Covid-19: una diversa e possibile verità

Arma biologica sfuggita? Perché la simulazionenegli Stati Uniti e a ottobre di una pandemia? Perché un picco a Wuhan di anidride solforosa? Perché 21 milioni di utenze telefoniche in meno a febbraio? Sono corretti i numeri della Protezione Civile sui nuovi contagiati?

Troppe domande non trovano risposta o hanno spiegazioni che urtano contro la logica. La riproposta sui social di un servizio RAI del 2015 è diventata virale come l’argomento che tratta: la creazione di un supervirus polmonare da pipistrelli e topi. L’introduzione di copertina è assolutamente allarmante, considerata l’epidemia che stiamo vivendo: «Vale la pena rischiare?. È un esperimento. Certo, ma preoccupa tanti scienziati: un gruppo di ricercatori cinesi innesta una proteina presa dai pipistrelli sul virus della Sars, la polmonite acuta, ricavato da topi. E ne esce un supervirus che potrebbe colpire l’uomo. Resta chiuso nei laboratori, ovvio. Serve solo per motivi di studio; ma vale la pena correre il rischio, creare una minaccia così grande solo per poterla esaminare?»

Le spiegazioni di Maurizio Menicucci

Il servizio di Maurizio Menicucci spiega che: «Un gruppo di studiosi è riuscito a sviluppare una chimera, un organismo modificato innestando la proteina superficiale di un coronavirus trovato nei pipistrelli della specie piuttosto comune, detta ‘naso a ferro di cavallo’, su un virus che provoca la Sars, la polmonite acuta. Anche se in forma non mortale nei topi, si sospettava che la proteina potesse rendere l’ibrido adatto a colpire l’uomo, e l’esperimento lo ha confermato. È proprio questa molecola, detta SHCO14, che permette al coronavirus di attaccarsi alle nostre cellule respiratorie, scatenando la sindrome. Secondo i ricercatori, inoltre, l’organismo – quello originale e a maggior ragione quello ingegnerizzato – può contagiare l’uomo direttamente dai pipistrelli, senza passare da una specie intermedia come il topo. Ed è appunto questa eventualità a sollevare molte polemiche. Proprio un anno fa il governo Usa aveva sospeso i finanziamenti alle ricerche che puntavano a rendere i virus più contagiosi, ma la moratoria non aveva fermato il lavoro dei cinesi sulla Sars che era già in fase avanzata…»

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Il giudizio del virologo Roberto Burioni

Quindi, nel 2015 il mondo scientifico occidentale era preoccupato per le ricerche condotte dai virologi cinesi su un un nuovo coronavirus, derivante dai pipistrelli. E questo è un dato di fatto. In questi giorni di autoambulanze e sirene che squarciano un silenzio irreale nelle nostre città, il sospetto che la Cina abbia ben diverse responsabilità per i morti e un’economia che si frantuma, si fa strada. Ma la scienza lo bolla come una suggestione senza alcun addentellato scientifico. Il virologo Roberto Burioni afferma che è naturale al 100 % e porta quale prova l’articolo del 17 marzo pubblicato da “Nature Medicine” che afferma: «Le analisi eseguite mostrano chiaramente che il virus non è costruito in laboratorio». Ma la RAI, interrogata sul caso, informa che «Il servizio del 16 novembre 2015, andato in onda nella rubrica Leonardo della TgR, è tratto da una pubblicazione della rivista “Nature”». Il direttore della testata regionale Rai, Alessandro Casarin, aggiunge che: «Proprio tre giorni fa, la stessa rivista ha chiarito che il virus di cui parla il servizio, creato in laboratorio, non ha alcuna relazione con il virus naturale Covid-19».

Le spiegazioni della virologa Ilaria Capua

Riassumendo, i cinesi conducevano queste ricerche e, probabilmente, proprio nel laboratorio di Wuhan, ma il Covid-19 non è un’arma biologica costruita da loro e sfuggita di mano. Nelle analisi di laboratorio, manca la molecola SHCO14, che permette al coronavirus di attaccarsi alle nostre cellule respiratorie, scatenando la sindrome. A questo punto, il semplice cittadino si pone una domanda: e allora perché il contagio avviene, senza questa molecola, per un coronavirus che dal pipistrello non avrebbe dovuto passare all’uomo? Risponde la virologa Ilaria Capua: «Il Covid-19 è un virus che deriva da un serbatoio selvatico. Non sappiamo ancora quante specie animali abbia colpito prima di arrivare all’uomo».

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Le domande dei semplici cittadini

Quindi, il coronavirus originale era ospitato in un pipistrello e si è modificato, infettando altri animali, fino a giungere all’attuale forma che può aggredire l’uomo. Ma il semplice cittadino si pone un’altra domanda: i ricercatori di laboratorio potrebbero favorire questa trasmissione del virus da specie animale ad altra specie animale? E ancora: alla fine di questi passaggi, potrebbero estrarre il virus da un corpo umano appositamente infettato?. Il fondato timore è che, nonostante tutte le rassicurazioni degli eminenti virologi citati, la risposta possa essere affermativa. La Cina è una dittatura comunista, che non si fa scrupolo di comminare la pena capitale a chi si macchia di alto tradimento, leggasi esprimere e diffondere un’idea contraria al regime. Non agisce e non si pone gli scrupoli morali ed etici della ricerca occidentale. Specialmente in ambito militare. Non si può escludere che il Covid-19 sia un “weaponized virus“.

La simulazione americana

Supponiamo che l’intenzione di manipolare virus a scopo militare da parte della Cina sia fondata, cosa fareste se foste a capo di una superpotenza come la Federazione Russa o gli Stati Uniti? Probabilmente organizzereste una simulazione assolutamente accurata per poter scoprire gli effetti di una simile epidemia sulla salute pubblica e sull’economia. La prova servirebbe per redigere una procedura su come comportarsi in quel frangente e non commettere errori dovuti all’improvvisazione. Guarda caso, gli esperti del Center for Strategic and International Studies di Washington l’hanno messa in campo a ottobre, un mese prima di quello che si presume sia stato l’inizio dell’epidemia da coronavirus Covid-19. Il Centro ha interpellato una ventina di esperti di salute globale, di bioscienze, di sicurezza nazionale e di gestione delle crisi ed emergenze finanziarie. Strano, vero?

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Altro argomento che ha suscitato interesse è quello relativo alle utenze telefoniche che in Cina sono diminuite in modo rilevante e ciò potrebbe essere spiegato con numeri ben diversi di deceduti per Covid-19. Iniziamo con un’altra notizia che potrebbe essere collegata a questa.

Il mistero dell’anidride solforosa

L’otto febbraio 2020 l’utente @inteldotwav e una serie di tweet nei quali segnala, tramite il sito www.windy.com, un presunto aumento di anidride solforosa nella città di Wuhan. In molti ritengono che questo gas sia sprigionato dalla ce il Covid-19, ma se così fosse, la Cina non ha detto la verità sui suoi morti. È opportuno sottolineare che la città di Wuhan non è nuova nel registrare alti livelli di anidride solforosa, ma durante l’epidemia si trovava in quarantena, con la produzione industriale bloccata. Tuttavia, il nuovo impianto di incenerimento dei rifiuti potrebbe essere individuato quale responsabile dell’aumento, ma anche la cremazione di corpi, umani e animali. Potrebbe essere questa la spiegazione?

Scorie infette, animali o corpi umani?

Diversi virologi, tra i quali lo stesso Shi Zhengli, hanno chiesto misure straordinarie contro il commercio di animali. Le fonti, che descrivono questo contesto, danno inoltre per scontato che «le epidemie virali portano all’abbattimento di massa degli animali domestici». Ma l’aumento di anidride solforosa, quale dato potrebbe fornirci? Analizziamo il picco come se fosse stato prodotto dalla cremazione di morti per il Covid-19. Un corpo umano adulto contiene circa e in diverse forme 140 grammi di zolfo. Supponendo che nel processo di cremazione si riesca ad ossidarlo tutto, si dovrebbe ottenere 282 grammi di anidride solforosa.Sulla base della “AQI”, la Air Quality Index (https://aqicn.org/city/wuhan/) a Wuhan il contenuto di SO2 è ora nella norma, ma ha avuto un inspiegabile picco per alcune ore. L’anidride solforosa, per registrare dei danni, deve essere >50 parti per miliardo. Poiché un metro cubo di aria pesa circa 1kg, bisogna avere più di 50 microgrammi di SO2 per metro cubo di aria.

Quanti corpi bruciati giustificherebbero il picco di SO2?

Quanta aria è posizionata su Wuhan? La città occupa una superficie di circa 8500 km2. Se consideriamo i primi 10 km di spazio aereo, abbiamo un volume di aria di 85000 km3, ovvero 85000 x 10^9, che significa 85×10^12 m3. Moltiplicando per 50 microgrammi otteniamo: 4250 x 10^6 g. Poiché in un corpo umano abbiamo 140g di zolfo, allora si potrebbe calcolare che circa 30×10^6 corpi dovrebbero essere stati bruciati, dai 20 ai 30 milioni. Siccome il picco di anidride solforosa attorno a Wuhan è durato solo qualche ora, ciò potrebbe allontanare l’ipotesi che la causa sia stata la cremazione di cadaveri. Tuttavia, un altro dato incuriosisce: quello delle utenze telefoniche.

Il mistero delle utenze telefoniche

I giornalisti di “The Epoch Times“, testata newyorchese fondata da un gruppo di cinesi associati ai Falun Gong, sottolinea un numero che s’avvicina alla stima di corpi cremati. In Cina, non si può fare a meno del cellulare: acquisti ed esibisci i biglietti dei vari trasporti, fai shopping ecc… Da dicembre, è obbligatoria la scansione del viso per confermare l’identità della persona che ha registrato l’utenza. Il giornalista Tang Jingyuan afferma che «non importa che cosa tu voglia fare; in Cina hai sempre bisogno di usare il cellulare. Soprattutto in tempo di coronavirus: Il regime cinese richiede a tutti di utilizzare il proprio cellulare per generare un codice sanitario. Solo con un codice sanitario verde è permesso ora ai cinesi di spostarsi in Cina. È impossibile per una persona cancellare il suo cellulare».

Cosa giustifica 21 milioni di utenze in meno?

Bene. Il Ministero dell’Industria e della Tecnologia ha comunicato il 19 marzo scorso che il numero di cellulari è calato di 21,03 milioni di utenze, passando da oltre 1,60 miliardi a meno di 1,58 miliardi. Questo calo si è registrato da gennaio. In diminuzione anche il numero di utenze fisse: da 190,83 milioni a 189,99, in calo di 840.000 unità. Strano, perché nello stesso periodo e l’anno precedente i dati erano in aumento: 6,6 milioni di utenze mobili e 24,37 milioni quelle fisse. La prima risposta è: sarà avvenuto un calo demografico. Sbagliato: la popolazione cinese è aumentata nel 2019 di 4,67 milioni rispetto all’anno precedente superando 1,4 miliardi. China Mobile, che detiene il 60% del mercato, ha perso 0,862 milioni di utenti a gennaio e, sorprendentemente, 7,254 a febbraio. China Telecom, invece, ne ha persi 0,43, sempre a gennaio, e 5,6 milioni a febbraio. China Unicom non ha ancora pubblicato i dati di febbraio, ma a gennaio ha perso 1,186 milioni di utenti. Cosa è successo a Febbraio?

I dati della Protezione Civile

Concludiamo con una analisi di dati più vicini a noi, quelli italiani.
Ieri sono stati annunciati 3491 positivi che sono la differenza fra il conteggio totale delle persone infette dell’altro ieri e il totale delle persone attualmente infette. È corretto? Paradossalmente, i morti contribuiscono ad abbassare questo valore, considerato che non sono più conteggiati fra gli infetti, come anche i soggetti guariti contribuiscono ad abbassare il numero fornito. Su WorldMeter, il numero di nuovi infettati era ieri di 5210 che è la differenza fra il numero di casi totali da l’altro ieri (69.176) e ieri (74.386). Il numero riportato dalla Protezione civile, e dalla maggior parte dei media italiani, è scientificamente inutile e non fotografa esattamente la situazione. Presenta anche un aspetto “consolatorio”, ma moralmente deprecabile, considerato che il numero dei nuovi contagiati è inferiore.

Il trend dell’epidemia

Un altro dato interessante è il trend. Le epidemie si diffondono secondo una legge matematica esponenziale ovvero secondo una crescita percentuale costante. Il dato percentuale è più significativo di quello assoluto e cioè del numero di contagiati. Questa percentuale sta calando da alcuni giorni, ma non abbiamo ancora raggiunto il picco dell’epidemia. Il numero dei contagiati è ancora in crescita e vediamo solo un rallentamento. Tuttavia, se la variazione percentuale dei contagi fosse rimasta costante al valore che aveva raggiunto l’8 marzo (20,2%) e cioè al giorno prima del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, oggi avremmo un numero di contagiati pari a 168.320 con un numero doppio di morti.

S’intravvede la luce fuori dal tunnel, ma non dobbiamo abbassare la guardia e restare a casa. La vittoria sul Covid-19 è ancora lontana.

Massimo Carpegna

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.

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