Ius soli, diritto del suolo

Ius soli, manifestazione a Roma il 9 maggio per la legge sulla cittadinanza.

Ius soli e il diritto diritto del suolo

Era l’anno 212 d.C., e l’editto di Caracalla estendeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero, anche a quelli delle province più lontane.

Questo cambiamento rispecchiava il cambiamento dei tempi. Prima solo un romano poteva dire “sono un privilegiato, lasciatemi passare”, da quel momento invece si poteva dire “siamo tutti cittadini”.

Nasceva così il nostro concetto moderno di cittadinanza.
tratto da – Dietro le quinte della storia – Piero Angela e Alessandro Barbero
Prima di Caracalla il diritto romano sulla cittadinanza era complicato. La si concedeva per adeguamento alle leggi e regole, per merito, spesso per nascita, a volte a famiglie importanti e poteva anche essere comprata per vie illegali.
C’è chi si rifà a questi modelli così lontani nel tempo, interpretandoli a piacimento per avallare le proprie tesi sull’attuale tema caldo della cittadinanza a chi è nato in Italia.
La storia è talmente affascinante quanto lontana dai giorni nostri.

Possiamo prendere spunto da essa, ma non possiamo disegnare il futuro su modelli di civiltà di 2000 anni fa.
Le società come quella romana, greca, egizia o babilonese, rimangono sempre interessanti oggetti di studio ma sono modi di vivere lontani da noi, così come oggi ci troviamo lontani dal assistere, per divertimento, alle uccisioni in pubblico nell’arena del Colosseo.
E’ un dato di fatto che emigrazione e immigrazione nei secoli così come hanno cambiato l’essere umano (pensiamo al DNA) hanno cambiato anche faccia dell’Europa e di altri continenti.

I punti di vista

Si discute molto da alcuni anni ormai, del diritto alla cittadinanza italiana alle seconde generazioni dei immigrati e dei loro figli nati in Italia, lo ius soliIus soli in Europa come funziona nei paesi della UE. Ai loro occhi, così come agli occhi del mondo l’Italia viene visto come un paese splendido, evoluto e con una grande cultura. Chi guarda questo paese ha il diritto di vederlo come un paese di esempio. I doveri dei cittadini verso l’Italia sono quelli di amore, rispetto e devozione.

Questo splendido paese, dal canto suo, è come se dovesse riflettere la sua bellezza non solo in alcuni ambiti circoscritti come arte, letteratura e storia, ma omnicomprensiva, come la si pretende dalla bellezza universale, dove umanesimo arte e civiltà vanno di pari passo.

Questo paese ha il dovere di plasmare questi cittadini già in età formativa ai valori, alla cultura, al senso civico e sentimento. Cosi quando essi, domani la rappresenteranno, lo faranno al meglio delle proprie capacità.

Italiani per metà?

Pensate come un individuo nato in questo territorio, non cresciuto con la consapevolezza e convinzione di essere parte nativa di esso, sia naturalmente portato ad acquisire una cultura pater, di un altro paese di provenienza dei genitori (non saprebbe se appartenere alla cultura italiana, magrebina, balcanica o di qualsiasi altro posto si tratti).

Mentre è importante che si senta da subito parte di questo paese in modo che l’energia e le risorse accumulate possano esprimersi su un unico punto di riferimento.
Madrepatria, come nella natura umana questa calda parola fonde due concetti: Madre è il luogo dal quale nasciamo ma, di pari misura, la patria “lat. pàtria – da PÀTER”, così come il padre, ha la fondamentale importanza di essere guida, esempio, un elemento formativo e punto di riferimento.
Nei prossimi 30-40 anni l’Italia sarà rappresentata anche da queste generazioni.

Il bene di questo paese è espresso dal chiaro sentimento delle persone che lo compongono.