Dossier Afghanistan: avanza il pericolo di attentati

Stati Uniti e Alleati fuggono dall'Afghanistan, sconfitti e spalancando le porte a nuovi attentati

In questi giorni sono state proposte molte analisi sulla scelta e sulle conseguenze derivanti dall’abbandonare l’Afghanistan ai Talebani. Sono stati consumati vent’anni di presidio del territorio, dopo l’attentato dell’11 settembre 2001, miliardi di dollari e, soprattutto, vittime: tante vittime tra i civili e i soldati immolati sull’altare del nulla. Risultato? Nessuno.

Osama Bin Laden, colui che ha creato il terrorismo islamico moderno, amava vestire le azioni di significati simbolici e spingeva i suoi a credere che ogni accadimento fosse espressione della volontà di Dio e dovesse rappresentare qualcosa nella nuova Crociata.

Questa “visione” nasceva dalla sua educazione fortemente religiosa e dalla frequentazione di al-Zawahiri: l’ispiratore e ideologo del gruppo “al-Qāʿida”, che in arabo significa “La base”.

La convinzione che un Dio vittorioso si manifestasse ai fedeli attraverso dei simboli e fosse al fianco dei combattenti islamici contro l’Impero del Male e i suoi alleati era così certa e profonda, che sorse una nuova figura di terrorista: quella del suicida, che immolava se stesso per la causa.

La ragione di questo preambolo è quella di offrire una chiave di lettura, quella fondamentalista, su quanto sta accadendo in Afghanistan, con la decisione delle “Forze del Male” d’abbandonare il Paese e, nella fuga piuttosto precipitosa, di lasciare nelle mani dei Talebani fucili e mitragliatori d’assalto, milioni di munizioni, blindati e persino 25 elicotteri pur di avere salva la vita, non diventare bersagli durante le operazioni d’imbarco all’aeroporto di Kabul.

Non abbiamo assistito ad una battaglia cruenta, che obbligasse i nostri soldati a lasciare il campo; non è esplosa una bomba, che ha spianato completamente una nostra base. Ce ne stiamo andando precipitosamente e sconfitti, dopo aver commesso un errore fatale per la nostra sicurezza futura. Facile è immaginare cosa è declamato oggi in alcune moschee: “Dio ha combattuto per l’Islam e ha vinto senza l’uso delle armi. Dopo secoli di occupazione straniera, l’Afghanistan è nuovamente libero. Il nemico è in fuga, colmo di paura!”

Lo scopo degli attentati organizzati da Osama Bin Laden e al-Qāʿida era quello di dimostrare che l’Occidente non era invincibile, che un pugno di “guerrieri sacri” e l’aiuto di Dio potevano essere più efficaci e mortali dei marines, della CIA, dei satelliti spia e dei missili con testata nucleare.

L’attacco alle Torri Gemelle

É con quest’ottica che si deve interpretare l’attacco alle Twin Towers, che causò quasi 3.000 morti. Le “Torri Gemelle” erano un simbolo dell’economia americana e il loro crollo completo, tra l’altro non previsto da Bin Laden e i suoi, fu un altro simbolo: l’Islam è in grado di colpire il cuore dell’America e Dio ha manifestato chiaramente la sua presenza, radendo al suolo i due grattacieli, invece che distruggerli parzialmente.

Le azioni programmate dai terroristi propongono quindi simboli. Essi sono più mortali delle pallottole, perché esaltano gli animi, spronano gli esseri umani a compiere azioni formidabili, ad essere martiri ed eroi. Noi dovremmo conoscere bene la loro potenza, poiché un simbolo, la Croce, ha conquistato un Impero: quello Romano.

- Advertisement -

Attentati di Londra

A proposito di “Croce”, non tutti sanno che gli attentati di Londra del 2005 hanno disegnato questo simbolo. Se si collegano i quattro punti dove i quattro terroristi hanno fatto esplodere le loro bombe, ne risulta il segno della croce. Sulla carta di Londra l’immagine è un po’ deformata, in quanto il quarto terrorista, impauritosi e datosi alla fuga in un primo momento, non si è fatto saltare nel luogo stabilito – all’interno della linea sud del metro – ma in un bus, mentre i suoi tre compagni hanno percorso una strada diretta all’interno della metropolitana, e hanno commesso i loro atti a nord, a ovest e a est della capitale britannica.

L’illuminismo occidentale rifiuta questo approccio messianico e a questo rifiuto s’aggiunge l’arroganza del tutto americana, la fiducia sconfinata in quello che gli Stati Uniti considerano l’esercito più potente al mondo.

Il costo della missione in Afghanistan

Il costo della missione in Afghanistan è stata calcolata in 120 miliardi di dollari l’anno – costo importante in periodo di pandemia – e la percentuale di consenso verso il Presidente americano Joe Biden era ed è in picchiata. Forse, nella Sala Ovale, qualcuno avrà pronunciato queste parole: “Si abbandoni in fretta l’Afghanistan prima della data simbolica scelta da Trump (l’11 settembre), poiché ogni ferito ed ogni bara avvolta nella bandiera che ritorna in Patria, incrementa la sfiducia nell’Amministrazione a stelle e strisce. Controlleremo questa landa desolata con i satelliti, con i droni, pronti ad intervenire con le portaerei, se sarà necessario. L’Afghanistan non sarà un altro Vietnam!”.

Una nota curiosa è che Bin Laden ordinò ai suoi di non toccare Biden, quando era vice di Obama, giudicandolo un inetto, incapace di prendere decisioni. Se Obama fosse stato ucciso in un attentato, Biden sarebbe stato il Presidente ideale per la vittoria dell’Islam!

Questo in sintesi è stato il superficiale ed arrogante ragionamento degli americani, che ha portato ad un accordo sottobanco con i Talebani (i depositi di armi lasciati sul campo), non pensando minimamente alle conseguenze e al simbolo di questa loro decisione, incurante dei morti appartenenti ad altri eserciti come il nostro, che hanno supportato le loro azioni.

Ma se vuoi sconfiggere un nemico, che senza sparare un colpo ha mietuto più vittime che a Pearl Harbor, devi pensare come lui e prevedere le conseguenze delle tue scelte. Oggi abbiamo nuovamente un territorio sconfinato che rappresenta per gli altri l’esempio di uno Stato benedetto da Dio, poiché governato dalla “sharia”, che sarà “base” e campo d’addestramento per i nuovi “Mujaheddin” e con una capacità economica spaventosa: l’oppio venduto alle varie organizzazioni criminali in cambio di armi. Forse, anche quella nucleare, come ipotizza qualcuno.

Si aggiunge il problema di chi vuole scappare da quella terra che abbiamo il dovere d’accogliere. Gli afghani non sono gli emigranti economici che quotidianamente e illegalmente sbarcano sulle nostre coste. Gli afghani fuggono veramente dalla carestia, dalla persecuzione, dalla violenza estrema su donne e bambini. Dalla guerra.

Peccato che i terroristi non indossino una divisa con un simbolo che aiuti a riconoscerli e sicuramente molti di loro si confonderanno tra i profughi. La CIA se ne accorge ora e consiglia il presidente Biden di non prolungare il ponte aereo tra Kabul e l’America oltre il 31 agosto: tra i rifugiati potrebbero nascondersi degli attentatori.

In conclusione, in vent’anni di permanenza in Afghanistan non abbiamo risolto nulla e oggi siamo più in pericolo di ieri grazie al simbolo di questa fuga vigliacca e con migliaia di persone che si sono aggiunte a quelle che odiano l’Occidente: gli afghani che hanno creduto in un futuro diverso e hanno appoggiato la nostra iniziativa. Congrats!

Massimo Carpegna

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.