Renzi: sto con la Francia, ma Italia rispetterà i vincoli di bilancio.

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Dopo la Francia, anche l’Italia, perlomeno a parole, si ribella alla dura linea dettata dall’UE sui bilanci nazionali. 

Il rifiuto francese ad adottare nuove misure di austerità espresso ieri da Parigi, tramite le parole del ministro delle finanze Sapin che rimanda il rientro nel 3% deficit/PIL al 2017, ha scatenato l’immediato intervento della cancelliera tedesca Angela Merkel che dalla Germania replica: “la crisi non è finita e i Paesi devono fare i loro compiti a casa per il loro benessere” ricordando che la crescita non può prescindere dal patto di stabilità. Toni decisi, come ci si poteva attendere, nella risposta di Berlino alla clamorosa decisione francese.

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Nella sfida alle politiche di austerity per risanare i conti pubblici si inserisce il presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi, quest’oggi in visita al premier inglese David Cameron a Londra: “Rispetto la decisione di un paese libero e sovrano come la Francia: nessuno può trattare gli altri paesi membri come si trattano degli studenti. Sono dalla parte di Hollande”. Ma, commentando le decisioni della Francia riguardo ai conti e al vincolo di bilancio, Renzi continua assicurando che “Per l’Italia la situazione è diversa: rispetterà il vincolo del 3%”. Una mezza ribellione quindi, quella di Renzi a Bruxelles e al rigore del “metodo Merkel”, che consolida l’appoggio ad Hollande senza però rifiutare le strette condizioni imposte dalla UE.

E’ comunque evidente che l’Europa necessiti di un netto cambiamento e distacco dalle politiche di austerità, non più molto gradite.

Anche David Cameron incontrando Renzi sottolinea che “Abbiamo bisogno di un cambiamento in Europa” che deve essere “più flessibile” o meglio, come ha detto Renzi, “più smart”. Alla voce del capo del governo Italiano si aggiunge poi quella del Sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, Graziano Delrio: “L’Italia ha già fatto i compiti a casa, ora basta con l’austerità”. Per Delrio l’austerità ha terminato il suo ciclo ed è venuto il momento di una nuova fase, cambiare passo e aprire a un percorso di crescita. Roma e Parigi si muovono in accordo nella stessa direzione dichiarando aperto il conflitto politico con la Germania ma, come afferma il commissario agli Affari economici europei Katainen, l’Europa non cederà di un millimetro sulla politica del rigore e  Francia e Italia devono continuare a seguire l’austerity. Fra qualche settimana si insedierà la nuova Commissione e Katainen sarà sostituito agli Affari economici dal socialista francese Moscovici che si è espresso sul suo prossimo incarico: “non possiamo accettare un altro anno a crescita zero, quindi mi adopererò per il piano di investimenti di Juncker perché la Ue ha urgentemente bisogno di investimenti per creare nuova occupazione”. “Bisogna agire insieme sia su riduzione del deficit che sulla crescita”. Ma il sostenitore del rigore finlandese Katainen manterrà il fiato sul collo a Moscovici con una vicepresidenza molto pesante e delega alla crescita e al lavoro, avendo, praticamente, il potere di coordinamento sugli Affari economici.

Resta da chiedersi quale sia la “diversa” situazione Italiana per cui crescita e Stabilità possano coesistere e portare alla tanta agognata ripresa.

Napolitano, nell’incontro con il direttivo della Bce a Napoli, ha cercato di stemperare le tensioni sottolineando che “L’Italia supererà le sue debolezze ma la sfida numero uno è quella di aprire un nuovo sentiero di forte e sostenibile crescita in Europa”.

Ben più rilevante da ieri riecheggia l’avvertimento del ministro dell’Economia italiano Padoan con l’aggiornamento del Documento di economia e finanza.:La Caduta del  Pil Italiano è superiore a quella verificatasi durante la Grande depressione del ’29. “L’area dell’euro è a un bivio, occorre muovere con decisione su più fronti nella consapevolezza che in assenza di una ripresa robusta la tenuta del tessuto produttivo e sociale risulterebbe a rischio, la ricchezza delle famiglie minacciata, le prospettive dei giovani compromesse”. Dal canto suo l’Italia mette un punto fermo sugli impegni presi garantendo fin da ora che se non ce la farà nel 2015, l’anno successivo i soldi mancanti saranno chiesti ai contribuenti e scatteranno in automatico gli aumenti dell’Iva e delle altre imposte indirette per un controvalore di 12,6 miliardi sul 2016, 17,8 miliardi nel 2017 e 21,4 miliardi nel 2018. Il documento, fa slittare il pareggio di bilancio al 2017 e punta e sui tagli di spesa, che andranno ad intaccare ulteriormente il già atterrito welfare dello stivale.

Il pareggio di bilancio, quindi, sembra destinato al rinvio, e maggiore importanza assumono le riforme, tra cui la tanto attesa Jobs Act. Insomma, nulla di troppo diverso da quello che si era visto negli scorsi anni a partire dal governo Monti. Un Paese l’Italia destinato nel passato, nel presente e nel prossimo futuro, ad essere crocifisso dalla pressione fiscale, dai tagli,  dalla disoccupazione e dai sacrifici chiesti ai cittadini pur di mantenere gli obblighi ad aderire ai vincoli di Stabilità piuttosto che rivedere gli accordi finanziari ed economici dell’Unione Europea. Unione Europea nata per una costruttiva collaborazione politica ed economica fra gli stati membri che sta risultando sempre più un campo minato di interessi nazionali.