Il caso Arcuri: c’è chi fallisce e chi s’arricchisce

La Corte dei Conti sostiene che Arcuri e altri 14 dirigenti di "Invitalia" abbiano ricevuto emolumenti superiori ai massimali stabiliti dalla legge

Ing. Adriano Olivetti
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Siamo un Paese senza etica morale. O, se preferite, privo del senso di giustizia sociale. La pandemia da Covid-19 ha obbligato la chiusura per tre mesi di fabbriche, negozi e laboratori artigianali che, di conseguenza, non hanno incassato un euro. Molti stanno ancora aspettando la cassa integrazione e sono sull’orlo della povertà; molti hanno riaperto gli esercizi commerciali, ma hanno già abbassato le saracinesche, poiché il distanziamento sociale e la sanificazione portano il bilancio in negativo. Le bollette e i diversi pagamenti, invece, non hanno rallentato di un passo e alcuni comuni, per sanare il mancato introito da multe, parcheggi e spese impreviste causate dalla pandemia, hanno “giustamente” pensato d’aumentare la loro tassazione.

E’ una questione di etica morale

In questo momento di grandissimi sacrifici per tanti italiani nel quale la politica non dovrebbe solo intervenire con scienza e determinazione a governare la crisi, ma dare anche il buon esempio, abbiamo vitalizi ripristinati e bocciata l’ipotesi di ridimensionare il numero dei parlamentari. Sono proposte “populiste” che non incidono nulla e danneggiano la rappresentanza democratica, giustificano alcuni come il filosofo Cacciari, che probabilmente non conoscono il significato e la forza dei comportamenti emblematici che appartengono, appunto, all’etica morale. E’ l’esempio, che crea fiducia nelle istituzioni; non le chiacchiere.

Il Commissario Arcuri e la Corte dei Conti

Ma parliamo ora del braccio destro del Presidente Giuseppe Conte, dell’uomo chiamato a governare mascherine e respiratori ed ora le strumentazioni per la scuola: il Commissario Straordinario Domenico Arcuri, principale sponsor di “IMMUNI“.
La Corte dei Conti gli ha notificato un atto di messa in mora per la restituzione di somme percepite in maniera indebita nella sua veste di Amministratore Delegato di Invitalia, l’agenzia pubblica per lo sviluppo. Secondo il parere dei magistrati, lo stipendio di Arcuri, e altri dirigenti del Consiglio d’Amministrazione, sarebbe fuori dai parametri stabiliti. Ma il Commissario assicura che non vi è nulla d’illecito; tentiamo di comprendere la vicenda con gli elementi divulgati.

L’accusa

L’accusa riguarda Arcuri e altri 14 dirigenti per gli emolumenti ricevuti dal 2014 ad oggi, anno in cui la normativa impose una sforbiciata importante sugli stipendi dei dirigenti di aziende a controllo statale. Quale sarebbe questa drammatica rinuncia? Non poter ricevere più di 192 mila euro all’anno. A proposito di etica morale si ricorda l’ingegner Olivetti che, per la sua azienda privata, affermò: «I miei dirigenti non possono ricevere più di dieci volte il guadagno dell’ultimo dei miei operai». Ciò perché nel pensiero di chi inventò il personal computer, nessun uomo ha intelletto, conoscenza e capacità superiore a questo rapporto con la più umile delle persone.
Il Pubblico Ministero Massimo Lasalvia sostiene che Arcuri e gli altri hanno ricevuto emolumenti che superano i massimali stabiliti dalla legge. Nello specifico, nel 2014 Arcuri avrebbe ottenuto 617 mila euro annui, invece che i 192 mila e, successivamente, il compenso sarebbe calato a 265 mila euro, circa 22 mila euro lordi al mese.

La replica del Commissario Straordinario

Fatti i dovuti calcoli, la Corte dei Conti accusa Arcuri d’aver ricevuto indebitamente dal 2013 al 2017 oltre 1,4 milioni di euro che dovrebbe restituire entro 10 giorni. Come risponde il Commissario Straordinario? Ecco la sua dichiarazione: «Desidero innanzitutto precisare che, ad oggi, non vi è alcuna indagine, ma solo l’invio di un avviso volto ad interrompere eventuali termini prescrizionali. I fatti riguardano il controllo della Corte dei Conti relativo al 2015 e agli anni precedenti ma che è stato trasmesso ora. Quanto al merito della vicenda, ho già dato istruzioni di offrire la massima collaborazione alla Corte dei Conti in modo da chiarire l’assenza di qualunque errore da parte mia o di Invitalia. Come avrò modo di spiegare, la disciplina relativa ai tetti di trattamento economico non trova applicazione per contratti che, come il mio, risalgono ad una data antecedente al 2007».

In conclusione

Nel caso che la legge lo consenta, Arcuri non ha colpe se il suo stipendio è di gran lunga superiore a quello del Presidente degli Stati Uniti, ma resta la domanda: è questa l’etica morale del nostro Paese? La sua giustizia sociale?

Massimo Carpegna