Esame avvocato: “Non possiamo promuoverli tutti”. Chiesta interrogazione parlamentare

Lo sconcerto dei parlamentari: "Praticanti e avvocati come carne da macello per mera statistica. E il merito? E i sacrifici di anni di studio e pratica?"

Pochi giorni fa il caso del commissario della Corte di Lecce che aveva detto, dimenticando i microfoni aperti durante l’esame, “non possiamo promuoverli tutti, cerchiamo di stare bassi”, aveva creato forte scalpore e rabbia tra i praticanti.

Il commissario, infatti, era stato intercettato a microfoni aperti mentre discuteva animatamente coi colleghi sul numero di persone da promuovere quella mattina. “Quanti ne abbiamo promossi già? Stiamo bassi. Su 6 ne abbiamo già promossi 4”. Queste le sconcertanti parole del membro della commissione, che ora potrebbe ritrovarsi però nel mezzo di una interrogazione parlamentare, “Posso fare una domanda insidiosa. Altrimenti poi tutti quelli che arrivano alla fine dobbiamo bocciarli tutti”. Avrebbe poi aggiunto il magistrato.

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Stando alle linee guida, però, nessuna domanda, insidiosa o meno, può essere posta dalla commissione. Atteso il fatto che la risoluzione del caso sottoposto all’attenzione del candidato, deve essere una sorta di “discussione”, esattamente come accadrebbe per la classica prova scritta che si sarebbe dovuta tenere se non ci fossero state le problematiche legate alla pandemia.

Per questo motivo, c’è chi chiede una interrogazione parlamentare.

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A richiederla, è stato il deputato leghista Luca Toccalini che lo ha annunciato al ministro Marta Cartabia, così come il collega del Pd Carmelo Miceli, in Commissione giustizia e antimafia: «Praticanti e avvocati come carne da macello per mera statistica. E il merito? E i sacrifici di anni di studio e pratica?» ha scritto su Twitter.

C’è chi però si dice incredulo, come la presidente dell’Unione praticanti avvocati Claudia Majolo, che per evitare il panico tra i praticanti sostiene: “Quanto asserito è infondato, invitiamo i candidati a mantenere la calma”. Ma qualcuno ribatte «Tutto vero, purtroppo», dice Alessandra Nodari. «Sono davvero rammaricata: già l’esame è uno scoglio duro, essere pure in balia dei numeri è fuorviante. Anche a livello nazionale Aiga si muoverà per capire e non potranno non farlo il ministero e le Corti d’appello». Poi aggiunge: «Mi dispiace per i ragazzi, non è così che ci si affaccia alla professionale, confido che sia fatta chiarezza sulla questione. Sono diventata avvocato perché ci credevo, nella giustizia. Subire simili ingiustizie all’inizio è troppo».

Francesca Angelica Ereddia
Francesca Angelica Ereddia
Classe 1990, Laureata in Giurisprudenza, siciliana, una passione per la scrittura, la musica e l'arte. Per aspera ad astra, dicevano. Io, nel frattempo, continuo a guardare le stelle.