Mosca condannata da CPA a risarcire 50 miliardi di dollari ad azionisti Yukos

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CPA condanna il Cremlino al risarcimento di Group Menatep, il principale azionista di Yukos, di cui era a capo l’oligarca russo Mikhail Chodorkovsky. La società accusa Mosca di aver elaborato artificialmente le prove incriminanti

Mosca/L’Aia- La Corte Permanente di Arbitrato (CPA) -organizzazione internazionale sita presso l’Aia(Paesi Bassi) con il fine preminente del risolvere le controversie fra Stati- ha condannato l’esecutivo russo al risarcimento di 50 miliardi di dollari agli azionisti della ex azienda petrolifera russa Yukos, smantellata nel 2003 in seguito a delle aspre vertenze provocate dai molteplici problemi con il fisco.

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La Russia viene imputata dell’esproprio di attività operativa. Dopo l’arresto del CEO(amministratore delegato) ed azionista di riferimento Michail Chodorkovskij -avvenuto il 25 ottobre 2003, all’aeroporto Tolmachevo- accusato di frode fiscale, bancarotta fraudolenta, evasione fiscale e produzione di false documentazioni; la società cadde in un baratro senza fondo, che la condurrà inevitabilmente alla dilapidazione.

Nel 2004, Chodorkovsky, dopo essere stato condannato a nove anni di reclusione -pena commutata successivamente ad otto anni- fu costretto, per saldare i debiti con il fisco, a mettere all’asta parte dell’impresa che controllava, la Yuganskneftegaz per l’appunto, (pari ad oltre il 60% del valore totale della holding), la quale con delle compravendite poco cristalline finirà successivamente nelle proprietà dell’azienda pubblica petrolifera Rosneft (compagnia appartenente in maggioranza al Governo russo).

I 50 miliardi di dollari rappresentano in realtà la metà di quanto l’accusa chiese in risarcimento: 100 miliardi dollari. Il Group Menatep incolpa il Cremlino di aver falsificato le prove che attesterebbero l’effettiva frode fiscale e che condussero alla dichiarazione di bancarotta della società.

L’azienda, nata dall’atto esecutivo di fusione di due compagnie sovietiche: YUganskneftegaz e KuibyshevneftOrgSintez, è parte di una fase intricata dell’economia e politica russa. Quella che, negli anni ’90, è passata alla storia come la “Svendita dell’Economia di Stato“. Durante la presidenza fra il 1991 ed il 1999 di Boris N. Eltsin, in seguito alla deposizione di Gorbačëv e caduta dell’ U.R.S.S., si diede origine ad una politica in cui si predicava fondamentalmente la necessità di privatizzazioni radicali e liberalizzazione dell’economia russa.

L’ascesa al potere di Eltsin fu favorita, per di più, da quelli che vennero poi definiti gli “oligarchi dell’economia russa” -questione riportata recentemente alla ribalta da Vladimir Putin, durante le elezioni del 2012-  tra i quali lo stesso Chodorkovsky, fondatore della banca privata Menatep fallita nel 1999( all’epoca della Crisi Asiatica del 1997-1999),tramite la quale riuscì presto a prendere il controllo della Yukos, divenendone il maggiore azionista. L’oligarca mise a disposizione di Eltsin fondi consistenti, in occasione dell’elezioni del 1996 e sotto la cui egida riuscì ad operare, facendo crescere la produzione e le vendite dell’azienda, le cui azioni passarono dai 67,5 dollari dell’agosto 1999 ai 138 del luglio 2000.

Ciò nonostante, con la politica economica di Vladimir Putin tesa ad annientare il potere delle holding, per concentrarlo interamente nelle mani dello Stato, il magnate russo cadde in disgrazia.

Chodorkovsky, fu rilasciato nel 2013, per via dell’amnistia concessa dalla Duma ( il suo caso fu denunciato persino da Amnesty International, che ne contestò le irregolarità dei processi a cui fu sottoposto), per recarsi poi in Germania, dove ad oggi risiederebbe.

La società che ha citato in giudizio il Cremlino, la GML, sorta dalle ceneri del Group Menatep, è ora guidata da Leonid Nevzlin (uomo d’affari fuggito in Israele posteriormente a quanto accaduto a diversi “oligarchi” russi), il quale possiede una quota del 70% .

Dopo le aspre sanzioni europee a cui fu sottoposta lo scorso 17 luglio, la Rosneft si vede di nuovo coinvolta in un contenzioso di carattere internazionale. La compagnia petrolifera, è fra le più quotate in borsa, effettua operazioni di estrazione e produzione in Siberia, Russia meridionale, Mar Nero, Kazakhstan, Algeria, Venezuela ed ha momentaneamente aperti degli accordi con Cuba. Inoltre, detiene una quota del 21% delle azioni della Saras, società di raffinazione del petrolio e produzione energetica di proprietà della famiglia Moratti.

In seguito alla sentenza della Corte dell’Aia, Sergei Lavrov, Ministro degli esteri russo, ha esposto la volontà di Mosca di far ricorso contro la delibera del giudice.

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