Immigrazione U.S.A: è emergenza umanitaria

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Continuano negli States le lotte fra i molti difensori dei migranti e i tanti contrari -in modo particolare fra i repubblicani- ad una loro permanenza negli Stati Uniti
Brownsville (Texas), Nogales (Arizona), Adelanto (California), sono alcune delle città statunitensi ospitanti centri di “accoglienza” in cui sostano gli immigrati provenienti dal centro-sud America, in attesa di essere rimpatriati.

Il centro di Brownsville è una struttura di circa 450 metri , costruita di fatto per accogliere 250 migranti, ma ad oggi ne ospita il doppio; mentre a Nogales gli immigrati albergano in un ex magazzino adibito a struttura di accoglienza. Entrambi ospitano sia  donne che bambini. Diversa è la situazione ad Adelanto, si tratta di un vero e proprio carcere per “detenuti federali dell’immigrazione”.

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Il 18 giugno le strutture di Brownsville e Nogales, hanno aperto le porte alla stampa. La situazione, ciò che videro i giornalisti al di là di quelle porte, confermò le denunce delle organizzazioni civili.

Bambini e donne, stessi volti, stesse espressioni: sguardi vuoti e assenti. Talvolta un bambino lascia sfuggire un sorriso, ma gli occhi sono rossi dal pianto. Ammassati in stanze affollate. Circondati da reti metalliche e filo spinato, oltre le quali i poliziotti li osservano. Dormono stipati a terra su pavimenti polverosi, avvolti in sudicie coperte.

Si tratta di edifici sovraffollati, adattati dalla polizia di frontiera, a testimonianza dell’incapacità di far fronte alle ondate dei migranti che, di fatto, sono divenute una vera e propria emergenza umanitaria. È aumentato in particolar modo il numero dei bambini non accompagnati. Da ottobre del 2013 hanno raggiunto i 52.000 e se non verrà posta la parola fine a suddetta crisi umanitaria, il numero potrebbe raggiungere, entro la fine dell’anno, i 90.000.

Le persone, le più vulnerabili, come donne e bambini, spinti a lasciare i propri Paesi vessati da povertà, dalla violenza e sollecitati da false speranze. Convinti, ad esempio, che a donne con dei figli a carico, fosse concesso, dal Governo degli Stati Uniti, un particolare permesso di soggiorno. Informazione indubbiamente falsa.

I bambini, inoltre, ( questo avveniva, per lo meno, innanzi che l’esecutivo optasse per il rimpatrio dei minori) dalle strutture di Brownsville e Nogales sono diretti in centri a lunga permanenza in California, Texas e Oklahoma per essere in fine affidati ai genitori, ai parenti o ad altre persone che risiedano legalmente negli Stati Uniti, in attesa di un verdetto definitivo.

La prassi a cui vengono sottoposti bambini e ragazzi, è osteggiata dai tanti fedeli ai principi repubblicani, sciorinati dal Congresso in fervente opposizione con la permanenza dei migranti stranieri negli U.S. e con alcune richieste del presidente Barack Obama di finanziamento per la realizzazione di nuove strutture che possano arginare l’emergenza in continua crescita.

I repubblicani hanno risposto, dal canto loro, protestando davanti ai centri di accoglienza, impedendo ai bambini di lasciare gli anzidetti, per dirigersi dai loro familiari residenti negli States.

Fatto, ancor più sconfortante, deplorevole e insensato è la divulgazione, nel sud della California e in particolar modo, presso Orange County ( contea famosa per le sue spiagge, il surf e gli innumerevoli telefilm che vi furono girati), di alcuni volantini di reclutamento, emessi da un gruppo ( i Fedeli Cavalieri Bianchi) collegato al movimento del Ku Klux Klan – famigerati terroristi d’america propugnanti la supremazia dell’uomo bianco- i quali riportavano lo slogan ” Save Our ​​Land Join The Klan” . Questi gruppi difatti si dicono contrari all’immigrazione, considerandola un pericolo per il “loro Paese”. L’evento ha un rimando storico importante tenendo conto dei trascorsi nella contea Californiana fra gli anni ’20 e ’60, soggetta a segregazioni razziali e attentati alle vite dei molti afroamericani residenti in quelle zone. Sta di fatto che, tuttora, strade, scuole, parchi, portano i nomi dei cittadini pionieri affiliati del K.K.K., nonostante vi risiedano e vivano persone di etnie differenti.

Giunge, dunque, forte e chiaro il richiamo all’emergenza umanitaria, in un Paese che si è fatto, per oltre un secolo, il portavoce-elargitore di pace, democrazia e libertà. Un Paese democratico che non ha ratificato la “Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia” e in cui giovani latinos lavorano a tutt’oggi in campi di tabacco avvelenati dalla nicotina.