Mauro Iavarone, ucciso a soli 11 anni: il caso tra bugie e cambi di versione

Omicidio Mauro Iavarone, a distanza di 22 anni sono ancora molte le incertezze sul caso: venne ucciso con 27 colpi alla testa.

Mauro Iavarone scomparve nel nulla il 18 novembre 1998. Il giorno dopo la sua bicicletta venne ritrovata in un vialetto a distanza di pochi metri da un paesino del cassinate, Piedimonte Sangermano, dove il ragazzino abitava assieme alla madre e alla sorella. Il cadavere dell’11enne venne ritrovato il 21 novembre dello stesso anno da un netturbino a San Giovanni Incarico. Il corpo senza vita di Mauro Iavarone si trovava in una boscaglia a poca distanza dal ciglio della strada. Il medico legale disse che il decesso di Mauro fu provocato da un violento colpo alla testa, intorno alle 17:30 dello stesso giorno in cui era scomparso. Gli inquirenti passarono immediatamente al setaccio la breve vita di Mauro Iavarone, interrogando parenti e amici.

Mauro Iavarone: le ultime ore di vita

E. S., un 18enne amico di Mauro Iavarone, venne accusato di omicidio assieme ad altri individui. Secondo le dichiarazioni del giovane, dopo una giornata trascorsa in sala giochi, presso la piazza del paese e il bar, Mauro non tornò a casa. Avrebbe avuto un appuntamento. Dopo aver percorso una stradina buia, avrebbe poggiato la sua bici accanto ad un albero. Giunto nei pressi del “fontanone”, qui avrebbe trovato il suo amico E., 18enne di origine peruviana, ad attenderlo. A questo punto, l’11enne sarebbe salito sul motorino del suo amico di 7 anni più grande di lui.

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A questo punto, secondo la ricostruzione del giovane E., lui e Mauro avrebbero trovato 4 persone a bordo di una station wagon che stavano attendendo i due ragazzi, tra la via Casilina e il bivio di Castrocielo. I 4 individui erano, per la precisione: D. B., un rom 19enne che abitava nelle roulottes a poca distanza dall’abitazione di Mauro, un certo Claudio, un 14enne che viveva nello stesso condominio della famiglia dell’11enne, D., un ragazzino cugino del precitato Dennis ed un giostraio adulto. Mauro avrebbe creduto che quel posto fosse stato scelto per fare una stupidaggine in compagnia.

In auto raggiunsero una stradina isolata all’altezza di Vignarola, presso il comune di San Giovanni Incarico. Mauro, a quel punto, sarebbe sceso dall’auto assieme a C., E. e lo stesso D. Sembra che solo l’autista sarebbe rimasto nel veicolo. Mauro qui venne colpito 27 volte al cranio. Gli assassini si cambiarono i vestiti che si erano portati dietro. Uno di loro perse casualmente una scarpa che, come riportato dal sito di Chi l’ha visto? all’interno della scheda del caso, verrà ritrovata il giorno del ritrovamento di Mauro, accanto al cadavere di questi.

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I movimenti degli assassini

Dopo l’assassinio di Mauro Iavarone, i suoi killer presero direzioni diverse. Alcuni di loro si fecero vedere in paese come se non fosse accaduto nulla. Ma D. e l’autista tornarono sul luogo del delitto per simulare sul corpo di Mauro un omicidio a sfondo pedofilo. Di conseguenza, i due abbassarono i jeans ed alzarono il giubbotto fino al viso di Mauro, che oramai non respirava più. Il giovane C., legato alla vittima da amicizia, ha sempre negato tale versione. Intervistato a Chi l’ha visto? il ragazzino affermò che quel giorno sarebbe stato con D. fino fino alle 18:00 di sera. In seguito sarebbero andati a Cassino e, un’ora dopo, si sarebbero trovati presso i giardinetti e presso l’accampamento 10 minuti dopo.

A quel punto, D. sarebbe rientrato nella sua roulotte, mentre C. si sarebbe recato in piazza dove qui avrebbe trovato la vittima. Alle 19:20, C. sarebbe andato via. I magistrati, intanto, iniziarono a raccogliere prove riguardante una banda di giovanissimi dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti e a piccoli furti. Tuttavia,gli inquirenti ancora non erano riusciti a identificare il capo della banda. Secondo quanto affermato da E., questo losco individuo, tre giorni prima della morte di Mauro, avrebbe partecipato ad una perversa riunione durante la quale i presenti avrebbero deciso di uccidere l’11enne. Tutti i presunti partecipanti vennero dunque fermati, tranne D. e il conducente della Station Wagon.

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Erik e il cambio di versione

Arriviamo a dicembre 1998. Una settimana prima della sua confessione ai giudici, E. S., avrebbe dichiarato perché, in un primo momento, avrebbe cambiato più volte la sua testimonianza. Al proprietario della pizzeria presso cui prestava servizio, E. avrebbe confidato che sarebbe stato costretto da un suo amico a non parlare e, inoltre, di modificare le sue prime dichiarazioni ai carabinieri, per non far sapere che i due fossero stati insieme il giorno dell’assassinio di Mauro Iavarone. Sempre E. avrebbe escluso in maniera assoluta che ad uccidere Mauro fossero stati dei pedofili.

Anche Chi l’ha visto? cercò di dare il proprio contributo alle indagini, notando come ci fossero alcuni elementi anomali riguardo gli alibi di Claudio e D., proprio in corrispondenza sull’orario in cui Mauro sarebbe stato ucciso. C. affermò che, intorno alle 18:00, lui e il suo amico si sarebbero trovati a Cassino, dove avrebbero giocato una schedina del Super Enalotto. Assieme a C. e D. ci sarebbe stato un altro ragazzo loro amico, un certo R.C. Quest’ultimo però negò la sua presenza quel giorno. L’avvocato dei fratelli B., Antonio Fraioli, affermò che il peruviano avesse fornito dichiarazioni mendaci “per paura dei veri assassini“.

Le condanne

Sempre nel dicembre ’98, D., il ragazzo cugino di D. e di suo fratello F., si costituì. Gli inquirenti, di conseguenza, iniziarono ad analizzare il suo alibi. Arriviamo quindi all’aprile del 2001. Dinanzi alla corte di assise di Cassino si concluse il processo per l’omicidio di Mauro Iavarone. Le condanne furono le seguenti: ad E. S. vennero dati 20 anni di carcere, mentre D. B. venne condannato all’ergastolo. I giudici decisero per l’assoluzione di F. B. e P. D.S., altro nomade di 25 anni entrato nell’inchiesta. I due vennero considerati fuori dal caso, in quanto gli elementi a loro carico erano viziati da contraddizioni palesi e, peraltro, non sufficienti a poter procedere nei loro confronti.

E. S. è ora in libertà

Dopo aver scontato la sua condanna a 20 anni, E. S. è tornato libero lo scorso anno, facendosi peraltro un profilo su Facebook. Come si legge da un articolo del Corriere della sera messo online il 29 giugno 2019, E. avrebbe sentito il bisogno di comunicare la sua “rinascita” tramite la creazione di una pagina sul social di Mark Zuckerberg. La pagine in questione non risulta (all’apparenza) online su Facebook al giorno d’oggi. Come avatar, E. aveva utilizzato l’immagine di un cavaliere cristiano con un elmo in testa, accompagnata da una didascalia, che altri non che una celebre frase di Gesù: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”.

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Marco Della Corte
Marco Della Corte
Sono nato a Capua (Caserta) il 4 agosto 1988. Da sempre amante, della letteratura, giornalismo, mistero, musica e cultura pop (anime, manga, serie tv, cinema e videogames). Ho mosso i primi passi su testate locali come Il Giornale del Golfo e la Voce di Fondi, per poi passare a testate più mainstream come Blasting News, Kontrokultura e Scuolainforma. Regolarmente iscritto presso l'ODG Campania come pubblicista, sono laureato in Filologia classica e moderna. Attualmente insegno come docente di materie umanistiche tra liceo classico e scientifico. Ah, dimenticavo: la cronaca nera è il mio pane quotidiano!