La morte di Gesù secondo la tradizione cristiana e secondo i testi apocrifi

La tragica morte di Gesù sulla croce

La morte di Gesù Cristo rappresenta uno dei momenti più significativi della tradizione cristiana. Secondo la narrazione evangelica, Gesù venne arrestato, processato e poi crocifisso a Gerusalemme. Questi eventi, come raccontato da Matteo, Marco, Luca e Giovanni, sono stati ripresi e analizzati da studiosi e teologi per secoli attraverso vari punti di vista.

C’è un grande dibattito sulla vera ragione per cui Gesù fu sepolto e poi risorto, ma la morte di Cristo ha rappresentato un evento fondamentale per coloro che seguono la sua dottrina. In molti credono che attraverso la sua morte, Cristo abbia fatto espiazione per i peccati dell’umanità, aprendo così la strada alla salvezza.

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La narrazione dei Vangeli

La narrazione della morte di Gesù nei Vangeli presenta delle differenze tra di loro. Nel Vangelo di Giovanni si descrive come le autorità ebraiche decisero di far crocifiggere Gesù in quanto ritenuto eretico e blasfemo. Altri vangeli, come quello di Marco, descrivono la crocifissione come una punizione ordinaria per i disordini politici.

Nonostante le differenze, tutti raccontano di un Gesù che venne brutalmente torturato e poi crocifisso dai romani. Secondo la tradizione cristiana, Gesù scelse di portare la croce e di fare espiazione volontariamente per i peccati dell’umanità. In questo modo, la morte di Cristo viene vista come un momento di sacrificio supremo, un atto d’amore che avrebbe salvato le anime dei credenti.

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Le opinioni apocrife

Non tutti accettano la narrazione presentata nei Vangeli. Esistono testi apocrifi che forniscono differenti interpretazioni sulla morte.

Nel testo apocrifo del Vangelo di Giuda viene presentata una teoria alternativa sulla morte di Gesù rispetto ai Vangeli. Questo scritto, che risale al II secolo d.C., sostiene che Gesù abbia imposto volontariamente la sua morte al fine di ottenere il perdono per i peccati dell’umanità. Questo significa che la morte non sarebbe stata causata da una decisione esterna, ma da una scelta propria.

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Questa teoria è in netto contrasto con la narrazione presentata nei Vangeli, che presentano la sua morte come un atto di sacrificio. I Vangeli raccontano come Gesù venne arrestato, processato e poi crocifisso dai romani, e non fanno riferimento a una scelta personale del Messia. Il Vangelo di Giuda potrebbe essere una delle prime testimonianze della varietà di dottrine che si svilupparono al di fuori della visione predominante del cristianesimo.

È importante notare che questo Vangelo, insieme ad altri testi apocrifi, è generalmente considerato da gran parte della Chiesa cristiana come non affidabile o addirittura eretico. Questi testi contengono spesso idee divergenti rispetto alla dottrina ufficiale del cristianesimo, e sono stati scritti molto tempo dopo gli eventi che descrivono.

Altri testi apocrifi sostengono la teoria, sostenuta anche dai musulmani, che Cristo abbia simulato la sua morte e sia poi fuggito in India. Questa teoria è stata ripresa recentemente da molti scrittori e filmaker, a volte con effetti negativi sulla credibilità degli stessi Vangeli. È naturale che questi testi non siano considerati attendibili dalla maggior parte dei cristiani.

Altri testi apocrifi

Esistono numerosi testi apocrifi che presentano interpretazioni diverse sulla morte di Gesù rispetto ai Vangeli canonici. Alcuni di questi testi propendono per una visione gnostica del cristianesimo, che si basa sulla convinzione che ci sia un sapere segreto e riservato ai pochi “prescelti”.

Altri testi, come il Vangelo di Tommaso o il Vangelo di Maria, presentano Gesù come un maestro illuminato che trasmette insegnamenti nascosti ai suoi discepoli. Questi testi si concentrano sull’aspetto spirituale del suo messaggio e pongono l’enfasi sulla trasformazione interiore piuttosto che sulla salvezza eterna.

Ci sono poi testi, come l’Evangelho Segundo Judas o il Vangelo di Filippo, che presentano Giuda come il discepolo preferito di Gesù piuttosto che come un traditore. In questi testi, Giuda viene dipinto come l’unico che avrebbe realmente compreso il messaggio di Cristo e che avrebbe agito in accordo con il suo volere quando lo consegnò alle autorità.

I testi apocrifi, affiancati a tante altre fonti storiche ed esegetiche, contribuiscono a una pluralità di interpretazioni della figura di Gesù e del cristianesimo al suo seguito. Essi non sono considerati attendibili dalla maggior parte dei cristiani, poiché spesso differiscono enormemente dalla dottrina ufficiale e dalla narrazione presentata nei Vangeli

L’importanza della morte di Gesù per i cristiani

Per i cristiani, la morte di Gesù rappresenta l’evento più importante della storia. Grazie a questo sacrificio, essi credono di avere ottenuto la salvezza eterna, un dono di Dio che si deve solo accettare.

Ancora oggi la morte di Gesù rimane un evento che suscita molte riflessioni ed emozioni tra i credenti cristiani. Sebbene la narrazione della sua morte sia stata oggetto di molte discussioni e interpretazioni.

La morte di Gesù in croce

Mentre la scena si svolgeva, due uomini erano appesi a crocifissione ai fianchi di Gesù. Uno dei criminali lo dissacrava, chiedendogli di salvare se stesso e gli altri dalle grinfie della morte. Ma il secondo criminale rimase in silenzio, osservando la scena con attenzione. Improvvisamente, il secondo criminale parla e dice a Gesù: “Ricordati di me, Signore, quando sarai entrato nel tuo regno“.

Il Cristo, consapevole dell’umiltà del criminale, rispose: “In verità ti dico: oggi con me sarai in paradiso“.

Mentre Gesù era appeso alla croce, guardò verso il cielo e gridò: “Padre, perché mi hai abbandonato?”

Tra le croci, il Cristo è visibilmente sofferente; ha crogiolato il capo su un lato, l’altra come una maschera funebre. La folla si innalza e abbraccia i piedi della grande croce, giungendo a toccare l’orlo del suo abito con le dita. Gesù chiude gli occhi, la bocca si spalanca in un sospiro di dolore.

La scena si illumina all’improvviso di un lampo di luce, mentre il cielo si annerisce. La gente si guarda intorno con terrore, il cuore agitato, mentre l’oscurità prende il sopravvento.

Gesù gridò fino ad emettere l’ultimo respiro. “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito“, sussurrò debolmente. Era avvolto da una luce soave, quasi surreale, come se la sua anima stesse lasciando il suo corpo. E mentre la luce si dileguava, l’oscurità cedeva il passo alla luce del sole, la gente si accorse che Gesù era morto. Un soldato romano che lo aveva sorvegliato venne colpito dalla scena e dichiarò con grande paura: “Quest’uomo era veramente il Figlio di Dio“.

Gli astanti, compresi i suoi discepoli, si dispersero in lacrime e lamenti, ahimé inconsci del fatto che quello che avevano appena visto era il compimento delle profezie su di lui dell’Antico Testamento.

La morte di Gesù fu un momento di grande significato nella storia del cristianesimo, poiché diede inizio alla resurrezione che avrebbe sancito la salvezza dell’umanità. Mai come allora, però, la scena apparve tragica e commovente, suggellando la sofferenza di un essere umano eccezionale che aveva sacrificato la propria vita per il bene dell’umanità.

Perchè fu utilizzata una corona di spine sul capo di Gesù

La corona di spine è diventata uno dei simboli più riconoscibili della Passione di Cristo. Secondo i Vangeli, quando i soldati romani presero in custodia Gesù, essi lo sottoposero a molte agonie e oltraggi. Una di queste fu la costruzione di una corona di spine intrecciate, che fu posta sulla sua testa come una sorta di scherno.

La corona di spine rappresentava una forma di tortura sia fisica che psicologica. Le spine avrebbero penetrato la carne del Cristo, causando grande dolore e sanguinamento. La ridicolizzazione e il disprezzo pubblico che accompagnavano il gesto erano un segno di disprezzo del potere romano nei confronti del Messia.

Ma vi è un altro significato simbolico che è stato attribuito alla corona di spine nel corso dei secoli. Essa simbolizza l’abisso intrinseco fra l’umanità e la divinità. Le spine, infatti, rappresentano un simbolo di peccato e sofferenza, che Gesù avrebbe preso su di sé per salvare l’umanità.

In questo senso, la corona di spine e le sofferenze che ne derivarono facevano parte dell’intero processo di salvazione dell’umanità. Gesù, attraverso la sua sofferenza, attraversò il confine tra il semplice uomo e colui che è perfetto in ogni aspetto.