Proteste pro-Palestina a Los Angeles: polizia fa irruzione nei campus. Gaza, si complica cessate il fuoco

Proteste a Los Angeles, New York e in altre città statunitensi: centinaia gli arresti. Si complica intanto cessate il fuoco tra Israele e Hamas

Centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa sgomberano gli accampamenti degli studenti della California University (Ucla), a New York invece 300 persone sono state arrestate dalla polizia. Non si placano le proteste degli studenti universitari statunitensi insorti a difesa della Palestina e per impedire alla propria Università di intrattenere rapporti con enti o organizzazioni israeliane. A Los Angeles, in particolare, il clima è sempre più teso: decine di studenti inginocchiati e con le braccia legate dietro la schiena, poliziotti armati di manganello e flashbang che da ore circondano gli edifici dell’Ateneo e che minacciano di intervenire. Le truppe della polizia hanno fatto irruzione in uno dei campus dell’Università, dicendo ai manifestanti di uscire immediatamente.

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Alle ore 3.00 del mattino l’Ucla ha chiesto agli studenti di abbandonare Dickson Plaza, l’area in cui hanno allestito un accampamento, dato che potrebbero affrontare sanzioni o nel peggiore dei casi un mandato di arresto. La polizia invece ha minacciato gli studenti dicendo che se non avessero abbandonato gli accampamenti sarebbero stati arrestati. Alcuni di essi hanno effettivamente abbandonato il campus, altri, circa una decina dei 400 iniziali, sono rimasti ancora lì. “L’Università della California di Los Angeles ha dichiarato l’accampamento e tutte le tende e le strutture non autorizzate a Dickson Plaza illegali. L’Università richiede che tutti debbano lasciare immediatamente l’accampamento e le aree adiacenti, nonché tutte le strutture e le tende non autorizzate, fino a nuovo avviso“, ha riferito l’Ateneo.

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Cessate il fuoco in dubbio

Nel frattempo le speranze di giungere a un accordo sul cessate il fuoco diventano sempre più flebili. Sia Hamas che Israele sembrano non essere più disposti a trovare punti in comune su cui dialogare: nelle prossime ore si attende la risposta ufficiale da parte del movimento palestinese alla proposta israeliana (40 giorni di tregua, scambio dei 33 ostaggi con i palestinesi incarcerati in Israele), ma intanto diversi funzionari fanno già sapere che senza un ritiro permanente delle truppe e un cessate il fuoco definitivo difficilmente si arriverà a una tregua. Secondo un funzionario di Hamas, ascoltato da AFP, “entro un periodo molto breve” ci sarà una risposta da parte del movimento, ma sempre il funzionario ha ribadito che qualsiasi proposta sul “cessate il fuoco deve essere permanente“. Quest’ultimo punto è di difficile attuazione, e si collega al fatto che Netanyahu e il gabinetto di guerra non intendono mollare i piani di invasione di Rafah: questi, a detta del premier stesso, saranno applicati a prescindere da se si raggiungerà un accordo o meno.

A nulla sono valsi i tentativi del Segretario di stato Usa Anthony Blinken che ha chiesto ancora volta a Israele di evitare di invadere la città confinante con l’Egitto. Tentativi a questo punto vani, dopo oltre tre ore di colloqui avuti a Gerusalemme sia con il premier che con il ministro della difesa Gallant. Blinken ha discusso con il governo israeliano anche del tema degli aiuti umanitari, sollecitando Israele ad aprire il valico di Erez per far entrare quanti più camion possibili. Dal 7 ottobre in poi, il valico era stato chiuso e le maggiori agenzie umanitarie che operano a Gaza avevano più volte chiesto a Tel Aviv, invano, la sua riapertura.