Preoccupante situazione per i vaccini antinfluenzali

Le Regioni hanno proceduto all'acquisto in ordine sparso e alcune sono in notevole ritardo. L'influenza stagionale sarà scambiata per Covid-19 con la conseguenza di mettere in emergenza il sistema sanitario

Un dato certo è che il Covid-19 e l’influenza stagionale si presentano con gli stessi sintomi. È un fatto altrettanto certo che, se un gran numero della popolazione è vaccinata contro la solita febbre che ci colpisce ai primi freddi, coloro che la propongono ugualmente hanno probabilmente contratto il coronavirus. Considerato che questo semplice ragionamento è alla portata di tutti, anche non esperti di pandemie o di politiche sanitarie, ne consegue che molti Stati si sono mossi con tempestività per acquistare il vaccino anti-influenzale nel più alto numero di dosi, così da proteggere gran parte della popolazione. E l’Italia? È pronta?

L’interrogazione del Senatore Aimi

Il Senatore Enrico Aimi di Forza Italia pubblicò il 30 luglio questo comunicato: «È facilmente prevedibile che, con l’arrivo dell’autunno, saremo costretti ad affrontare una nuova situazione d’emergenza. Il governo ha pertanto il dovere d’informare i cittadini sulle iniziative volte a garantire all’Italia la gestione di una nuova eventuale ondata del coronavirus. Ho presentato dunque un’interrogazione al ministro della Salute per chiedere conto innanzitutto dello stato della ricerca sul vaccino anti-Covid che, secondo autorevoli fonti, è in una fase avanzata. Sarà inoltre fondamentale assicurare un numero sufficiente di vaccini anti-influenzali per la prossima stagione, dato che si prevede una richiesta di vaccinazioni superiore di tre volte rispetto agli altri anni. Per evitare poi che i Pronto soccorso siano presi d’assalto da coloro che possono scambiare per Covid un’influenza stagionale, sarebbe opportuno predisporre un protocollo ad hoc, affinché questi luoghi non diventino veicolo di infezione. È altresì indispensabile che il ministero valuti la possibilità di puntare anche sul potenziamento dell’immunità innata, che ha permesso al genere umano, in epoche pre-vaccinali e pre-antibiotiche, di sopravvivere. ».

In sintesi, il richiamo del Senatore due mesi fa era: se non ci muoviamo subito per recuperare vaccini antinfluenzali, saranno problemi seri per la compresenza dell’influenza stagionale, che sarà scambiata per Covid-19 e rischia di mettere sotto pressione un sistema sanitario già fragile. Altre nazioni lo stanno facendo.
Avremo vaccini per tutti? Bella domanda! Assai meno bella la risposta.

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Le linee del governo

Secondo le linee guida del Governo, le dosi dovrebbero essere a disposizione e gratuitamente dal primo ottobre per alcune categorie e a pagamento per tutti gli altri. Le Regioni hanno proceduto all’acquisto in ordine sparso e pare che il vaccino non sarà disponibile prima della fine ottobre/inizio novembre. Quali sono queste categorie? Sono i soggetti dai 6 mesi ai 65 anni di età affetti da patologie, tutte le forze dell’ordine e sanitarie e il mondo degli allevatori. Il Ministero, che ha invitato le Regioni a predisporre le gare quanto prima, ha anche raccomandato d’iniziare le campagne vaccinali a partire dai primi giorni di ottobre.

Una situazione caotica

Tuttavia, le situazioni sono molto difformi da Regione a Regione e così è stata spiegata da Fabrizio Pregliasco, presidente nazionale Anpas: «Il problema è che le dosi, in termini di produzione, sono state decise a febbraio. La produzione è contingentata da quello che si decide a dicembre di ogni anno. I contratti li stipulano, a seconda della Regione, le centrali di acquisto, agenzie di servizi, Ats o Asl. Adesso il tentativo è di colmare il gap comprando all’estero, ma è molto difficile. Purtroppo non c’è stato un coordinamento di acquisto nazionale, ma le Regioni sono andate in ordine sparso. Questo fa sì che possano esserci Regioni, che si sono mosse prima e meglio , che avranno tutti i vaccini necessari, e Regioni cui mancheranno».

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Non c’è stato un coordinamento di acquisto nazionale

Quindi, il problema è che “non c’è stato un coordinamento di acquisto nazionale” in tempi opportuni e alcune Regioni si troveranno in una situazione di difficoltà, che potrebbe inficiare la gestione previdente di altre. Potremmo recuperare i vaccini mancanti all’estero? Sempre per Pregliasco è un’ipotesi con poche speranze ed è spiegata in questo modo: «È un’opportunità quasi nulla. I vaccini vengono prodotti da uova embrionate di pollo. Sono uova che non si trovano facilmente sul mercato, ma vanno pianificate. Si sta cercando disperatamente qualcosa che semplicemente sul mercato non c’è».

Morale della favola: incrociamo le dita e speriamo che tutti i Santi patroni ci proteggano.

Massimo Carpegna

Massimo Carpegna
Massimo Carpegnahttp://www.massimocarpegna.com
Docente di Formazione Corale, Composizione Corale e di Musica e Cinema presso il Conservatorio Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Scrittore, collabora con numerose testate con editoriali di cultura, società e politica.