Scienza

La pelle della seppia è antimicrobica, lo studio

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Un recente studio ha dimostrato che la pelle della seppia è antimicrobica, e questo la rende un prodotto medico particolarmente prezioso. Molti calamari sono famosi per la loro abilità di cambiare il colore della pelle, questo effetto camaleontico gli permette di sfuggire dagli attacchi dei predatori.

Lo studio appena citato, condotto da un team di scienziati messicani e spagnoli, ha individuato il pigmento nei cromatomagrammi di calamari di Humboltd come omocromico. I test chimici posti in essere hanno rilevato che l’omocromo di colore violaceo è un composto che prende il nome di xantomatina. Secondo i ricercatori, questo ha importanti proprietà antimicrobiche. Ecco a cosa serve e perché è così importante non sprecare la pelle delle seppie.

Che cos’è la xantomatina

L’ xantomatina riesce ad inibire la crescita di svariati microrganismi che possono essere pericolosi per l’organismo umano. Si consideri ad esempio il fungo Candida Albicans, e batteri vari come la Salmonella enterica. Insomma parliamo di un prodotto totalmente naturale che può avere implicazioni davvero importanti per il benessere delle persone.

Lo studio in esame ha avuto un notevole successo in ambito scientifico ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista “Journal Of Microbiology and Food Sciences”. Più precisamente, l’articolo parla in modo estremamente dettagliato come la pelle delle seppie non venga valorizzata in modo adeguato.

La pelle dell’animale infatti viene quasi sempre scartata, o comunque considerata come una sorta di rifiuto derivante dalla pesca. La ricerca in questione ha dimostrato invece che ciò che viene considerato come uno scarto, potrebbe essere utilizzato per creare preziosi farmaci grazie alla capacità antimicrobica. Inoltre gli esperti hanno sottolineato che non solo i calamari di Humboltd riescono a produrre questo prezioso pigmento ma anche altre specie come ad esempio L’Euprymna scolopes. Tutto ciò deve farci riflettere, ogni giorno infatti vengono sprecati, o peggio, trattati come rifiuti, prodotti che potrebbero invece essere estremamente preziosi.

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