Francia, poliziotta uccisa in una sparatoria dopo l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo

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Non è ancora passato lo shock per l’attentato di ieri, mercoledì 7 gennaio, al settimanale satirico francese Charlie Hebdo, che oggi la République deve fare i conti con un altro fatto di sangue: una poliziotta è stata uccisa a Montrouge, a sud di Parigi. Si era recata sul posto assieme ad una collega a seguito di un incidente stradale, quando un uomo è sceso da un’auto (i testimoni hanno parlato di una Renault Clio), ha sparato e si è dato alla fuga. Più tardi un nordafricano di 52 anni, con la testa rasata e con indosso un giubbotto antiproiettile, è stato arrestato. Ma anche se l’indagine sul fatto è stata affidata ad una sezione antiterrorismo della Procura di Parigi, non è chiaro se ci siano legami tra questo episodio e l’attacco alla redazione del Charlie Hebdo.

Intanto i presunti killer dell’attentato al giornale, i fratelli franco-algerini Chérif e Said Kouachi (nella foto), di 32 e 34 anni, identificati dalla polizia grazie ad una carta d’identità trovata in un’auto, una Citroen C3 abbandonata durante la fuga, sono stati avvistati in Piccardia, nel nord-est della Francia.

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Nella regione l’allerta è massima. Sono state effettuate perquisizioni nella città di Longpont e nella vicina borgata di Corcy, a circa settanta chilometri da Parigi. La zona è circondata da squadre speciali e sorvolata da elicotteri della polizia. Il ministero dell’Interno francese Manuel Valls ha fatto sapere che oltre ottantottomila persone (poliziotti, funzionari di polizia, militari e gendarmi) sono state messe in campo per trovare i due fuggitivi.

Vincent Ollivier, l’ex avvocato di Chérif Kouachi, uno dei due fratelli presunti esecutori dell’attentato, attraverso l’emittente francese BfMtv ha chiesto all’uomo di costituirsi. Kouachi era già noto alle forze dell’ordine: nel 2008 era stato condannato a tre anni (poi 18 mesi) perché faceva parte di un’organizzazione che reclutava giovani da inviare in Iraq per il jihad.

La radicalizzazione di Chérif e Said è iniziata nel 2003, quando si sono messi a frequentare la moschea di Adda’wa a Parigi. In eseguito Chérif ha cominciato a visitare siti islamici integralisti, dove ha avuto modo di scagliarsi contro l’intervento americano in Iraq, e poi è arrivato a legarsi ad al-Qaeda. Nel 2005 è partito per la Siria (da dove con il fratello è rientrato in Francia quest’estate) e per l’Iraq. Ha partecipato all’organizzazione di attentati terroristici e nel 2010 il suo nome è emerso nelle indagini sul progetto di evasione di Sain Aiit Ali Belkacem, ex membro del gruppo islamico armato algerino (GIA), condannato nel 2002 quale autore dell’attentato alla stazione di RER Musée d’Orsay nel 1995 a Parigi.

 

 

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).
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