Raid israeliano in Siria: morti quattro consiglieri militari iraniani. L’ex premier Barak critica pesantemente Netanyahu

L'ex premier vede nelle elezioni anticipate l'unico modo per risollevare la politica israeliana, A Damasco intanto sono stati uccisi quattro consiglieri militari iraniani

Un raid israeliano ha colpito un edificio della capitale siriana di Damasco, uccidendo quattro persone identificate come consiglieri militari delle Guardie Rivoluzionarie iraniane di stanza in Siria. I feriti causati dell’attacco sarebbero invece cinque.

L’attacco missilistico, riporta l’agenzia siriana SANA, ha colpito un edificio residenziale del quartiere di Damasco, Mazzeh, che le guardie rivoluzionarie iraniane usavano presumibilmente come centro di attività di intelligence. Quest’ultima ipotesi è stata confermata da una fonte a conoscenza dei fatti ascoltata dall’emittente Al Jazeera: secondo la fonte nell’edificio era presente un’unità di intelligence della IGRC, formata principalmente da un alto funzionario delle Forze Quds e un suo vice. Oltre a questi, nell’edificio erano presenti anche forze militari siriane, hanno riferito le stesse Guardie Rivoluzionarie in una breve dichiarazione.

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A colpire l’edificio sarebbero stato quattro missili provenienti, riferisce la tv di stato iraniana, specificando che il violento attacco ha completamente distrutto l’edificio, ubicato tra l’altro in un quartiere della città molto popolato e in cui sono presenti ambasciate di paesi come Libano e una sede dell’aeronautica siriana. Più tardi l’agenzia di stampa iraniana IRNA ha anche diffusi i nominativi dei consiglieri militari delle IRGC, senza far riferimento ai loro gradi militari: Hojjatollah Omidvar, Ali Aghazadeh, Hossein Mohammadi e Saied Karimi. L’attacco di Tel Aviv sul suolo siriano, arriva a distanza di un mese da un altro che aveva preso di mira il principale generale iraniano dell’IRGC, Razi Mousavi, nella sua residenza vicino a Damasco. Mentre pochi giorni fa Teheran aveva effettuato raid a Erbil, capitale de facto del Kurdistan iracheno, contro centri di spionaggio controllati dal Mossad.

Intanto, dopo che nella giornata di giovedì il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ammesso che la guerra proseguirà a oltranza e che non vi è alcuna possibilità per la nascita di uno stato palestinese, l’ex premier israeliano Ehud Barak ha criticato l’attuale governo di emergenza, asserendo in un articolo pubblicato su Haaretz che “in assenza di un obiettivo realistico, finiremo impantanati nel pantano di Gaza, combattendo contemporaneamente in Libano e in Cisgiordania“. Per quanto riguarda Netanhyahu, il cui governo come afferma Barak è tenuto in vita dai ministri di estrema destra Ben Gvir e Smotrich, l’ex premier lo ha accusato di ostacolare un piano per la Striscia di Gaza per il dopoguerra, voluto in particole modo dagli Stati Uniti e che è stato oggetto di una recente conversazione telefonica tra Biden e lo stesso Netanyahu, assieme alla formazione dello stato palestinese che Israele continua a negare in tutti i modi, malgrado la pressione internazionale.