Il car sharing debutta nel paniere Istat

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L’elenco dei prezzi al consumo calcolati anno per anno dall’Istat si arricchisce nel 2015 di una, anzi due new entry. Car sharing e bike sharing sono entrati di diritto tra i 1.441 prodotti e servizi più utilizzati dagli italiani, dopo il boom che queste nuove modalità di trasporto hanno segnato lo scorso anno nelle principali città d’Italia. Non soltanto è cresciuta in maniera sostanziosa la base di iscritti alle piattaforme che offrono le automobili o le bici in condivisione – ora circa 350.000 in tutta la Penisola – ma è notevolmente aumentato il numero degli operatori, tanto che si è resa necessaria addirittura una app, chiamata Carsh, per tenere sott’occhio sul telefonino tutti i mezzi disponibili nella propria città, come si legge nel riassunto con il meglio del settore auto 2014.

Se si guarda alla curva di crescita degli utenti del car sharing, si nota come dai 130.000 utenti del 2014 si sia passati ai 250.000 del 2014, fino ad arrivare agli oltre 350.000 di oggi. Questa esplosione, che ci pone tra i Paesi d’Europa, insieme alla Germania, più ricettivi al servizio, è stata causata da più fattori: da un lato le proposte competitive di operatori privati come Eni e Mercedes, che si aggiungono a quelli pubblici come ad esempio ATM a Milano, dall’altro l’integrazione con gli smartphone, che permette un utilizzo ottimale in mobilità. Il successo del car sharing si estende anche al ride sharing, come quello di BlaBlaCar, per i viaggi più lunghi.

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I vantaggi del car sharing sono evidenti sotto molti aspetti: anche chi non ha un’automobile di proprietà può approfittare del servizio soltanto quando ne ha davvero bisogno, senza doversi accollare bollo e assicurazione annuali, e per di più l’ambiente ringrazia. La pecca? La vulnerabilità delle auto a furti e atti vandalici, che vanno a minare il bilancio di tutti gli operatori del settore.

 

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