Italia, emblema di arte e cultura di partito

Dal libero pensiero al “pensiero unico”

Manifesto dell'opera Aida di Giuseppe Verdi: capolavoro della civiltà musicale

Regime, definizione

Secondo la “Treccani” questo termine deriva dal latino “regĭmen regimĭnis”, ovvero governo, amministrazione. È relativo a tante voci, ma il suo ambito più conosciuto è quello che indica un ordinamento politico. In Italia, sedimentato ovunque e con alcune aree che lo esibiscono in modo più evidente, come l’Emilia Romagna, abbiamo anche un’altra tipologia di regime, non citata dalla “Treccani”. Questa nuova declinazione del termine “regime” può essere meglio compresa aggiungendo un aggettivo: occulto. Tocca diverse sfere dell’attività umana, ma una di esse vince il serto d’alloro e si chiama “cultura”.

Nel nostro Paese, patria di Michelangelo, Leonardo, Dante e un’infinità d’artisti che hanno fatto progredire la civiltà occidentale, la cultura ha una connotazione ben precisa dal 1948 in poi e questa connotazione è quella di sinistra. Non troverete mai in nessun discorso politico o legge che un pensiero diverso da quello che fu di Togliatti e discendenza sia impedimento a qualsivoglia uomo d’esprimersi culturalmente e artisticamente nei luoghi idonei e con opportuni mezzi e sostegni, ma la realtà è questa. Il “diktat” non scritto, così potrebbe essere riassunto: meglio un improvvisato o l’ “attorcigliato” mentale (per usare un termine più elegante di “segaiolo”) di sicura fede, che un serio lavoratore o artista di fede avversa. Solo così riesco a spiegarmi certe performance da “ripristiniamo i manicomi”.

Il “Regime occulto” da Gramsci ad oggi

Questo “regime occulto”, si è costituito nel tempo muovendosi da un pensiero di Antonio Gramsci: se i proletari vogliono assumere il potere, occorre strappare alla borghesia la sua egemonia culturale. Da qui si è evoluta un’occupazione di tutti i gangli pubblici che diffondono cultura: dai teatri alle gallerie ai musei e, di conseguenza, ad altri settori come le sedi d’istruzione e i media tutti. Questa capillare presa di possesso ha realizzato quello che alcuni definiscono il “pensiero unico” e dal quale nessuno è immune, compresi coloro che ritengono la sinistra distante dal proprio sentire.

Il condizionamento psicologico è uno strumento potentissimo, poiché agisce in modo subdolo, aggirando le barriere difensive che ognuno di noi innalza verso le azioni smaccatamente persuasive. Forse non tutti sanno che se oggi possiamo nomarci “italiani”, molto lo dobbiamo all’opera lirica, scelta dagli intellettuali dell’800 quale veicolo per diffondere idee di libertà e autonomia dal giogo straniero. Il popolo assisteva nei teatri al “Nabucco”, ai “Lombardi alla Prima Crociata”, ai “Vespri Siciliani” e s’immedesimava negli eroi, partecipava emotivamente alla vicenda narrata e la faceva propria. Non è un caso che il coro “Va pensiero” fu eletto inno del Risorgimento, come non è un caso che la cinematografia americana continui a diffondere i valori della propria costituzione.

Cultura a libertà “condizionata”

Qualcuno obietterà che esistono associazioni, giornali, radio, televisioni, teatri privati i quali possono benissimo proporre una linea culturale diversa. Davvero? Eppure tutti questi soggetti hanno bisogno dell’istituzione pubblica per sopravvivere, progredire, che sia un patrocinio, una normativa fiscale, un finanziamento, un’agevolazione… I governi, come le amministrazioni cittadine e regionali, cambiano e quello che conviene a tutti, non potendo prevedere ciò che accadrà domani, è giocare all’equilibrista, al critico benevolo, allo schierato che si finge democratico e liberale, all’ignavo, al pubblicamente disinteressato alla politica, così che si possa continuare a cantare, scrivere, recitare, dipingere… La libertà di pensiero costa cara e si deve costruirla nel tempo e, soprattutto, occorre difenderla, seminando il pensiero critico e indipendente: cosa a noi, ormai, preclusa.

Questa è l’eredità del fascismo che, più sottilmente, appartiene oggi ai suoi oppositori. In conclusione, la domanda che dovremmo rivolgerci è semplice, a prescindere da quale possa essere la nostra simpatia di partito: una cultura genuflessa al potere politico fa bene all’Italia? Conviene a tutti l’improvvisato o l’ “attorcigliato” mentale (per usare un termine più elegante di quello citato sopra) di sicura fede, piuttosto che un serio lavoratore e artista di fede avversa?

Massimo Carpegna

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