Donetsk: esercito di Kiev fa caporetto

Interior troops holding protective position. Kyiv, Ukraine. Jan

Le forze regolari di Kiev battono la ritirata, abbandonano la Repubblica Popolare del Donetsk, quando tra le giornate di lunedì e martedì avevano già lasciato l’aeroporto di Lugansk. La Nato si dice pronta a schierare le truppe ai confini

Ucraina- In base a quanto riportato da Ntv (emittente russa), le forze governative hanno rinunciato definitivamente al controllo dell’oblast’ di Donec’k, abbandonando tutti i “baluardi” lungo il percorso fra Donetsk-Mariupol.

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La ritirata ha luogo, ormai, da più di 12 ore. I miliziani si dicono sconcertati, in quanto, non si aspettavano il ripiegamento di Kiev, reputando la vicenda come un “cambio di programma”. L’esercito ucraino avrebbe deciso di concentrare la propria difesa sulle regioni di Dnepropetrovk e Zaporozhye.

Sta mane un’insolita quiete si faceva largo nelle strade della città di Donetsk. Nessun assordante colpo d’artiglieria a interrompere quei preziosi istanti. La quiete perdura da diversi giorni, concedendo alla città un po’ di tranquillità, come non accadeva da mesi.

A Lugansk i soldati hanno abbandonato l’aeroporto, che ora si trova nelle mani dei ribelli filorussi. A detta del governo ucraino, i riottosi riceverebbero aiuti consistenti in armi da Mosca. A ribadirlo è stato anche il portavoce del Consiglio della Sicurezza Nazionale Ucraina, Andrey Lysenko:“i soldati ucraini hanno ricevuto l’ordine di abbandonare l’aeroporto internazionale e il villaggio di Heorkivka, che si trova poco lontano. Analizzando i tiri, possiamo dedurne che siano prodotti da artiglieri professionisti appartenenti alle forze armate russe”.

La frase di Vladimir Putin :”posso prendere Kiev in due settimane”(pronunciata durante un colloquio con il presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso), che è stata poi smentita dal Cremlino poiché “riferita fuori dal contesto con un significato totalmente diverso”, avrebbe fatto spostare il baricentro dei conflitti verso Nord. Il Sud della regione è oramai completamente nella mani dei filorussi.

La Russia, nel frattempo,ha accusato la Nato di contribuire a tener alta la tensione fra i due Paesi, con il programma di schieramento delle truppe nell’Est dell’Europa, minacciando ripercussioni sull’Occidente. Il vice consigliere per la sicurezza nazionale del Cremlino Mikhail Popov ha annunciato: “Il fatto che le infrastrutture militari dei membri Nato si stiano avvicinando ai nostri confini e che si stiano ampliando, rappresenterà una delle minacce per la Federazione russa“.

Il summit Nato, che si terrà giovedì e venerdì prossimi, sarà decisivo riguardo il futuro dei rapporti fra Nato e Russia in risposta alla crisi ucraina. L’Alleanza Atlantica potrebbe dar vita ad una forza di reazione composta da 4.000 soldati. Il segretario generale,il danese Anders Fogh Rasmussen, ha annunciato che l’unità sarà in grado di viaggiare leggera e di colpire gravemente, forte delle forze aeree e navali a sua disposizione.

Nel frattempo si sta svolgendo tra Polonia,Germania e Paesi Baltici un’esercitazione, cominciata martedì, che avanzerà fino a lunedì prossimo. L’esercitazione chiamata “Steadfast Javelin II” in principio riguardava solo le forze statunitensi, successivamente si è trasformata in un’operazione multi-nazionale che coinvolge centinaia di veicoli, aerei e soldati da nove diversi Paesi. Ha luogo in Germania, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia. All’operazione, prenderanno parte anche forze statunitensi, canadesi e truppe d’assalto italiane. L’esercitazione, riporta il Comando Nato, è “disegnata per dimostrare l’impegno della Nato all’obiettivo fondamentale di salvaguardare la libertà e la sicurezza dei suoi membri e partner“.

 

Barack Obama in visita in Estonia

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, si trova a Tallinn per rafforzare il sostegno degli Usa ai Paesi baltici, in seguito alla denuncia avanzata dall’Alleanza Atlantica riguardo le azioni militari illegali della Russia nell’Est dell’Ucraina. Il messaggio che Obama invia a Mosca è : “non credere di poter fare con i Paesi baltici ciò che sta accadendo in Ucraina”. Poiché questi ultimi, in quanto membri della Nato, verrebbero immediatamente soccorsi dalle forze alleate secondo l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico, il quale impone ai Paesi membri, di soccorrere un altro Paese membro, se attaccato.

 

L’accordo per il cessate il fuoco fra Putin e Poroshenko

La notizia riguardante i presunti accordi fra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Petro Poroshenko, che in base a quanto riportato sta mane, sarebbero giunti a dei compromessi su di una probabile tregua che prevederebbe un “cessate il fuoco permanente” nella regione del Donbass, raggiunto in una conversazione telefonica. E’ stata smentita da Mosca . Il portavoce di Putin,Dmitri Peskov, ha dichiarato che non vi sarebbe accordo alcuno, poiché la Russia non è una parte in conflitto. Ciò nonostante si direbbe favorevole ad una tregua duratura affinché vengano “adottate le misure che contribuiranno alla creazione della pace”.

 

Rublo debole, l’economia russa in grave difficoltà

Il rublo(valuta nazionale russa), debilitato dalla questione in Ucraina,dalle ripetute sanzioni miranti ad attentare l’economia russa, embargo finanziario e quant’altro, in qualsiasi altra Nazione avrebbero provocato immediati assalti ai bancomat dei piccoli risparmiatori, soprattutto in quanto esuli dalla crisi bancaria di fine anni ’90 di cui possiedono ancora una memoria relativamente giovane. In Russia,al contrario, la questione, sembra non recare turbamento al Cremlino: il rublo continua a diminuire a poco a poco, ma nessuno lo sostiene. Oltretutto a causa della crescita del dollaro e dell’euro le importazioni diverranno troppo costose per il Paese. Ma nelle attuali condizioni risulterebbe un problema minimo. Di fatto il rublo indebolito dovrebbe essere un ulteriore incentivo per la produzione di apparecchiature e aeromobili russi. Così come accadde nel 1999, l’economia russa si riprese grazie alla debolezza del rublo che rese più costosi i prodotti importati e incoraggiò la manifattura nazionale. Nel frattempo la Russia sembrerebbe essersi aperta verso il mercato orientale, in seguito all’esclusione da quello occidentale. Oggi Putin è volato in Mongolia per trattare la probabile importazione di prodotti di derivazione animale dal Paese, mentre quelli europei, prodotti italiani compresi, marciscono alla frontiera.

 

In aumento il numero dei profughi

In numero degli sfollati in Ucraina, in base a quanto stimato dall’Onu, sono in notevole aumento, passando da 117 mila nei primi di agosto a 260 mila in questa ultima settimana.