Il sultano Erdogan ci caccia dalla Libia

L'ospedale di Misurata impiantato dagli alpini della Julia, lascia il posto ad una base militare di Erdogan. Sale la tensione tra la Turchia e la Grecia per controllare i giacimenti di gas e petrolio

Leggo una dichiarazione sul sito dell’ANSA che non mi stupisce – oramai più nulla riesce a sorprendermi: l’Italia è ormai diventata uno staterello di nessun conto – ma sicuramente accresce la mia amarezza. Questa notizia/dichiarazione si lega ad un’altra di non molti giorni fa, che dimostra inequivocabilmente il livello di prestigio internazionale di cui godiamo.

31 luglio: la Libia respinge i militari italiani

Incominciamo dalla prima: era il 31 luglio e un aereo militare italiano, un Hercules C 130 proveniente da Pisa con 40 militari a bordo, chiamati a svolgere operazioni di supporto in loco, atterra a Misurata alle 17.30. Ad alcuni militari del Celio e della Brigata Julia è però negata l’autorizzazione allo sbarco da parte delle autorità libiche, perché manca sul loro passaporto il visto d’ingresso. Un caso di “respingimento” senza scrupoli, ridicolo e al tempo stesso umiliante per i nostri soldati e per noi. Rimandati a casa dopo poche ore, con lo stesso aereo, nuovamente verso Pisa. Dalla Libia riceviamo ogni giorno centinaia di clandestini che “fuggono” al controllo delle Autorità libiche, con un andirivieni di gommoni e imbarcazioni d’appoggio dei trafficanti di uomini che pare d’essere a Manhattan nell’ora di punta, e questi spaccano il capello a militari italiani (ammesso che la storia del visto sia vera) arrivati per aiutarli anche nel nostro ospedale di Misurata.

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Le ragioni del cambio di rapporti

La Libia ha ufficializzato un accordo tripartito con Turchia e Qatar che, di fatto, pone gli italiani ai margini della collaborazione. Perché? Semplice: Tripoli sta pagando il prezzo del pesante aiuto militare turco, che ha infranto l’embargo decretato dalle Nazioni Unite, e però ha permesso ai tripolini di sconfiggere l’offensiva del generale Haftar. E veniamo alla seconda notizia, quella di ieri 26 agosto.

Il nostro ospedale militare trasloca

Ecco la dichiarazione rilasciata dal Senatore Enrico Aimi, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Esteri: «L’assenza di una politica estera lungimirante infligge l’ennesimo ceffone all’Italia. L’ospedale militare italiano di Misurata è costretto a traslocare perché al suo posto verrà installata una base militare turca. Un vero paradosso considerando che un secolo fa l’Italia sottrasse la Libia proprio alla Turchia, non senza sacrifici di sangue ed economici. Un segno dei tempi. Dopo 100 anni il nuovo Sultano Erdogan riscatta e vendica la sconfitta dell’Impero Ottomano e continua la sua inarrestabile penetrazione in Libia. Ancora, dopo gli accordi tra il premier Al Sarray e il ministro della Difesa di Ankara saranno istruttori turchi ad addestrare i militari libici. Grazie a Conte e a Di Maio, mentre inseguiamo gli utopici e fumosi traguardi della nuova “Via della Seta“, rischiamo di diventare marginali nel “cortile di casa nostra”, abiurando alla storica linea di orientamento della politica estera italiana che ci vedeva il naturale ponte tra Europa, Mediterraneo, Medio Oriente. Si prospettano tempi difficili per questa “italietta” a cinque stelle e rosso porpora, destabilizzata e non più in grado di gestire gli interessi economici ( Eni in primis), l’immigrazione clandestina e la sicurezza».

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Turchia e Grecia a un passo dalla guerra

Intanto Turchia e Grecia sono a un passo dal conflitto armato nel Mediterraneo Orientale. Le loro navi da guerra si confrontano con le batterie missilistiche pronte al lancio al largo di Cipro e presso l’isola greca contesa di Kastellorizo, a 2,5 km dalla costa turca. Uno scontro figlio di antiche rivalità sull’orlo della deflagrazione. Da mesi il braccio di ferro tra i due Paesi membri della Nato si fa sempre più serrato. Oggetto del contendere: la definizione dei confini delle rispettive acque territoriali e dei diritti per lo sfruttamento di giacimenti sottomarini di gas e petrolio. Ma il punto di non ritorno sta diventando una tragica realtà. E a poco paiono servire gli sforzi di mediazione europei, compreso il summit tra Conte e Putin.

Tutti si stanno preparando al conflitto

La Grecia è pronta ma non dobbiamo dimenticare che uno scontro armato trascinerebbe inevitabilmente l’intera Europa. Per dare le dimensioni della vicenda, Grecia, Cipro, Italia e Francia hanno iniziato le esercitazioni militari nel Mediterraneo Orientale. I media greci hanno riferito che le esercitazioni militari congiunte di tre giorni si stanno svolgendo a sud dell’isola di Creta, situata nel Mediterraneo orientale, dove sono stati scoperti grandi giacimenti di gas. Atene ha annunciato lunedì scorso che le esercitazioni militari sono in corso in risposta alla decisione di Ankara di estendere fino a domani le attività di esplorazione di idrocarburi nelle acque tra Cipro e Creta. Le tensioni nel Mediterraneo sono dunque aumentate dopo che Ankara ha inviato la sua nave d’ispezione “Oruc Reis” scortata da navi da guerra il 10 agosto scorso, per condurre esplorazioni sismiche in un’area su cui Grecia e Turchia rivendicano la sovranità e la giurisdizione. La preoccupazione sale insieme alla tensione e al silenzio assordante della stampa.

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Massimo Carpegna

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.