Origine artificiale del Covid-19, la giravolta strategica di Biden

Cambio di rotta sulla possibile fuga del virus dal laboratorio di Wuhan. Joe Biden si allinea ai sospetti del predecessore e invoca un'indagine definitiva

L’origine artificiale del Covid-19 è stata fino ad oggi “altamente improbabile”, secondo l’Oms, ma i crescenti indizi e le esigenze geopolitiche impongono una giravolta strategica a Biden, che punta all’improvviso il dito contro la Cina e scatena le ire di Pechino, sconfessando di fatto la versione scientifica ufficiale.

Il cambio di rotta della Casa Bianca

Il presidente Joe Biden si è allineato al suo predecessore Donald Trump e ha chiesto all’intelligence di raccogliere informazioni certe sulla possibile origine del Covid-19 nel laboratorio di Wuhan. Le polemiche sono esplose, soprattutto perché gran parte dei media accoglie l’iniziativa di Biden con estrema considerazione, dopo aver snobbato per un anno i sospetti del Tycoon. A questo riguardo, il direttore del Tgcom 24 Paolo Liguori si è tolto qualche sassolino dalle scarpe:

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Le informazioni in mio possesso dal 25 gennaio 2020 non mi erano apparse in un incubo notturno, ma mi erano state fornite proprio da quelle fonti di intelligence alle quali oggi si chiedono notizie. E non erano fonti univoche, ma di diversi Paesi: Usa, Israele, Australia, Taiwan, sapevano e sospettavano e avevano parlato con informatori cinesi, anche tecnici di Wuhan. E, in Europa, almeno Francia e Gran Bretagna sapevano e i servizi segreti tedeschi avevano informato di qualche sospetto la signora Merkel.

Notizie e dossier sul virus da laboratorio sono uscite sul Washington Post e su altra stampa americana e, via via, fino al WSJ, alla Fox, alla Nbc. E sono stati pubblicati, nel corso dell’anno, i pareri del professor Montaigner (che ha lavorato a Wuhan) e i dossier di Le Monde e Le Figaro e le pubblicazioni del Daily Mail e infine la Cnn, con il vaso di Pandora a Wuhan”.

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La strategia comunicativa dell’era Biden

Cambio netto di opinione anche per il virologo americano Anthony Fauci che, dopo aver sconfessato Trump per mesi, affermando che l’evidenza scientifica escludeva la natura artificiale del virus, adesso dichiara l’opposto: “Non sono convinto che il Covid 19 abbia origine naturale. Penso che dobbiamo continuare ad indagare su cosa sia successo in Cina fino a  quando troveremo le risposte più esatte“.

Nel frattempo, il Wall Street Journal ha riportato notizie provenienti dai servizi segreti, diffuse probabilmente per sostenere la giravolta strategica di Biden sull’origine artificiale del Covid-19, in base alle quali tre ricercatori del laboratorio di virologia di Wuhan erano già ammalati e ricoverati nel novembre 2019 con sintomi di tipo Covid, prima che la Cina annunciasse ufficialmente la malattia a fine dicembre.

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L’analisi di Dario Fabbri

Dario Fabbri, analista geopolitico di Limes spiega che gli americani giocano una partita a tutto campo per contenere la Cina e, questo ha spinto il presidente Joe Biden ad allinearsi al predecessore, dopo aver fatto per mesi il paladino della scienza in polemica con il Tycoon, per tre motivi tattici che sono alla base della sua giravolta strategica, sull’origine artificiale del Covid-19:

  • Accusare la Cina di aver creato, volontariamente o meno, il virus è una reazione all’accusa rivolta da Cina e Russia agli Usa di aver agito in modo egoistico per raggiungere l’immunità di gregge, prima di fornire i vaccini ad altri Paesi
  • Gli Stati Uniti vogliono accreditarsi come superpotenza sincera e sensibile al benessere generale, creando una sorta di “impero” migliore di quello cinese nella sfida globale e contenere la propaganda avversaria, mentre la Cina è un partner economico di crescente importanza che però non gode di altrettanta fiducia internazionale
  • Accusare la Cina, e provarne la responsabilità nella fuga del virus, significherebbe dimostrarne il dilettantismo e la pericolosità, smantellando il mito di grandezza tecnologica che la Cina persegue da anni, per dimostrarsi all’avanguardia in tutti i settori, dall’informatica alla medicina, fino all’intelligenza artificiale.

Supplemento d’indagine e dubbi da chiarire

In questo scontro geopolitico, fa quindi comodo ai democratici americani imporre un cambio di rotta, chiedendo un’indagine definitiva e Biden ha imposto all’intelligence di arrivare a una conclusione certa entro l’estate, pur sapendo che le autorità cinesi non collaboreranno.

In ogni caso, gli interrogativi da chiarire sono tanti e il laboratorio di Wuhan ha studiato soprattutto i coronavirus prelevati dai pipistrelli ma, come spiega Federico Giuliani, collaboratore di Inside Over, numero e natura dei patogeni sono sconosciuti e i dati che indicizzano i virus, vivi o sotto forma di sequenze genetiche, non si trovano.

Shi Zhengli, una delle virologhe più famose della Cina e grande esperta di coronavirus, conferma che la scomparsa dalla rete dei dati in questione sarebbe avvenuta per non meglio specificati “motivi di sicurezza”, in seguito ad attacchi informatici sferrati contro la struttura che, curiosamente, è sotto la supervisione militare e, di conseguenza, del leader Xi Jinping, in qualità di segretario generale del comitato Centrale del partito comunista e presidente della Commissione militare centrale cinese.

I crescenti sospetti americani

David Asher, ex consulente del governo americano, punta il dito sull’atteggiamento cinese e si domanda perché Pechino si comporti in modo così sospetto se non ha niente da nascondere: ” La fuga da un laboratorio non è certa al 100%, ma a questo punto è la sola ipotesi che abbia un senso e che sia coerente con le informazioni in nostro possesso” quindi le autorità cinesi, con molta probabilità, avrebbero tentato di controllare un incidente in laboratorio nell’ottobre 2019, o forse anche prima, ma senza riuscirci.

Alcuni osservatori ricordano che esistono collaborazioni internazionali tra Cina e Usa e due laboratori in Texas e Carolina del Nord svolgono ricerche sui coronavirus dei pipistrelli in collaborazione con Wuhan, tuttavia resta da chiarire se davvero la Cina ha condiviso tutte le informazioni scientifiche e il fatto che gli Usa insistano a voler approfondire, potrebbe far pensare il contrario.

Lo studio pubblicato dal Daily Mail

Un ricerca in via di pubblicazione su Quarterly Review of Biophysics, rivista online curata dall’università di Cambridge, alimenta i sospetti. Gli autori dello studio sono l’oncologo britannico Angus Dalgleish, docente presso l’università di Londra e ricercatore per le cure anti Hiv, e il virologo norvegese Birger Sørensen.

In base ai loro risultati,l’agente patogeno nasce nel corso di esperimenti di “guadagno di funzione“, o mutazioni attivanti. Questi esperimenti sono proibiti in molti Paesi, anche negli Stati Uniti, e consistono nell’alterare il genoma dei virus per ottenerne di più infettivi. Nel caso specifico, i ricercatori cinesi sarebbero partiti da un coronavirus dei pipistrelli per manipolarlo fino a ottenere la proteina Spike, che lo ha trasformato nel Sars-Cov-2.

La dimostrazione dell’origine artificiale si troverebbe nella catena di quattro e più aminoacidi (molecole organiche) nella proteina Spike, in grado di legarsi come un magnete alle parti caricate negativamente delle cellule umane e, da questa caratteristica speciale, i due ricercatori hanno concluso: “In natura, difficilmente si trovano anche solo tre aminoacidi positivi insieme, dato che si respingono. Quattro è decisamente improbabile. Le leggi della fisica stabiliscono che non puoi avere quattro amminoacidi carichi positivamente di fila. L’unico modo per ottenerlo è se lo produci artificialmente“.

Il mistero delle 13 sequenze scomparse

Il Wall Street Journal rivela che le prime 13 sequenze Covid, relative ai primi casi di malattia in Cina, sono state cancellate da un database Usa per volontà del ricercatore cinese, autore dello studio, per motivi di aggiornamento scientifico. L’istituto americano ha accolto la richiesta, perché i ricercatori che depositano i dati ne detengono anche i diritti e quindi possono ottenerne la rimozione.

Tuttavia, il virologo americano Jesse Bloom, del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, ha ricuperato i file cancellati da Google Cloud dopo lunghe ricerche online e ricostruito le sequenze relative a pazienti ricoverati a Wuhan tra gennaio e febbraio 2020. Il risultato del lavoro di Bloom rivela che le 13 sequenze rendono il virus iniziale molto più simile al Coronavirus del pipistrello, ma sono assenti nel Sars-Cov-2 che si è poi diffuso nel mondo.

Il parere di Andrea Crisanti

Secondo il microbiologo Andrea Crisanti, intervistato dal Quotidiano Nazionale, lo studio di Bloom non prova che il Covid nasca in laboratorio come un’arma biologica, dato che si deve tenere conto del processo evolutivo che il virus ha avuto nell’uomo, ma lo specialista non si spiega le motivazioni scientifiche che hanno spinto il ricercatore cinese a chiedere la cancellazione delle 13 sequenze in questione, non esclude che il virus sia sfuggito per errore dal laboratorio di Wuhan e non considera la Cina affidabile:

Questa domanda (della fuga dal laboratorio N.d.R.) offre lo spunto per una riflessione sull’esistenza di laboratori che manipolano virus altamente pericolosi e che invece di rispondere ai ministeri della Sanità fanno capo a quelli della Difesa o degli Interni… È un problema generale: se esiste un laboratorio c’è anche la possibilità che il contenimento dei virus non sia del 100%. Il rischio c’è sempre.

Pechino è responsabile per non averci detto che il virus si trasmetteva da uomo a uomo. Ha sempre nascosto informazioni che avrebbero potuto cambiare il modo in cui abbiamo combattuto il virus a livello globale. Se ammettesse tutto, avrebbe troppe domande a cui dover rispondere. Tacendo ha invece consentito ai suoi cittadini e alle sue merci di poter continuare a viaggiare. Sarebbe importante se si scoprisse che (il virus) è uscito da un laboratorio che risponde al ministero della Difesa“.

La vicenda si tinge di intrigo internazionale

Su origine artificiale del Covid-19 e giravolta strategica di Biden, cala anche un’atmosfera da intrigo internazionale, rivelata dal sito Spy Talk e rilanciato dai media, a partire dal Daily Mail, secondo il quale Biden avrebbe chiesto indagini definitive dietro alle rivelazioni di Dong Jinwei, vice ministro cinese con un passato nell’intelligence, che sarebbe fuggito negli Usa con la figlia, portandosi dietro documenti scottanti sull’istituto di virologia di Wuhan. Pechino sta già tentando di rimpatriarlo, ma senza successo.

Una notizia così esplosiva, coperta ovviamente da massimo riserbo, attende ancora conferme ufficiali, ma la Cina teme comunque di finire nell’occhio del ciclone, se si provasse la sua responsabilità, perché sarebbe alle prese con una bufera politica senza precedenti e richieste di risarcimenti miliardari che fioccherebbero da mezzo mondo.