Nessuno in piazza per gli studenti di Hong Kong

Si manifesta per una suggestione improbabile e si tace per i drammi reali

Scontri tra la Polizia e i manifestanti

In questi giorni assistiamo alla fine di una rivolta pacifica contro la dittatura comunista cinese. Siamo testimoni di cosa è accaduto ad Hong Kong con le sue sfilate di protesta e la repressione degli studenti asserragliati all’Università e fatti sfilare come criminali, dopo essere stati catturati dalla Polizia. Sicuramente la vita di questi giovani sarà segnata indelebilmente: hanno avuto il coraggio di sfidare la dittatura comunista. Forse saranno condannati a trascorrere del tempo in carcere. Forse alcuni saranno fucilati per alto tradimento, con la famiglia che dovrà pagare il costo dei proiettili usati dalla Giustizia del Popolo. Forse non troveranno uno straccio di lavoro in futuro, perché nessuno vorrà avere in casa un tizio schedato e che continuerà ad essere controllato dalla Polizia Politica. Nessuno in piazza per gli studenti di Hong Kong.

Le stesse cose accadute nel blocco sovietico

Abbiamo già visto questo film, anche se in minimissima parte. Nell’Unione Sovietica accadevano le stesse cose, ma in Occidente non si aveva notizia o, se arrivava qualche denuncia, era minimizzata, perché strumentalizzata dall’Impero del Male: gli Stati Uniti. L’Italia esibiva il Partito Comunista più importante d’Europa, fuori dalla Russia, e nella continua ricerca di porre in essere il Socialismo reale, non si poteva dare credito che, dove si era realizzato, la gente spariva nei gulag e moriva. Quelli ancora convinti che il “Capitale” di Marx era la soluzione a tutti i problemi, risponderanno che la Russia ha tradito quegli ideali e in Italia sarebbe stato diverso, un comunismo in salsa mediterranea. Non ne abbiamo avuto la prova di conferma e, per quanto mi riguarda, preferisco non averla ricevuta.

La libertà non si baratta con nulla

Il muro di Berlino è crollato, ma abbiamo ancora la Cina a dimostrare dove conducono certe teorie apprezzabili, forse, solo sulla carta, come esercizio filosofico. Dico “forse” perché non si baratta la libertà individuale per un posto in fabbrica e due camere in un modulo prefabbricato di cemento armato, dove a volte toccava condividere l’appartamento con un’altra famiglia. Basta fare un salto in Russia, per vedere interi quartieri con questi mostri architettonici, grigi e senza balconi, squadrati e anonimi come la più povera delle bare.
La libertà non si baratta con nulla: è il bene più prezioso che possa possedere l’Uomo.

Le democrazie occidentali hanno avuto paura di condannare la repressione

Ma tornando alla protesta di Hong Kong, il Mondo, sostanzialmente, se n’è fregato, timoroso di compromettere affari con la ricca Cina, che oggi ha le mani in pasta ovunque, oppure non vuole condannare apertamente il proprio passato ideologico riconducibile al presente. Al di là dei servizi giornalistici che hanno dato notizia, immagino debitamente decantata dalle immagini più compromettenti, i governi democratici hanno taciuto. Non hanno assunto chiare posizioni di condanna con sanzioni severe. I cittadini hanno fatto ancora meno, delle vuote parole di circostanza di qualche presidente della Repubblica o del Consiglio.

Piazze vuote per i drammi reali

Infatti, andiamo tutti in piazza con la sardina di cartone in mano per manifestare contro il pericolo “Salvini”, portatore di dittature prossime e previste se andrà al governo (come tuona l’economista Cazzola), ma neppure uno ha sfilato in segno di solidarietà per chi la dittatura vera e non immaginata la stava combattendo in quello stesso momento. Strana umanità, la nostra: ci accaloriamo per delle suggestioni e non protestiamo per il futuro incerto dei dipendenti dell’Ilva, della Whirpool, di Alitalia, per lo sperpero di 6 miliardi per il MOSE, mentre la marea sommerge Venezia e la salsedine la distrugge, per tutte le ingiustizie alle quali assistiamo tutti i sacrosanti giorni. Forse perché non siamo noi a ritrovarci senza lavoro, con il negozio distrutto o una ferita nel cuore per una memoria artistica svanita per sempre.

Massimo Carpegna

Iweblab