Lavoro

Concorso straordinario, il TAR dice no a chi ha insegnato negli IeFP

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La recente sentenza n. 722 del 16 giugno 2021 emessa dal TAR del Lazio (Sezione III Bis) parla chiaro. Al concorso straordinario non possono parteciparvi gli insegnanti con tre anni di servizio presso i corsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP). Il bando richiedeva infatti almeno tre anni di insegnamento presso istituti scolastici. Il legislatore ha considerato illegittima l’equiparazione tra i docenti che hanno reso servizio nell’ambito dei percorsi di competenza regionale e quelli che hanno lavorato invece, presso scuole secondarie pubbliche.

Concorso straordinario: la richiesta dei docenti IeFP

Alcuni docenti precari hanno impugnato il D.D. n. 510/2020 tramite cui è stato bandito il concorso straordinario, per titoli ed esami. Obiettivo è l’immissione in ruolo di personale docente della scuola secondaria di I e II grado su posto comune e di sostegno. I docenti in questione sono stati in disaccordo sulla parte del bando che esclude coloro che hanno svolto almeno tre anni di servizio come insegnanti di ieFP. Il bando, infatti, prevedeva la partecipazione a tale procedura straordinaria ai docenti che avessero maturato almeno tre anni presso scuole secondarie statali di I e II grado.

Da precisare come tali ricorrenti siano insegnanti precari con esperienza. Risultano essere regolarmente inseriti nelle graduatorie scolastiche. Da anni svolgono attività di docenza. Hanno sempre lavorato tramite contratti a tempo determinato. Tuttavia, parte del triennio richiesto nel bando per la procedura straordinaria era stata svolta da questi presso i precitati IeFP. Ma cosa sono questi istituti? Quando parliamo di IeFP ci riferiamo a un sistema formativo facente parte integrante del secondo ciclo di istruzione del sistema scolastico provinciale.

Le lamentele dei ricorrenti

I ricorrenti hanno lamentato il fatto che il bando non prevede il periodo di insegnamento effettuato presso i corsi professionali tra i periodi di servizio svolti per il raggiungimento del triennio citato nel bando medesimo per l’accesso al concorso. Ricordiamo come durante il governo Conte, al tempo del mandato di Lucia Azzolina come ministro dell’Istruzione, siano stati banditi numerosi concorsi al fine di ricoprire tutte (o la maggior parte) delle cattedre vacanti nel nostro Paese tra scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I e II grado.

Come si articola il sistema di istruzione e formazione professionale?

Il sistema di istruzione e formazione professionale prevede alcuni percorsi della durata di tre e quattro anni. Il fine ultimo di tali corsi è il conseguimento di qualifiche e diplomi professionali, di competenza regionale. Tali titoli sono riconosciuti e legalmente sfruttabili a livello nazionale e comunitario. Nel rigettare il ricorso, il TAR ha osservato come i periodi di insegnamento presso gli IeFP non hanno la stessa valenza del servizio svolto presso le scuole statali come richiesto, invece, dal bando della procedura concorsuale.

All’interno di un recente articolo pubblicato su Orizzonte Scuola si fa notare che se il legislatore avesse voluto riconoscere il servizio svolto presso istituti di formazione professionale regionale alla stregua di quello prestato nelle scuole secondarie statali, avrebbe potuto farlo espressamente, ovvero, nel bando sarebbe già stata esplicata tale alternativa. Così però non è stato. Ciò quindi era da leggere da parte dei diretti interessati come un’opportunità inesistente già in partenza. Le due pregresse esperienze professionali, per quanto entrambe dignitose e pregevoli, non sono assimilabili allo stesso modo in tale contesto.

Potranno tuttavia accedere ad altri posti nella PA

Nonostante la brutta notizia per i i ricorrenti, il TAR ha precisato come la previsione limitativa non lede il diritto da parte di costoro ad accedere ad altri ruoli nella Pubblica Amministrazione mediante concorso pubblico. E comunque nulla è perduto neanche in campo dell’istruzione. Tali docenti precari potranno comunque provare a diventare insegnanti di ruolo partecipando ai concorsi ordinari già banditi e che saranno svolti prossimamente. Il legislatore ha certo facoltà di introdurre deroghe a inizio concorso pubblico (art. 97 Cost.) ma fino a un certo punto.

Tali deroghe devono infatti essere considerate legittime solamente se danno contributi positivi all’andamento dell’Amministrazione e ove necessitino esigenze straordinarie di pubblico interesse idonee a giustificarle. Nel caso che abbiamo esaminato, il meccanismo introdotto dal legislatore risponde ai canoni menzionati. Il concorso in questione è di carattere straordinario e riservato. Il legislatore ha agito razionalmente. Si lavora, del resto, per assicurare ai nostri ragazzi docenti opportunamente selezionati con titoli ed esperienza inerente al ruolo che sono chiamati a rivestire a tempo indeterminato.

Precariato: un’annosa questione scolastica

I concorsi già svolti e quelli che si svolgeranno nel futuro prossimo, contribuiranno alla salvezza dela scuola italiana. Ciò sarà possibile grazie ad alcune decine di migliaia di docenti assunti che andranno a occupare le cattedre vacanti presenti nei vari istituti italiani. Il precariato, tuttavia, difficilmente verrà eradicato nonostante tutto. A tal proposito si sono recentemente espresse le deputate Paola Frassinetti ed Ella Buccalo di Fratelli d’Italia, responsabili dei Dipartimenti Scuola e Istruzione. Queste le dichiarazioni delle due deputate riportate da Tecnica della Scuola:

“Sono ancora diversi i problemi delle scuole italiane, e non solo quelli riguardanti il trasporto degli studenti, che limiterebbe la loro presenza in classe e la sicurezza. Si faccia un giro nelle scuole italiane- proseguono le due parlamentari- veda con i suoi occhi le ‘classi pollaio’, e capirà, il ministro, che non sono solo i trasporti l’unica carenza, ma soprattutto l’organico”. E poi ancora: “Un organico per la cui ‘messa a punto’ basterebbe la stabilizzazione dei precari che un giorno sì e uno no, scendono in piazza. Ma saranno piazze, anche quelle come le aule scolastiche assiepate, lontane dagli occhi del ministro Bianchi” Al riguardo di Bianchi: “Lui che continua a parlare di bassa natalità senza aver mai fatto nulla per eliminare provvedimenti lesivi dei diritti sulla famiglia- ne è prova la negata assegnazione provvisoria o la mobilità straordinaria ai docenti – verifichi in prima persona le vere pecche della Scuola”.

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