche e contributive. Tuttavia, la Cassazione chiarisce che il lavoro irregolare non basta da solo a far scattare la responsabilità per l’infortunio.
Nel processo, la questione non era stabilire se il rapporto fosse regolare, ma valutare se la datrice avesse violato l’articolo 2087 del Codice Civile. Dalle prove è emerso che aveva informato e istruito la lavoratrice sulle manovre da compiere, motivo per cui l’irregolarità del rapporto non ha modificato l’esito della causa.

Quali sanzioni rischia chi assume una badante in nero

Pur non incidendo sulla responsabilità per l’infortunio, l’assunzione irregolare resta un illecito serio. Il datore rischia multe che vanno da 1.800 a oltre 10.000 euro, variabili in base alla durata del lavoro nero.
Inoltre deve versare tutti i contributi INPS e INAIL arretrati, con interessi e sanzioni. Nei casi più gravi è prevista anche la sospensione dell’attività lavorativa fino alla completa regolarizzazione. Si tratta quindi di conseguenze rilevanti, che però non hanno avuto peso nella decisione della Corte sulla responsabilità dell’infortunio.

Cosa hanno stabilito i giudici nei primi due gradi di giudizio

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello hanno dato credito alla versione della datrice di lavoro. I testimoni ascoltati durante il processo hanno confermato che, al momento dell’assunzione, la datrice aveva spiegato nel dettaglio come sollevare l’anziana e aveva dimostrato alla lavoratrice come comportarsi nelle varie manovre. La badante, da parte sua, aveva dichiarato di essere perfettamente in grado di svolgere quelle attività, trattandosi di operazioni tipiche del lavoro di cura.

Per questo motivo, i giudici hanno escluso qualsiasi responsabilità della datrice, ritenendo che quest’ultima avesse fatto tutto il necessario per evitare rischi e prevenire incidenti.

Il ricorso in Cassazione

La lavoratrice ha impugnato la sentenza sostenendo che semplici spiegazioni verbali non potessero essere considerate una formazione adeguata e che il giudice d’appello avrebbe dovuto valutare con maggior attenzione il fatto che non fosse abituata a sollevare persone con problemi gravi di deambulazione. Secondo lei, l’articolo 2087 del Codice Civile era stato violato perché la datrice non avrebbe predisposto un sufficiente addestramento pratico.

Perché la Cassazione ha confermato la decisione

La Cassazione non ha condiviso le argomentazioni della ricorrente. I giudici hanno stabilito che la datrice aveva realmente informato la badante sulle condizioni dell’assistita e le aveva mostrato come eseguire la manovra. La lavoratrice, inoltre, aveva dichiarato di essere in grado di svolgere quel tipo di attività, considerata normale per chi presta assistenza ad anziani non autosufficienti.

La Suprema Corte ha anche ricordato che l’articolo 2087 non obbliga il datore a evitare qualsiasi rischio, ma solo ad adottare misure adeguate secondo la tecnica e l’esperienza. Nel caso concreto, le informazioni e le dimostrazioni fornite erano state considerate sufficienti.

Una decisione importante per i rapporti di assistenza familiare

La sentenza chiarisce che la responsabilità del datore non scatta automaticamente in caso di infortunio della badante. Occorre verificare se la lavoratrice è stata adeguatamente informata e se aveva dichiarato di essere capace di svolgere le manovre richieste. Quando questi elementi risultano provati, un incidente non può essere imputato a chi ha dato lavoro.

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