Liliana Segre, la scorta e i poveretti da tastiera

Liliana Segre, senatrice a vita e testimone della Shoah, si muove ora sotto scorta a causa dei tantissimi insulti e minacce virtuali subiti su internet.

In attesa di sapere cosa ne sarà di noi, della sugar tax, della plastic tax e della manovra finanziaria, le tv del nostro stivale non fanno altro che parlare di scudi. Scudi a destra e a sinistra. Uno di questi è lo “scudo penale” della multinazionale ArcelorMittal, che vuole il ripristino della norma affinchè la società eviti il coinvolgimento in cause penali conseguenti ai problemi ambientali e di sicurezza creati dalle gestioni precedenti dell’ILVA di Taranto.

L’altro scudo al centro del belpaese è invece quello a protezione di Liliana Segre. Ieri è stata la prima volta della scorta alla senatrice a vita superstite dell’Olocausto, un triste giorno per lei in primis ed anche per l’intera società civile in generale. I motivi dell’assegnazione della scorta risiedono in uno dei marchi di fabbrica dello squallido millennio in cui siamo intrappolati: gli insulti e le minacce social. Chi si occupa del conferimento della scorta a tutela delle persone esposte a particolari situazioni di rischio è l’UCIS (Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale), che giovedì 7 novembre, nella persona del prefetto di Milano Renato Saccone, ha preso la decisione di metterle accanto le forze dell’ordine durante i suoi spostamenti.

Intendiamoci, Liliana Segre non rischia nulla. Il pericolo non è la criminalità organizzata, il terrorismo islamico o la mafia nigeriana. Questa volta l’antagonista è rappresentato da “Napalm 51”, il ridicolo personaggio interpretato da Crozza nel suo seguitissimo show, ovvero dai tantissimi invasati ed insulsi leoni da tastiera che, protetti da uno schermo e da un’identità fittizia, si realizzano vomitando rabbia e frustrazioni su chiunque abbia una posizione diversa dalla loro. Tutte considerazioni queste, che chi ha autorizzato la scorta conosce perfettamente ed infatti l’obiettivo non è difendere Liliana Segre, bensì tutelare la cultura, la storia e la civilizzazione della nostra comunità. Stanare quei poveretti autori delle offese e delle mezze intimidazioni non serve a nulla. Chi vuol farti davvero del male, te lo fa e basta. Senza minacciarti prima. Cercare di prendere questi sfigati ingolferebbe solo i tribunali e peggio ancora darebbe vita e visibilità a quegli odiatori che in realtà un’esistenza non ce l’hanno. Liliana Segre è saggia, equilibrata e questo lo sa bene: “Sono persone per cui avere pena e vanno curate. Bisogna studiare, vedere le cose belle che abbiamo intorno, combattere quelle brutte, non perdere tempo a scrivere a una novantenne per augurarle la morte. Tanto c’è già la natura che ci pensa”.

È dunque evidente a tutti che Liliana Segre non sia assolutamente in pericolo di vita e che la scorta non difenda propriamente lei, ma una cosa più importante, cioè la salute della nostra collettività. D’altro canto, è però giusto lasciare spazio anche a chi sostiene che se si proteggesse chiunque riceve dei miseri e virtuali insulti su Facebook, vivremmo allora tutti sotto scorta.

Riccardo Chiossi