Continua il gelo tra governo e ONG

Solo tre organizzazioni umanitarie firmano l'accordo con le nuove regole per i salvataggi in mare

Tra le organizzazioni non governative che operano nel Mediterraneo e il governo italiano è ancora gelo: l’accordo con le nuove regole per i salvataggi in mare non piace ed è considerato penalizzante per il lavoro dei volontari.

A Roma all’incontro con il governo per decidere insieme il nuovo regolamento per chi salva i migranti in mare aperto alcune ONG non si sono nemmeno presentate e altre hanno deciso di non firmare il documento finale. Solo tre ONG hanno deciso di accettare le nuove regole di ingaggio e di attenersi scrupolosamente alle istruzioni delle autorità italiane prima di portare i migranti in porto e lasciarli alle cure di sanitari e servizi sociali. Dall’entrata in vigore dell’accordo per le navi che sbarcheranno nei porti italiani i migranti salvati in mare ci saranno regole molto più stringenti e severe e in casi estremi potrà anche essere impedito l’attracco.

Le opinioni dei vertici delle ONG sono contrastanti: Medici senza frontiere sostiene che il nuovo regolamento impedisce ai volontari di fare bene il loro lavoro, mentre Save the Children giudica positivo che ci siano regole più chiare che vanno a beneficio anche degli stessi migranti, in particolare dei bambini che rischiano una volta sbarcati di finire nelle mani di pedofili e sfruttatori senza scrupoli.

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Per ora nessuna delle due parti intende cedere: il governo vuole che siano rispettate le regole per mettere fine all’emergenza sbarchi che va avanti ormai da troppo tempo e vuole che i migranti siano identificati con chiarezza per minimizzare il rischio terrorismo, mentre le ONG hanno paura di non potere più svolgere il loro lavoro come meglio credono e soprattutto non vogliono perdere la loro indipendenza e non accettano la presenza a bordo di militari italiani amati in funzione anti scafisti.

La prima nave ad essere fermata per accertamenti nel porto di Lampedusa è la nave Iuventa della ONG tedesca Jugend Rettet, il cui equipaggio sembrerebbe colluso con gli scafisti e avrebbe compiuto una serie di manovre sospette a ridosso delle acque territoriali libiche. Anche il problema di eventuali collusioni tra trafficanti di uomini e volontari, infatti, andrà affrontato al più presto perché rischia di minare la stessa credibilità delle ONG e degli operatori onesti.

 

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Sono una ragazza di trenta anni con Laurea triennale in Studi Internazionali e Laurea magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione; ho anche frequentato un Master e vari corsi post laurea.
Conosco oltre all’italiano, inglese e francese e il tedesco a livello base.
Le mie passioni sono leggere, scrivere di attualità, ambiente e animali e viaggiare per scoprire sempre posti nuovi.
Oltre che per Quotidian Post scrivo anche per Prima Pagina on line, Notiziario Estero e Report Difesa.
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