Crisi idrica e nuovi invasi

La nota di AttivaLizzano

Sono un pò di anni ormai che puntualmente, in estate si parla di crisi idrica.

 

Il nostro territorio e principalmente la Puglia, soffre la siccità che puntualmente nei periodi estivi mostra i suoi picchi più alti creando grossi problemi all’agricoltura e alla comunità.

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La Puglia, come si sa, è povera di corsi d’acqua superficiali e di conseguenza è legata all’approvigionamento idrico essenzialmente dalla Basilicata che specie nei periodi estivi è costretta a limitare il flusso idrico verso la Puglia.

 

Sull’argomento interviene, e non è la prima volta, l’associazione AttivaLizzano, con una nota a firma del presidente Angelo Del Vecchio.

 

Purtroppo l’AQP ha sempre mostrato di avere grosse falle per la gestione e la parsimonia dell’uso delle acque – scrive Del Vecchio -, sia per quelle che attinge dalla vicina Basilicata, sia per quelle provenienti dai fenomeni meteorici, sia per lo sversamento a mare dei reflui urbani e sia per l’uso incontrollato delle acque di falda per usi irrigui. Non per niente la Giunta Regionale Pugliese con una sua deliberazione (19 giugno 2007, n. 883) emise il Piano di tutela delle acque della Regione Puglia in quanto il suo sottosuolo è povero di acqua dolce e pertanto, la deliberazione prevede il riuso delle acque reflue per usi agricoli e industriali”.

E’ argomento principe in questi giorni su come affrontare lo stato di crisi idrica, sia a livello nazionale che dalla nostra Regione Puglia ipotizzando (ipotesi non molto remota) che per i prossimi anni il fenomeno si accentuerà e di conseguenza si stanno valutando alcune misure atte a fronteggiare la scarsezza di acqua:

 

Una di queste è la creazione di nuovi invasi distribuiti sul territorio atti a contenere le acque meteoriche dei periodi invernali e quelle delle vicine dighe per poi utilizzare nei periodi di scarsezza di pioggia”.

L’associazione AttivaLizzano già dal 2011, periodo in cui si batteva per il recupero dei reflui provenienti dal depuratore consortile di Lizzano, Fragagnano e San Marzano di S.G. anziché utilizzare come recapito finale il mare, proponeva il loro recupero, dopo accurato affinamento e stoccaggio, nelle tante cave di tufo esaurite e situate nei pressi di Lizzano.

 

Questa situazione avrebbe sanato molteplici problemi che affliggono il nostro territorio: “quello di non far affluire più reflui nel mare incontaminato e cristallino che era, alimentare e ripristinare le falde acquifere e sanare, recuperare e rendere vivibile una zona devastata e deturpata dalle tante cave di tufo poi trasformate in discariche”.

 

Altro punto di stoccaggio potrebbe essere il grosso invaso Pappadai creato, appunto, per lo stoccaggio delle acque meteoriche e di quelle provenienti dalla diga lucana di Montecotugno per dissetare popolazioni e campagne delle province di Brindisi, Taranto e Lecce . L’invaso Pappadai è distante da Lizzano circa 8 km, vicinissimo a Fragagnano e distante da San Marzano 5 km circa nato per contenere 20 milioni di metri cubi d’acqua. I lavori dell’invaso iniziarono nel 1984 e fin dall’ultimazione dell’opera non è stata mai prelevata una goccia d’acqua”.

 

AttivaLizzano si fa promotore verso i politici regionali a non sottovalutare le crisi idriche che purtroppo vedranno la nostra regione sempre più soccombente verso questo problema e auspica di non rimanere inascoltata, come negli anni scorsi e di prendere in considerazione le proposte dall’Associazione.

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