Joe Biden si dibatte tra moderatismo e politicamente corretto

Comincia l'era Biden alla Casa BIanca tra promesse di riconciliazione nazionale e cancellazione dell'eredità trumpiana che alimenta i contrasti tra due anime contrapposte della società americana

Joe Biden ha giurato come 46esimo presidente degli Stati Uniti , promettendo di riconciliare le due anime conflittuali dell’America, ma la sua agenda ha già imboccato una strada che dimostra come il nuovo inquilino della Casa Bianca si dibatte tra moderatismo e politicamente corretto dell’ala liberal del partito democratico.

Biden invita alla riconciliazione ma la spaccatura è evidente

Il problema degli Stati Uniti è la fortissima polarizzazione tra due anime della società in chiaro contrasto ancora prima della vittoria di Donald Trump nel 2016. Non a caso, gli analisti geopolitici considerano il Tycoon un prodotto di questa profonda divisione e non la causa.

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Le elezioni hanno approfondito il solco e, nonostante il Covid-19 abbia pesantemente condizionato l’ultimo anno, 74 milioni di elettori hanno votato per Trump, con un incremento di oltre dieci milioni rispetto a quattro anni prima, e in modo trasversale tra bianchi, ispanici, neri, uomini e donne. L’assalto al Campidoglio, certamente maldestro e favorito dagli ultimi proclami incendiari e improvvidi di Trump, hanno indotto Biden a promettere una riconciliazione nazionale di cui lui sarà il garante.

Raffica di ordini esecutivi anti Trump

il nuovo presidente ha però firmato oltre una quindicina di ordini esecutivi che tra rientro negli accordi di Parigi sul clima, minore stretta su persone di fede islamica e apertura alla regolarizzazione della cittadinanza per almeno undici milioni di clandestini, smontano tutto l’impianto politico di Trump, aumentando peraltro il flusso di migranti provenienti da Honduras e Guatemala.

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I democratici promettono quindi “di fare a pezzi” tutta l’eredità del predecessore, e l’America filo Trump la ritiene una guerra aperta al quadriennio precedente, in un clima di restaurazione molto simile alla stagione di Barack Obama e Hillary Clinton, pur con i dovuti distinguo, dato che Joe Biden rappresenta l’ala più centrista del partito.

La situazione del partito democratico

In ogni caso, il presidente fa i conti con un partito balcanizzato: l’ala centrista non è in armonia con quella più oltranzista della vicepresidente Kamala Harris che, a sua volta, prende le distanze dai socialisti guidati da Bernie Sanders. In pratica, non vanno d’accordo su nulla e il loro unico obiettivo comune era quello di sostituire Trump alla Casa Bianca. Ecco perché gli osservatori notano che Joe Biden si dibatte inevitabilmente tra moderatismo e politicamente corretto.

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Molti notano una contraddizione in Biden quando promette riconciliazione nazionale e, allo stesso tempo, “fine della supremazia bianca“, uniformandosi alla stampa progressista che aveva dipinto il predecessore proprio come un suprematista, nonostante sia il presidente repubblicano più votato dalle minoranze in Florida, Texas e Georgia, evidentemente poco entusiaste della politiche dell’Asinello.

La politica economica di Joe Biden

Il nuovo presidente punta su una politica in linea con le correnti democratiche più liberal  che prevede un salario minimo garantito e revisione ed estensione dei sussidi di disoccupazione, tenendo però presente che occorrerebbe ridimensionare i tagli fiscali operati da Trump che avevano fatto decollare l’economia tra 2016 e 2019.

Il rischio è proprio quello di dover sostenere un forte incremento di spesa pubblica inasprendo la pressione fiscale, considerando che la nuova amministrazione ha dichiarato che queste forme d’intervento affiancheranno un ambizioso progetto di rilancio dell’economia pari a 1.900 miliardi di dollari.

La prospettiva è una guerra su tre fronti: riduzione della disoccupazione ancora intorno al 9% a causa dell’emergenza Covid-19, rilancio dell’economia e forte presenza della mano pubblica con massicci interventi assistenziali, ripercussioni sulle tasche dei contribuenti e sulla contrazione dei consumi, considerando che oltre due terzi del Pil statunitense si regge sulla domanda interna.

La strategia interventista dei democratici

La presidenza di Donald Trump era incentrata su sgravi fiscali, ricorso a dazi commerciali, uso della forza mirata in chiave anti iraniana e iniziative distensive tra Medio Oriente e Corea, mentre l’amministrazione Biden si apre all’insegna della discontinuità rispetto al predecessore.

In particolare, i democratici intendono riprendere il legame più stretto con l’Europa ma in chiave apertamente anti russa e Biden ha già fatto intendere che pretende pieno appoggio dall’Unione europea in questa direzione, mentre la ripresa degli accordi di Parigi a livello ambientale e probabili nuovi negoziati con Teheran si accompagneranno a un contenimento della Cina ancora da definire.

In questo senso, la proposta di un’inchiesta internazionale sulle origini del Covid punterebbe a tenere sotto pressione il governo di Pechino mentre occorre una nuova strategia in Afghanistan, dove gli Usa stanno ridimensionando la presenza militare, per non parlare dei rapporti con la Corea del nord che sembra considerare gli americani nuovamente il nemico principale, dopo l’avvio di distensione degli anni precedenti.

Le tensioni con il mondo cattolico

Altro fronte per Joe Biden, pur cattolico praticante, è il contrasto con i vertici cattolici riguardo matrimoni tra omosessuali e la legge sull’aborto che, nell’ottica liberal del partito democratico, prevede una netta estensione dei casi in cui si potrebbe praticare l’interruzione di gravidanza, anche se già molto avanzata.

I recenti attacchi dello stesso presidente e della speaker della Camera Nancy Pelosi ai cattolici elettori di Trump in quanto “estremisti”, stanno accendendo gli animi, provocando reazioni e malumori tra i credenti e praticanti americani che si riconoscevano nella linea pro life del predecessore e respingono le accuse che non favoriscono il riavvicinamento tra le parti.

Le promesse di Joe Biden nel discorso di insediamento

Il giorno del giuramento, lo scorso 20 gennaio, Joe Biden ha promesso di essere il “presidente di tutti gli americani“, con la promessa di sconfiggere il “terrorismo interno” e la “supremazia bianca” affermando che “C’è molto da riparare, da ricostruire, da curare e da ottenere“.

A dire il vero, non si capisce cosa intenda per supremazia bianca, se non riferita agli estremisti esagitati che hanno assaltato il Campidoglio, considerando che il predecessore ha ottenuto 74 milioni di voti, compresi un gran numero di ispanici e anche della middle class afroamericana, per aver aumentato potere d’acquisto e contrattuale, nonostante l’ultimo drammatico anno a causa del Covid.

Il volto dell’America che non si riconosce in Biden

Di conseguenza, molti appartenenti alle minoranze hanno preferito l’approccio economico pragmatico del Tycoon, che li ha integrati con una certa efficacia nel mondo produttivo, piuttosto che le  dichiarazioni di principio dei democratici che, già durante la presidenza Obama, non avevano dato molto esito per la scarsa attenzione verso il settore manifatturiero, in favore dell’alta tecnologia e degli investimenti green.

Non a caso la rust belt, la fascia tipicamente industriale della nazione, ha sostenuto Trump, mentre i democratici, che condannano gli estremisti trumpiani, non hanno mai esitato a soffiare sul fuoco dei movimenti Black lives Matter e antifa, le cui frange più militanti provocano spesso disordini e devastazioni anche a danno di esercenti ispanici o afroamericani.

L’impeachment a Donald Trump, pietra d’inciampo sulla riconciliazione nazionale

Un altra pietra d’inciampo è la procedura di impeachment contro Donald Trump fortemente voluta da Nancy Pelosi che potrebbe creare non pochi problemi a Biden, all’inizio dubbioso sull’iniziativa, ma che ora sta sostenendo per ragioni politiche interne al partito.

Il Senato dovrà votare l’impeachment dall’8 febbraio, ma servirà anche il sostegno di 17 senatori repubblicani, per processare Trump come istigatore premeditato dell’insurrezione al Campidoglio e questo scatenerà forti contrasti. Biden ha promesso durante il discorso d’insediamento in una Washington blindata: “Insieme noi scriveremo una storia di speranza non di paura, di unità non di divisione, di luce non di oscurità“. I fatti sembrano orientati in un’altra direzione.